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 Insegnamenti (2)

  

La Comune è stata la più grande festa del 19° secolo.
Alla base di essa si trova la convinzione degli insorti di essere divenuti
padroni della loro propria storia.

La Comune non ha avuto capi. E questo in un periodo
storico nel quale l’idea che fosse necessario averne dominava completamente il
movimento operaio.

L’esperimento della Comune di Parigi rimane, nonostante la sconfitta,
un’esperienza assolutamente valida per gli insegnamenti che da essa possono
trarre anche le attuali forze rivoluzionarie. Un filo ideologico parte infatti
dalla
Comune e la
lega all’occupazione armata delle fabbriche in Italia agli inizi del ‘900, alla
lotta dei Machnovisti in Ucraina, alla ribellione di Kronstadt,
all’autogestione e alle Comuni agricole organizzate dalla CNT-FAI in Spagna
durante la guerra civile, alla comunità La Cecilia nello stato brasiliano del
Paranà fino ad arrivare a Cristiania in Danimarca.

Tale filo conduttore si determina
in una parola, in una esperienza storica in cui si configura l’essenza stessa
del socialismo: autogestione.
Autogestione a tutti i livelli da parte del
popolo in lotta, di ogni strumento rivoluzionario e di
organizzazione sociale.

Marx nel 1871 fu costretto dalla forza degli eventi a
sottoscrivere in termini entusiastici il federalismo anarchico dei Comunardi proprio mentre, in seno all’Internazionale, tendeva invece a centralizzare,
all’interno del Consiglio Generale di Londra, la struttura del movimento
operaio contrapponendosi ai bakuninisti. Così
il Lenin
pseudo-libertario di «Stato e Rivoluzione»
fortemente influenzato dal movimento libertario che si sviluppava
sul territorio
sovietico, assume un’ambiguità sconcertante circa la concezione della società
rivoluzionaria, salvo poi a rimangiarsi tutto, riproponendo i termini del
«centralismo democratico», ponendo così le basi della involuzione politica del
movimento proletario russo, dello sterminio di tanti compagni sinceramente
rivoluzionari, dello stalinismo e del revisionismo contemporaneo, come logica
conseguenza di ogni struttura burocratica e gerarchica.

Così fallisce l’esperienza
centralizzatrice del Partito
rivoluzionario come astrazione dalla classe operaia
allo stesso modo che lo Stato lo è nei confronti della società.

È questa l’indicazione che nasce
dall’esperienza comunarda.

È questa la concreta proposta di «azione
diretta
» che gli anarchici, i sinceri rivoluzionari con le loro lotte
autonome, autogestite, continuamente slegate dai vertici sindacali e dai
partiti riformisti traditori della classe operaia, fanno oggi a tutto il
movimento popolare anti
capitalista,
antimperialista e antirevisionista contemporaneo, sulla traccia libertaria
iniziata nel 1871 con la
Comune di Parigi.

Se si pensa che tutto questo ed altro, specie nel campo
dell’istruzione, delle biblioteche, della lotta contro la chiesa, della
propaganda a mezzo dei giornali, fu compiuto in appena 72 giorni, ci si rende
conto che la produttività fu massima e che ognuno fece quando ha potuto ed
anche di più. Ci furono, naturalmente, delle eccezioni che vennero comunque
circoscritte ed eliminate dall’incarico.

È proprio questo il principio che ha retto la Comune e che deve reggere il fondamento di
qualsiasi rivoluzione proletaria e della successiva organizzazione: la delega
in base alla funzione, non più in base al titolo, al casato o all’acquisto di
consensi, di voti, ma soltanto in base alla funzione; naturalmente con la
premessa indispensabile della removibilità.

In questo si vede il più alto insegnamento della Comune, in quanto si vede l’indirizzo anarchico e
l’organizzazione libertaria della Comune parigina che fu spontanea, senza
organizzazione partitica o di gruppi organizzati, senza capi; socialista,
anarchica, fatta di uguali, dove ci furono si delle deleghe, ma fatte con
consenso popolare ed in qualsiasi istante revocabili sempre col volere del
popolo.

Questo fenomeno, in quella sede, non fu che un lampo
appena (in altre sedi successive, come in Ucraina dal 1917 al 1921 e in Spagna
nel 1936, l’esperimento poté durare più a lungo), ma ci da la speranza e
soprattutto la convinzione che un giorno non lontano l’esperimento possa
passare a fatto definitivo.

Tutti noi dobbiamo raccogliere e riplasmare l’eredità
spirituale e materiale della Comune di Parigi, non dimenticando la sua gente:
donne, uomini e anche giovani morti con la speranza di averci dato un
insegnamento: si può, si deve creare un mondo nuovo. Anche se ultimamente
diminuita, la volontà della massa operaia non manca, la sua capacità produttiva
è sempre più ampia, la sua rottura con le ristrette cerchie degli sfruttatori
capitalisti continua ad essere decisa; resta solo di evitare che una nuova
marea di oratori, di letterati, di sognatori in buona
e in mala fede, riesca a montare all’assalto della realtà
rivoluzionaria, … il resto non tarderà a venire.

 

La conquista del cielo è possibile!






Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com