Ottobre 15, 2021
Da Il Manifesto
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In occasione della ricorrenza del rastrellamento del Ghetto di Roma (il 16 ottobre del 1943 vennero arrestate 1022 persone), l’artista Filippo Riniolo ha presentato al Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, l’opera performativa Selezioni. Curato da Francesco Cascino e Micol Di Veroli, il progetto prende le mosse dallo sconcertante episodio della selezione ad Auschwitz, raccontato da Primo Levi in Se questo è un uomo: i prigionieri corrono davanti a un ufficiale nazista che in pochi minuti decide della loro sorte, semplicemente spostando a destra o a sinistra il foglio che gli viene consegnato. Un atto di banale burocrazia che traccia il discrimine tra la morte e la sopravvivenza, per far tornare i conti disumani del campo.

A questo gesto – terribile nella facilità in cui si compie – Riniolo ha sovrapposto un’altra gestualità, quella contemporanea dell’interfaccia tecnologica dei canali social, con lo scopo di farci sentire emotivamente l’orrore dello sterminio, innestandolo nei dispositivi digitali che abitano il nostro quotidiano. La dinamica dell’intrattenimento virtuale, la rassicurante ripetizione che scorre sugli schermi risuona nel suo aspetto più sinistro: il progressivo non pensare, l’annullamento dello spirito critico come preludio al male, come insegna anche Hannah Arendt.«Né le parole, né le immagini documentali riescono a entrare nella coscienza più di un tanto, mentre l’arte, da sempre, dialoga con la parte più informante di noi, l’inconscio, che fornisce tutte le informazioni necessarie alla mente per sentirsi parte di quel che è accaduto», siglano i due curatori nel testo che accompagna il progetto.




Fonte: Ilmanifesto.it