Maggio 17, 2022
Da Radio Blackout
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Il 20 maggio il sindacalismo di base ha indetto uno sciopero generale contro la guerra, cui aderiscono tante reti pacifiste e antimilitariste.
I punti cardine dello sciopero sono cinque: contro la guerra, l’economia di guerra e il governo della guerra; contro l’invio delle armi in Ucraina e l’aumento delle spese militari; per l’aumento delle spese sociali e dei salari; per il ripristino della scala mobile; per un reddito di base per tutte e tutti.
In questi mesi tante iniziative, manifestazioni, blocchi, scioperi, assemblee sparse sui territori e nelle città hanno mostrato che ci sono forze pronte a dar voce ad un’opposizione alla guerra che è radicata e diffusa nella società.

Lo sciopero del 20 maggio è una prima occasione per aggregare quelle forze che pur da diversi punti di vista si oppongono alla guerra, che vogliono fermare il conflitto in Ucraina che per centinaia di milioni di pover* significa fuga dalle proprie case, paura, morte, distruzione, miseria, peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, carovita, tagli alla spesa sociale, militarizzazione e repressione. Un disastro che colpisce non solo chi vive nei paesi direttamente coinvolti nella guerra e viene arruolato e mandato al macello dai propri governanti, ma che, seppur con intensità diversa, colpisce tutt* noi.

La politica di riarmo e di interventismo militare all’estero condotta dai governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio in Italia, con missioni neocoloniali in Libia, Mali, Niger, Golfo di Guinea, Iraq, e in molti altri paesi ha si trova di fronte una crescente opposizione. Questa strategia militare aggressiva dello stato italiano non è presentata ormai neanche più dalla propaganda ufficiale con la bugia delle “missioni umanitarie” ma con il nuovo paradigma delle “missioni per la difesa dell’interesse nazionale”. In realtà sono missioni di guerra per tutelare gli interessi e i privilegi di chi ci governa e ci sfrutta quotidianamente.

Il nuovo interventismo bellico, aggressivo e predatorio dello stato italiano non può che fallire nel suo disegno neocoloniale. Ma rischia comunque di condurre la società nel vicolo cieco della guerra, rischio concreto nel contesto di grande tensione internazionale in cui l’estensione del conflitto in Ucraina ad altre regioni dell’Europa viene presentato come una minaccia reale.

Venerdì 20 maggio ci saranno manifestazioni a Roma, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Caserta, Firenze, Pisa, Caserta, Cagliari, Reggio Emilia, Trieste e altre città ancora.

A Torino
ore 10 presidio alla Collins aerospace di piazza Graf
ore 18 manifestazione in piazza Castello

Ne abbiamo parlato con Simone dell’USI-CIT, uno dei sindacati promotori

Ascolta la diretta:





Fonte: Radioblackout.org