Ottobre 24, 2021
Da Umanita Nova
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Mercanti d’armi e missioni militari: colonialismo e buoni affari

Le armi italiane, in prima fila il colosso pubblico Leonardo, sono presenti su tutti i teatri di guerra. Guerre che paiono lontane sono invece vicinissime: le armi che uccidono civili in ogni dove, sono prodotte non lontano dai giardini dove giocano i nostri bambini.
Torino ù uno dei centri dell’industria bellica.
Dal 30 novembre al 2 dicembre si terrà a Torino “Aerospace & defence meetings”, mostra-mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra.
La convention, giunta alla sua ottava edizione, sarà ospitata all’Oval Lingotto, centro congressi facente parte delle strutture nate sulle ceneri del complesso industriale dell’ex Fiat.
La mostra-mercato Ăš riservata agli addetti ai lavori: fabbriche del settore, governi e organizzazioni internazionali, esponenti delle forze armate degli Stati e compagnie di contractor. Alla scorsa edizione parteciparono 600 aziende, 1300 tra acquirenti e venditori ed i rappresentanti di 30 governi. Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2019 ce ne furono oltre 7.500.
Tra gli sponsor ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di Commercio subalpina.
Settima nel mondo e quarta in Europa, con un giro d’affari di oltre 16.4 miliardi di euro, 47.274 addetti l’industria aerospaziale ù un enorme business di morte.
L
a gran parte delle aziende italiane dell’aerospazio si trova in Piemonte, dove il giro d’affari annuale ù di 3,9 miliardi euro. I settori produttivi sono strettamente connessi con le università, in primis il Politecnico, e altri settori della formazione.
In Piemonte, ci sono ben cinque attori internazionali di primo piano: Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC. Gran parte delle industrie mondiali di prima grandezza partecipano alla biennele dell’aerospazio.

A Torino nei prossimi mesi sorgerà la città dell’aerospazio, un nuovo polo tecnologico dedicato all’industria di guerra. Il progetto coinvolge Regione Piemonte, Comune, Politecnico, Università, Camera di Commercio e Unione Industriale di Torino, Api, Cim 4.0, il Distretto aerospaziale piemontese e Tne.
Inutile dire che chi vive in Piemonte probabilmente ha altre necessitĂ , come casa, reddito, salute, istruzione, trasporti di prossimitĂ .
A fine novembre all’Oval saranno allestiti alveari di uffici, dove verranno sottoscritti accordi commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano civili, avvelenano terre e fiumi. L’industria aerospaziale produce cacciabombardieri, missili balistici, sistemi di controllo satellitare, elicotteri da combattimento, droni armati per azioni a distanza.
L’Aerospace and defence meeting ù un evento semi clandestino, chiuso, dove si giocano partite mortali per milioni di persone in ogni dove.
L’industria bellica ù un business che non va mai in crisi. L’Italia fa affari con chiunque.
La chiusura e riconversione dell’industria bellica ù urgente e necessaria.

Le truppe del Belpaese fanno la guerra in Niger, Libia, Golfo di Guinea, stretto di Ormuz, Iraq, nel Mediterraneo ed in tanti altri luoghi del pianeta.
La scorsa estate il parlamento ha approvato il rifinanziamento delle varie avventure neo-coloniali delle forze armate italiane. In Africa sono concentrate 18 delle 40 missioni tricolori.
Le missioni militari all’estero costano un miliardo e 200 milioni di euro: 9.449 i militari impiegati: un secco aumento rispetto alle cifre già da record del 2020.
Le spese militari quest’anno hanno toccato i 25 miliardi. Vent’anni di guerra e occupazione militare dell’Afganistan sono costati alla sola Italia 8,7 miliardi di euro.
Va in soffitta la retorica delle missioni umanitarie ed entra in ballo la “difesa degli interessi italiani”.
Le bandiere tricolori sventolano accanto a quelle gialle con il cane a sei zampe dell’ENI.
La decisione di costruire una base militare italiana in Niger mira a rendere stabile la presenza tricolore nell’area, facendone un avamposto per la difesa degli interessi dell’ENI in Africa.
La diplomazia in armi del governo per garantire i profitti della multinazionale petrolifera va dalla Libia al Sahel al Golfo di Guinea. Queste aree hanno un’importanza strategica per gli interessi dell’ENI, perchĂ© vi si trovano i maggiori produttori africani di gas e petrolio. L’obiettivo Ăš la protezione delle piattaforme offshore e degli impianti di estrazione.
L’ENI rappresenta oggi la punta di diamante del colonialismo italiano in Africa.
Alla guerra per il controllo delle risorse energetiche si accompagna l’offensiva contro le persone in viaggio, per ricacciare i migranti nelle galere libiche, dove torture, stupri e omicidi sono fatti normali. Come un serpente che si morde la coda le migrazioni verso i paesi ricchi sono frutto della ferocia predatoria delle politiche neocoloniali. Sotto all’ampio cappello della “sicurezza” e della “lotta al terrorismo” si articola una narrazione che mescola interessi economici con la retorica della missione di protezione delle popolazioni locali. Popolazioni che sono quotidianamente sfruttate, depredate ed oppresse da governi complici delle multinazionali europee, asiatiche e statunitensi.
Guerra esterna e guerra interna sono due facce della stessa medaglia.
Nel nostro paese militari sono stati promossi al ruolo di agenti di polizia giudiziaria e, da oltre dieci anni , con l’operazione “strade sicure”, sono nei CPR, dove vengono rinchiusi i corpi in eccedenza da espellere, nei cantieri militarizzati e per le strade delle nostre periferie, dove la guerra ai poveri si attua con l’occupazione e il controllo etnicamente mirato del territorio, per reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale.

Nel nostro paese ci sono porti e aeroporti militari, poligoni di tiro, aree di esercitazione, spazi dove vengono testati ordigni, cacciabombardieri, droni, navi e sottomarini. Luoghi di morte anche per chi ci abita vicino, perchĂ© carburanti, proiettili all’uranio impoverito, dispositivi per la guerra chimica inquinano in modo irreversibile terra e mare.
Le prove generali dei conflitti di questi anni vengono fatte nelle basi militari sparse per l’Italia.

Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini, donne e bambini nei lager libici, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa, per investire in armamenti fossero usati per scuola, sanità, trasporti.
Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.
Bloccare le missioni all’estero, boicottare l’ENI, cacciare i militari dalle nostre città, bloccare la produzione e il trasporto di armi, contrastare la mostra mercato dell’industria aerospaziale di guerra sono concreti orizzonti di lotta.

Sabato 20 novembre
corteo antimilitarista a Torino
ore 14,30 da Porta Palazzo – corso Giulio Cesare angolo via Andreis

Contro i mercanti d’armi, le fabbriche di morte e le basi militari
Contro l’Aerospace & defence meetings
Contro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero
Contro il colonialismo tricolore, boicottiamo l’ENI
Contro la guerra ai migranti e ai poveri
Contro la violenza sessista di ogni esercito
Contro tutte le patrie per un mondo senza frontiere

Assemblea antimilitarista
per info [email protected]

Qui il comunicato dell’assemblea di Milano del 9 ottobre che ha lanciato il corteo.

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Le 20 novembre marche antimilitariste Ă  Turin

Marchands d’armes et missions militaires : colonialisme et bonnes affaires

Les armes italiennes, au premier rang le colosse public Leonardo, sont prĂ©sentes sur tous les thĂ©Ăątres de guerre. Des guerres qui semblent lointaines sont au contraire trĂšs proches : les armes qui tuent partout des civils sont produites non loin des jardins oĂč jouent nos enfants.

Turin est l’un des centres de l’industrie de guerre.

Du 30 novembre au 2 dĂ©cembre Turin abritera Aerospace & defence meetings, un salon-marchĂ© international de l’industrie aĂ©rospatiale de guerre.

La convention, qui en est Ă  sa huitiĂšme Ă©dition, se tiendra Ă  l’Oval Lingotto, un centre de confĂ©rence qui fait partie des structures construites sur les cendres de l’ancien complexe industriel de l’ex-Fiat.

Le salon-marchĂ© est rĂ©servĂ© aux professionnels : usines du secteur, gouvernements et organisations internationales, reprĂ©sentants des forces armĂ©es Ă©tatiques et entreprises mercenaires. La derniĂšre Ă©dition a rĂ©uni 600 entreprises, 1 300 entre acheteurs et vendeurs et les reprĂ©sentants de 30 gouvernements. La vĂ©ritable clef de voĂ»te de la convention sont les rĂ©unions bilatĂ©rales dans le but de conclure des accords de coopĂ©ration et de vente : en 2019, ils dĂ©passaient les 7 500.

Parmi les sponsors invités de la rencontre se distinguent la Région Piémont et la Chambre de Commerce Subalpine.

SeptiĂšme dans le monde et quatriĂšme en Europe, avec un chiffre d’affaires dĂ©passant les 16,4 milliards d’euros et 47 274 salariĂ©s, l’industrie aĂ©rospatiale est une Ă©norme affaire mortifĂšre.

La plupart des entreprises aĂ©rospatiales italiennes sont situĂ©es dans le PiĂ©mont, oĂč le chiffre d’affaires annuel atteint 3,9 milliards d’euros. Les secteurs de production sont Ă©troitement liĂ©s aux universitĂ©s, principalement le Politecnico, et Ă  d’autres secteurs de formation.

Le PiĂ©mont compte cinq acteurs internationaux de premier plan : Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC. La plupart des principales industries mondiales participent Ă  la biennale de l’aĂ©rospatiale.

Dans les prochains mois, on construira Ă  Turin la citĂ© de l’aĂ©rospatiale, un nouveau pĂŽle technologique dĂ©diĂ© Ă  l’industrie guerriĂšre. Le projet inclut la RĂ©gion PiĂ©mont, la MunicipalitĂ©, le Politecnico, l’UniversitĂ©, la Chambre de Commerce et l’Union Industrielle de Turin, Api [association des petites et moyennes entreprises], Cim 4.0 [services aux entreprises], le District AĂ©rospatial PiĂ©montais et Tne [Torino Nuova Economia : sociĂ©tĂ© constituĂ©e par la RĂ©gion et la municipalitĂ©, qui gĂšre les anciennes usines Fiat de Mirafiori].

Il va sans dire que ceux qui vivent au PiĂ©mont ont sans doute d’autres besoins, tels que le logement, les revenus, la santĂ©, l’éducation, les transports locaux.

Fin novembre, des ruches de bureaux seront installĂ©es Ă  l’Oval, oĂč des accords commerciaux seront signĂ©s pour les armes qui dĂ©truisent des villes entiĂšres, massacrent des civils, empoisonnent terres et fleuves. L’industrie aĂ©rospatiale produit des chasseurs-bombardiers, des missiles balistiques, des systĂšmes de contrĂŽle satellitaires, des hĂ©licoptĂšres de combat, des drones armĂ©s pour l’action Ă  distance.

L’Aerospace and defence meeting est un Ă©vĂ©nement semi-clandestin et fermĂ©, oĂč on se livre Ă  des jeux mortels pour des millions de personnes partout dans le monde.

L’industrie guerriùre est un commerce qui n’entre jamais en crise. L’Italie fait des affaires avec n’importe qui.

La fermeture et la reconversion de l’industrie de guerre sont urgentes et nĂ©cessaires.

Les troupes du Belpaese font la guerre au Niger, en Libye, dans le golfe de GuinĂ©e, dans le dĂ©troit d’Ormuz, en Irak, en MĂ©diterranĂ©e et dans bien d’autres endroits de la planĂšte.

L’étĂ© dernier, le Parlement a approuvĂ© le refinancement des diffĂ©rentes aventures nĂ©ocoloniales des forces armĂ©es italiennes. 18 des 40 missions tricolores sont concentrĂ©es en Afrique.

Les missions militaires Ă  l’étranger coĂ»tent un milliard et 200 millions d’euros avec 9 449 soldats employĂ©s : une forte augmentation par rapport aux chiffres dĂ©jĂ  records de 2020.

Les dĂ©penses militaires ont atteint cette annĂ©e 25 milliards. Vingt ans de guerre et d’occupation militaire de l’Afghanistan ont coĂ»tĂ© rien qu’à l’Italie 8,7 milliards d’euros.

La rhĂ©torique des missions humanitaires passe Ă  la trappe et la « dĂ©fense des intĂ©rĂȘts italiens Â» entre en jeu.

Les drapeaux tricolores flottent Ă  cĂŽtĂ© des drapeaux jaunes avec le chien Ă  six pattes d’ENI.

La dĂ©cision de construire une base militaire italienne au Niger va dans le sens de la stabilisation de la prĂ©sence tricolore dans la rĂ©gion, la transformant en avant-poste pour la dĂ©fense des intĂ©rĂȘts d’ENI en Afrique.

La diplomatie armĂ©e du gouvernement pour garantir les profits de la multinationale pĂ©troliĂšre va de la Libye au Sahel en passant par le golfe de GuinĂ©e. Ces zones sont d’une importance stratĂ©gique pour les intĂ©rĂȘts d’ENI, car elles abritent les plus grands producteurs africains de pĂ©trole et de gaz. Le but est la protection des plateformes offshore et des installations d’extraction.

ENI reprĂ©sente aujourd’hui le fer de lance du colonialisme italien en Afrique.

La guerre pour le contrĂŽle des ressources Ă©nergĂ©tiques va de pair avec une offensive contre les migrants, pour les refouler dans les prisons libyennes, oĂč tortures, viols et meurtres sont monnaie courante. Tel un serpent qui se mord la queue, les migrations vers les pays riches sont le rĂ©sultat de la fĂ©rocitĂ© prĂ©datrice des politiques nĂ©o-coloniales. La propagande dĂ©mesurĂ©e sur la « sĂ©curitĂ© Â» et la « lutte contre le terrorisme Â» abrite une rĂ©alitĂ© qui mĂȘle intĂ©rĂȘts Ă©conomiques et rhĂ©torique de la mission de protection des populations locales. Des populations quotidiennement exploitĂ©es, pillĂ©es et opprimĂ©es par des gouvernements complices des multinationales europĂ©ennes, asiatiques et Ă©tatsuniennes.

La guerre extĂ©rieure et la guerre intĂ©rieure sont les deux faces d’une mĂȘme mĂ©daille.

Dans notre pays, des militaires ont Ă©tĂ© promus au rang d’officiers de police judiciaire et, depuis plus de dix ans, avec l’opĂ©ration « routes sĂ»res Â», ils sont prĂ©sents dans les CPR [centres de rĂ©tention des migrants], oĂč sont enfermĂ©s les corps en surplus Ă  expulser, dans les chantiers militarisĂ©es, et dans les rues de nos banlieues, oĂč se dĂ©roule la guerre contre les pauvres avec l’occupation et le contrĂŽle du territoire ethniquement ciblĂ©, pour rĂ©primer dans l’Ɠuf toute Ă©ventuelle insurrection sociale.

Dans notre pays, il existe des ports et des aĂ©roports militaires, des champs de tir, des zones d’entraĂźnement, des espaces oĂč on teste des bombes, des chasseurs-bombardiers, des drones, des navires et des sous-marins. Des endroits mortifĂšres aussi pour ceux qui y vivent Ă  cĂŽtĂ©, car les combustibles, les balles Ă  l’uranium appauvri, les engins de guerre chimique polluent irrĂ©versiblement la terre et la mer.

Les rĂ©pĂ©titions gĂ©nĂ©rales des conflits de ces derniĂšres annĂ©es se dĂ©roulent dans les bases militaires dispersĂ©es dans toute l’Italie.

Essayez d’imaginer Ă  quel point nos vies seraient meilleures si on utilisait pour l’école, la santĂ©, les transports les milliards qui servent Ă  renvoyer des hommes, des femmes et des enfants dans les camps de concentration libyens, Ă  garantir les intĂ©rĂȘts d’ENI en Afrique, Ă  investir dans l’armement.

Un non ne suffit pas Ă  arrĂȘter la guerre. Il faut bloquer ses mĂ©canismes Ă  partir de nos villes, du territoire oĂč nous vivons, oĂč on trouve des casernes, des bases militaires, des aĂ©roports, des usines d’armement, des hommes armĂ©s qui patrouillent dans les rues.

Bloquer les missions Ă  l’étranger, boycotter ENI, expulser les militaires de nos villes, paralyser la production et le transport des armes, combattre le salon professionnel de l’industrie aĂ©rospatiale de guerre sont des horizons concrets de lutte.

Samedi 20 novembre cortùge antimilitariste à Turin 14h30 partant de Porta Palazzo – Corso Giulio Cesare angle via Andreis

Contre les marchands d’armes, les usines de mort et les bases militaires

Contre l’Aerospace & defence meetings

Contre les dĂ©penses de guerre et les missions militaires Ă  l’étranger

Contre le colonialisme tricolore, boycottons ENI

Contre la guerre aux migrants et aux pauvres

Contre la violence sexiste de toutes les armées

Contre toutes les patries pour un monde sans frontiĂšres




Fonte: Umanitanova.org