Gennaio 3, 2023
Da Radio Onda D'Urto
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2023 ALL’INSEGNA DEI RINCARI. DOPO LE BOLLETTE AUMENTANO ANCHE PEDAGGI, TRASPORTI E BENZINA (PER LE DECISIONI DEL GOVERNO)

Il 2023 si apre all’insegna dei rincari con conseguente stangata per singoli e famiglie italiane, stimata dalle associazioni dei consumatori in 2.400 euro per il 2023.

Azzerato lo sconto sulle accise di Draghi su benzina e gasolio – la cui abolizione è stata per anni uno dei cavalli di battaglia della premier Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, ora ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Dopo l’aumento dei pedaggi autostradali e della benzina – sulla quale si accende anche la polemica politica – scattano infatti gli aumenti anche nel trasporto pubblico locale, col ritocco al rialzo del prezzo dei biglietti per bus e metro.

Nel dettaglio, secondo quanto rileva Assoutenti, a Napoli il biglietto è già salito da qualche mese da 1 euro a 1,20 euro; a Milano il biglietto dal 9 gennaio costerà 2,20 euro, con un aumento di 20 centesimi. A Parma l’aumento è di 10 centesimi con il costo del biglietto di corsa semplice che passa da 1,50 euro a 1,60 euro. A Ferrara il costo dei bus passa da 1,30 a 1,50 euro, mentre a Foggia dal prossimo marzo il biglietto semplice costerà 1 euro (+10 cent). A Roma, poi, da agosto 2023 il prezzo schizzerà dagli attuali 1,50 euro a 2 euro, con un aumento del 33%.

Rincari che vanno di pari passo con quelli dei pedaggi sulle arterie di competenza di Autostrade per l’Italia, che dal primo gennaio sono aumentati del 2%, con l’aggiunta di un altro 1,34% dal primo luglio prossimo, e con l’eliminazione degli sconti fiscali sul carburante. Dall’1 gennaio sono scattati anche gli aumenti delle imposte su sigarette e tabacco trinciato.

Un effetto domino che ricade sui consumatori e consumatrici: le scelte del Governo sul fronte della manovra di bilancio hanno deciso di invece tutelare tout court le imprese e smantellare le insufficenti reti sociali. “Il nostro Paese” – ricorda Simone Siliani, direttore della Fondazione Finanza ai nostri microfoni – “è l’unico dell’area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale reale è diminuito (-2,9%) a fronte di aumenti di oltre il 30% in Francia e Germania”.

Con noi per approfondire il tema Simone Siliani, direttore della Fondazione Finanza Etica. Ascolta o Scarica.




Fonte: Radiondadurto.org