Giugno 2, 2021
Da Infoaut
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Nonostante la crescita esponenziale, i Bolscevichi erano ancora in minoranza. Il 3 Giugno 1917, quando cominciò il primo Congresso panrusso dei Soviet dei Deputati degli Operai e dei Soldati, essi rappresentavano meno del 10% dei delegati. A quella conferenza parteciparono 1.090 delegati 822 dei quali aveva diritto di voto che rappresentavano oltre 300 soviet di operai, soldati e contadini e 53 soviet regionali, provinciali e distrettuali. I bolscevichi, con i loro 105 delegati, erano la terza forza, dietro ai Socialisti Rivoluzionari (285 delegati) e i Menscevichi (248).

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L’Organizzazione militare bolscevica

A quel tempo, a Pietrogrado c’erano tre diverse orgnizzazioni del partito bolscevico: il Comitato centrale, composto da 9 membri, l’Organizzazione militare panrussa e il Comitato di Pietroburgo. Ognuna di queste aveva le sue responsabilità, il che le rendeva soggette a varie e confliggenti pressioni. Il Comitato centrale, che doveva tener con­to della situazione del Paese intero, si trovò spesso a dover frenare i gruppi più radicali.

I preparativi

L’Organizzazione militare bolscevica pianificò una dimostrazione armata per il 10 di giugno con l’obiettivo di esprimere l’opposizione delle masse ai preparativi del governo provvisorio per un’offensiva militare, ai tentativi di Keren­sky di istituire nuovamente la disciplina nelle caserme e alle minacce in aumento di trasferimento al fronte. Venne però annullata all’ultimo momento, vista l’opposizione del Congresso dei Soviet.

Alcuni membri del partito bolscevico, in particolare nel Comitato di Pietroburgo e nell’Organizzazione militare, avevano visto nella manifestazione poi revocata una potenziale insurrezione. Anzi, Lenin stesso dovette presenziare a una riunione d’emergenza per difendere la decisione del Comitato Centrale di cancellare la mobilitazione. Lenin spiegò che il Comitato Centrale aveva dovuto osservare un esplicito ordine del Congresso dei Soviet e che, diversamente, la contro­rivoluzione avrebbe utilizzato la manifestazione per i propri scopi. Disse Lenin: «Persino in una guerra ordinaria accade che si debba rinviare per motivi strategici l’offensiva fissata; tanto più questo può accadere nella lotta di classe […]. Bisogna saper valutare il momento ed essere audaci nel­le decisioni». Il Congresso dei Soviet decise di organizzare questa sua manifestazione per la settimana successiva, il 18 giugno, e ordinò a tutte le unità militari di guarnigione di parteciparvi disarmate. I bolscevichi la trasformarono in una mobilitazione di massa contro il governo, con la partecipazione di oltre 400.000 manifestanti.

Nel suo resoconto come testimone oculare della Rivoluzione russa, Nikolai Sukhanov ricorda: «Tutti gli operai e i soldati di Pietrogrado vi presero par­e. Ma qual era il carattere politico della manifestazione? “Ancora i bolscevichi”, notai, guardando gli slogan “e dietro di loro c’è un’altra colonna bolscevica” […]. “Tutto il potere ai soviet!”. “Abbasso i dieci ministri capitalisti!”. “ Pace nei tuguri, guerra nei palazzi!”. La Pietroburgo operaia e contadina, l’avanguardia della rivoluzione russa e mondiale, espresse così, in maniera risoluta e pregnante, la pro­pria volontà». I bolscevichi avevano programmato la prima manifestazione con la Federazione degli anarco‑comunisti di Pietrogrado. Il Comitato rivoluzionario provvisorio anarchico decise di scavalcare il proprio alleato e fece evadere dalla prigione di Vyborg il direttore del giornale dell’Organizzazione militare bolscevica al fronte, F.P. Khaustov.

Per tutta risposta, il governo irruppe nel quartier generale degli anarco-comunisti, uccidendo uno dei suoi dirigenti. Insieme all’offensiva di luglio di Kerensky e ai nuovi ordini di armi e uomini, l’assassinio di Asnin aumentò il malcontento militare, in particolare quello del primo reggimento mitraglieri. Furono questi soldati a pianificare un’insurrezione immediata per il primo di luglio.

Alla Conferenza panrussa dell’Organizzazione militare bolscevica, i delegati furono messi in guardia: non bisognava fare il gioco del governo mettendo in piedi un’insurrezione disorganizzata e prematura. Il discorso di Lenin del 20 luglio suonò come un avvertimento preveggente: «Dobbiamo essere particolarmente attenti a non cadere nella provocazione […] Una mossa sbagliata da parte nostra può mandare tutto all’aria […] Se fossimo in grado di impadronirci del potere ora, è ingenuo pensare che dopo averlo preso poi saremmo in grado di mantenerlo. Abbiamo detto più di una volta che l’unica forma possibile di governo rivoluzionario era il soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini. Qual è l’esatto peso della nostra frazione all’interno dei soviet? Perfino nei soviet di entrambe le capitali, per non dire ora degli altri, siamo una minoranza insignificante. Che cosa ci mostra questo? Non possiamo ignorarlo. Ci mostra che la maggioranza delle masse è indecisa, ma crede ancora nei Socialisti Rivoluzionari e nei Menscevichi». Lenin tornò su questo concetto in un editoriale pubblicato sulla Pravda: «[L’esercito] è andato alla morte credendo di sacrificarsi in nome della libertà, in nome della rivoluzione, in nome di una prossima pace. Ma l’esercito ha agito in tal modo perché esso è unicamente una parte del popolo che, nella presente fase della rivoluzione, segue i partiti socialista‑rivoluzionario e menscevico. Questo fatto generale e fondamentale – la fiducia della maggioranza nella politica piccolo‑borghese dei menscevichi e dei socialisti‑rivoluzionari, poli­ti­ca di asservimento ai capitalisti – determina la posizione e l’atteggiamento del nostro partito». I dirigenti a livello di unità dell’Organizzazione militare di Pietrogrado sostennero in larga parte un’azione immediata contro il governo provvisorio; molti membri di base del partito bolscevico consideravano ormai inevitabile, perfino desiderabile, una rapida insurrezione. Proprio quando l’offensiva era sul punto di falli­re, tuttavia, il governo venne investito da una nuova crisi: quattro ministri del parti­to cadetto lasciarono la coalizione, in segno di protesta contro il compromesso trovato da Kerensky con la Rada Centrale ucraina. Questa defezione improvvisa rese il governo, ora composto da sei ministri socialisti e da cinque ministri capitalisti, disorganizzato e vulnerabile. Quando iniziarono le giornate di luglio, i bolscevichi conquistarono la maggioranza nella sezione operaia del Soviet di Pietrogrado, a testimonianza della crescita della loro influenza tra le masse.

La dimostrazione armata

La serie di eventi conosciuta come “le giornate di luglio” cominciò il 3 luglio, quando il Primo reggimento mitraglieri si ammutinò con il sostegno di diverse altre unità militari. Lo scoppio della rivolta coincise con la seconda conferenza bolscevica della città di Pietrogrado, che aveva aperto i lavori il primo di luglio.

Solo quando diventò chiaro che molti reggimenti, sostenuti da masse di operai, erano già scesi in strada e che i militanti di base bolscevichi vi stavano partecipando, il Comitato centrale si unì al movimento e raccomandò che le manifestazioni continuassero il giorno seguente sotto l’egida dei bolscevichi. Anche se il Comitato centrale era a conoscenza del fatto che i manifestanti avrebbero portato con sé delle armi, la nota emanata non parlava di un’insurrezione armata o della presa delle istituzioni governative. La risoluzione ufficiale ribadiva invece la rivendicazione bolscevica del «trasferimento del potere al soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini».

Così l’Organizzazione militare bolscevica assunse la direzione di una mobilitazione di piazza che si era originariamente sviluppata fuori del suo controllo. Tale scoppio inatteso provocò scompiglio nel partito. Quanti avevano obbedito al Comitato centrale e sostenevano la necessità di rinviare la rivoluzione si trovarono in contrasto con gli altri, in particolar modo con i membri dell’Organizzazione militare e con il Comitato di Pietroburgo, che erano invece a favore di un’azione immediata.

Naturalmente, un partito rivoluzionario cre­sce in maniera esponenziale durante una rivoluzione: abbiamo già visto che il Partito bolscevico era cresciuto del 1.600% in meno di cinque mesi. Una cresci­ta del genere sottopone un partito a pressioni inaudite, che si manifestano con diversi gradi di intensità nei suoi vari organismi, rischiando di distruggere l’organizzazione stessa.

Nessuna misura di carattere organizzativo può prevenire queste tipo di dinamiche; svariate circostanze tra cui la fiducia che la direzione del partito si è guadagnata influenzano lo svolgersi degli eventi rivoluzionari. Ecco perché la costruzione di un partito non può essere intrapresa nel corso stesso del processo rivoluzionario, come la Rivoluzione tedesca avrebbe poi dimostrato.

Il 3 luglio i manifestanti armati tentarono senza successo di arrestare Kerensky, per poi dirigersi al Palazzo di Tauride, sede del Comitato esecutivo centrale dei soviet. La loro intenzione era quella di obbligarlo a prendere il potere del governo provvisorio.

La folla stima­ta in 60‑70.000 persone – travolse le dife­e del palazzo e presentò le proprie rivendicazioni. Il Comitato esecutivo, tuttavia, le respinse……la storia continua….




Fonte: Infoaut.org