Luglio 20, 2022
Da Carloca Fierobari
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Antinucleare

Citazioni:

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IN RICORDO DI COMPAGNE E COMPAGNI CHE PARTECIPARONO AL CAMPEGGIO, O CHE GLI DIEDERO SOSTEGNO E VISIBILITA’, E CHE NON CI SONO PIU’.

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Rivista anarchica – anno 12 nr. 106 dicembre 1982-gennaio 1983

Un campeggio antinucleare
di AA. VV.

Al termine del Campeggio Antinucleare Anarchico, che si è tenuto a Chiatona, nei pressi di Palagiano (Taranto), lo scorso mese di agosto, sono stati approvati due documenti: uno di carattere generale sulla questione nucleare, con riferimenti alla situazione pugliese, che è stato pubblicato sul settimanale Umanità Nova (N. 33 del 14.11.1982); ed un altro che pubblichiamo in queste pagine. Si tratta del resoconto del campeggio, dal quale emergono i «successi» e le difficoltà alle quali sono andati incontro i compagni che hanno dato vita all’iniziativa. Illustrano questo documento altri quadri di Jad, l’anarchico impegnato contro gli esperimenti nucleari in Polinesia, di cui si parla proprio nelle pagine precedenti.

La decisione di organizzare il campeggio è stata presa in seguito a vari incontri fra i compagni pugliesi sul tema della lotta al nucleare ed al carbone, viste anche le decisioni del governo regionale di imporre un piano energetico che prevede la costruzione di una centrale a carbone, il cui suolo è già stato recintato ed espropriato, a S. Pietro Vernotico (BR), in località Cerano, e di una centrale nucleare a Carovigno o Avetrana (più probabilmente), e la velocità con cui si tenta di far passare questo progetto. Dagli incontri con i compagni è sorto il Coordinamento Antinucleare Anarchico Pugliese, che ha organizzato per il periodo 10-30/8/1982 un Campeggio Antinucleare Anarchico a Chiatona (TA), nel Bosco Marinella.
Scopo del campeggio era di diventare punto di incontro di compagni libertari sparsi nei vari centri pugliesi, senza contatti fra di loro; di discutere sul problema delle scelte energetiche in Puglia, in particolare, e nazionali; di cominciare un discorso sull’intervento nel territorio su questi problemi.

Da punto di vista tecnico, ci sono state notevoli difficoltà, dovute sia ai tempi ridotti in cui il campeggio è stato organizzato, che a problemi economici; molta parte delle difficoltà è anche stata dovuta alla scarsa esperienza che la maggior parte dei compagni aveva in merito. Difficoltà ci sono state anche nell’ottenere le varie autorizzazioni, alcune delle quali concesse solo in seguito ad una nostra mobilitazione. Ci si era, comunque, posti nell’ottica di fare il campeggio anche se non le avessimo ottenute, e senza tener conto di limitazioni di qualsiasi tipo; così è stato fatto, visto che non ci veniva concessa la possibilità di piantare tende nel bosco, le quali, invece, sono state tranquillamente montate, dove volevamo. Un grosso problema è stato il rifornimento di acqua, che ci era stato assicurato, in seguito a nostre pressanti richieste, dal comune di Palagiano. Ogni volta però che la nostra riserva d’acqua finiva, siamo stati costretti ad andare in delegazione dal sindaco, e ad andarcene solo con il camion-autobotte pieno.

Si era deciso in assemblea di fornire il campeggio di luce ed acqua, per le necessità più basilari, e di muoversi nella più completa ottica autogestionaria, nel senso di decidere con i partecipanti al campeggio il tipo di organizzazione da darsi, sia per la cucina e la manutenzione, che per la gestione politica. Per quanto riguarda il problema economico, in parte si è risolto con liberi contributi fra i compagni che hanno organizzato il campeggio. Parte dei soldi necessari sono stati anticipati da molti compagni e recuperati in seguito sia attraverso i contributi dei compagni intervenuti al campeggio, che con la vendita di autoadesivi, stampa, palloncini disegnati da noi, sempre sulla questione energetica, e manifesti. In pratica sono state anticipate circa 1.800.000 lire di cui 600.000 da non recuperare, in quanto contributo dei compagni pugliesi, ed il resto recuperato durante il campeggio.
Una volta iniziato il campeggio e superato un primo momento di stasi, si è discusso collettivamente della gestione tecnica e politica dello stesso, con tutti i partecipanti presenti. L’assemblea è sempre stato l’unico momento decisionale. Si è quindi deciso di organizzare turni giornalieri volontari per la cucina e la manutenzione, ciascuno di tre compagni. Il turno-cucina si occupava di raccogliere i contributi per la spesa – ogni mattina – di fare la spesa e di cucinare; il turno-manutenzione di procurare soprattutto l’acqua e di ripulire, per quanto possibile, il campeggio. Si è inoltre deciso di tenere ogni giorno un’assemblea tecnica, che però non sempre si è fatta; di organizzare assemblee sul tema più strettamente pertinente al campeggio e di organizzare una serie di interventi esterni, nei paesi circostanti.

Naturalmente, ci sono state difficoltà, dovute sia alla mancanza di pratica dei compagni – per esempio, cucinare per una media di 50 persone – che alla difficoltà di ognuno di noi nel mettere in pratica le proprie idee su una convivenza senz’altro diversa, e migliore, di quella che viviamo tutti i giorni, e sull’autogestione.
Si sono avuti anche alcuni momenti di tensione, causati dall’incomprensione reciproca fra i compagni ed un gruppo di giovani dei paesi vicini che frequentavano il campeggio. Volutamente, il rapporto è stato risolto non attraverso l’espulsione di questi dal campeggio, ma cercando di instaurare un rapporto chiaro e corretto, cosa che effettivamente ha permesso di risolvere sia questa situazione che altre simili che all’interno del campeggio si sono verificate.
Una delle esperienze più importanti è stata fatta in seguito alla decisione di andare a fare interventi esterni al campeggio, nei paesi vicini. Si è molto discusso sui metodi da usare per comunicare correttamente con la gente, tenendo sempre presente la volontà di non prevaricare nessuno, ma tentando di coinvolgere direttamente gli altri, e farli esprimere liberamente. Abbiamo portato con noi una mostra antinucleare, e parlavamo con la gente di quello che leggevano, facendo tanti capannelli con discussioni abbastanza vivaci; abbiamo fatto disegni per terra nelle piazze, dando anche libero sfogo alla nostra creatività; abbiamo disegnato palloncini colorati illustrando quello che per noi significava nucleare o carbone, ed alcune volte abbiamo coinvolto i bambini del posto che si sono disegnati i palloncini spiegando loro a noi ed agli altri perché non volevano il nucleare. Non sempre però è andato tutto bene, perché in alcuni paesi abbiamo vissuto un clima di totale incomunicabilità, che però ci ha spinti a rimettere in discussione i nostri modi di intervento ed a cercarne altri. E’ stato comunque molto utile, in quanto per molti era anche la prima volta che si affrontavano certe situazioni ed il dibattito è stato molto ricco.

I compagni pugliesi hanno deciso di definire questo campeggio antinucleare anarchico per diversi motivi:
– per un bisogno di identificarci e riprendere l’iniziativa come anarchici, per poter essere anche un punto di riferimento per tutti quei compagni che non ci conoscevano, e che non conoscevamo, in modo da poterci coordinare ed organizzare un intervento qualitativamente migliore;
– per non confonderci con i comitati antinucleare «calderone» già esistenti, dove sono presenti tutti, dagli autonomi ai democristiani. o peggio missini, passando attraverso i radicali, in cui non sono possibili chiarimenti di alcun genere sui motivi del no al nucleare o al carbone.
Sapevamo, comunque, che forse avremmo coinvolto un minor numero di persone, ma avevamo scelto, per questa volta, il bisogno di chiarirci fra di noi e di conoscerci. Insomma volevamo sapere se c’erano, in Puglia, altri compagni anarchici che avessero voglia di vedersi e lavorare.
A fine campeggio il bilancio ci è sembrato molto positivo. Molti di noi sono addirittura ancora euforici per aver scoperto quanti compagni pugliesi ci sono, alcuni dei quali sparsi in paesini, che non saremmo mai riusciti a contattare altrimenti.

Durante il campeggio si è discusso molto sul carbone e sul nucleare, chiarendosi le idee e raggiungendo un livello di dibattito abbastanza elevato, dimostrato da un documento uscito fuori appunto da queste assemblee, che vuole essere un punto di inizio per una discussione ed un intervento anarchico sulla questione energetica.
Per la maggior parte dei compagni, l’esperienza del campeggio è stata più che positiva, sia per l’approfondimento della tematica più strettamente antinucleare e contro le centrali a carbone, ma anche per tutto il resto. e cioè per le mini-assemblee spontanee e continue che nel campeggio sorgevano, ed in cui si è parlato di argomenti diversissimi, rapporti interpersonali, sindacalismo, repressione, lotte del ’77/’78 e così via, e che hanno dato a molti compagni lo spunto per rivedersi dopo il campeggio ed iniziare interventi specifici; per il gran numero di compagni che ognuno di noi ha conosciuto, anche stranieri (francesi, svizzeri, austriaci, tedeschi) e con cui – con qualche difficoltà di lingua – si sono avuti scambi di esperienze importanti su realtà molto diverse; per i rapporti diversi che inevitabilmente si creano fra compagni e che hanno dato a tutti una notevole carica; e, ultima ma non meno importante, per l’esperienza di autogestione che per venti giorni, fra alti e bassi, siamo riusciti a portare avanti, tutti insieme, con tante contraddizioni, ma anche con tanta voglia di superarle.
Una nota negativa è stata la assenza di altri compagni del nord, del centro, delle redazioni dei giornali, che pensavamo sarebbero venuti. Da una parte siamo convinti che molti non lo abbiano saputo in tempo per organizzare una venuta, ma questa spiegazione non è sufficiente. Ne abbiamo discusso con i pochi compagni del nord presenti e la risposta era il non coinvolgimento in problemi che, dal nostro punto di vista, non meritano di essere sottovalutati, sia perché il piano energetico nazionale continua ad andare avanti quasi senza ostacoli, nonostante non preveda solo centrali a carbone e nucleari in Puglia, ma anche al nord ed al centro, sia perché ci sembra che impegnarsi contro il nucleare significhi anche fare una scelta antimilitarista e, più generalmente e complessivamente, contro tutto quello che si tenta di imporci – ed in molti, troppi casi, si riesce ad imporci – per continuare a mantenere una situazione di sfruttamento da parte delle classi dominanti. Anche per questo motivo ci sembrava utile un Campeggio, per discutere e coinvolgere anche e soprattutto gli altri compagni anarchici.

E’ per questi motivi che vorremmo aprire il dibattito sul documento uscito dal campeggio, che riteniamo solo un punto di inizio, senza niente di definitivo o di dogmatico.




Fonte: Carlocafierobari.noblogs.org