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ORE 10.00 PRESSO THE HIVE HOTEL VIA TORINO 6 (ZONA STAZIONE TERMINI)

PER COSTRUIRE ASSIEME LO SCIOPERO GENERALE DEL 2 DICEMBRE

GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

Le organizzazioni sindacali di base e conflittuali hanno indetto uno sciopero generale per il prossimo 2 dicembre.

Di fronte al forte peggioramento delle condizioni economiche che ha portato ad un aumento generalizzato dei prezzi di tutti i beni di prima necessità e delle bollette di luce e gas, i sostegni messi in campo dal precedente governo si sono rivelati assolutamente insufficienti, come la linea di intervento preannunciata dalla prossima presidente del Consiglio, che si muove nella stessa direzione.

Se da un lato è ormai noto che i salari del nostro paese, unico tra i paesi dell’OCSE, sono più bassi di quelli di 30 anni fa, dall’altro, l’esplodere di un’inflazione prossima alle due cifre, sta portando milioni di persone sotto la soglia di povertà.

L’assenza di interventi seri per sostenere il reddito e i consumi dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati e la volontà di destinare la gran parte delle risorse a disposizione esclusivamente al sostegno alle grandi imprese e ad un clamoroso incremento della spesa militare, NON SONO PIÙ SOPPORTABILI.

Con lo scoppio della guerra in Ucraina e la scelta del governo italiano di parteciparvi, a dispetto dei vincoli della Costituzione italiana e a dispetto di un intervento per favorire la pace, le aspettative che circolavano attorno alla ripresa economica e alla conversione ecologica sostenuta dal PNRR sono svanite nel nulla. È ormai chiaro che stiamo sprofondando in una drammatica recessione e che i progetti di fuoriuscita dal fossile sono rimandati sine die.

Di fronte a questa situazione drammatica ci vorrebbero interventi di redistribuzione delle risorse, finalizzati a colpire i grandi patrimoni accumulati negli ultimi decenni, per ridurre le disuguaglianze e favorire la difesa di larga parte della popolazione. Invece, le uniche proposte in campo alludono ad una riduzione della tassazione dei più ricchi (flat tax) e al taglio del reddito di cittadinanza. Anche la proposta di taglio del cuneo fiscale, che concretamente significa far pagare allo Stato i salari che dovrebbero pagare le imprese (con una riduzione dei contributi pensionistici), è destinata a tradursi in una nuova riduzione dei servizi pubblici ed in una ennesima controriforma della scuola e della sanità.

L’abbassamento generale delle condizioni di vita sembra essere considerato inevitabile da chi si appresta a guidare il prossimo governo. Forse perché sta già pensando ad una ulteriore riduzione degli spazi di libertà e di democrazia. Mentre la speculazione impazza e si porta via più di 40 miliardi solo con gli extraprofitti sul gas, ci raccontano che non ci sono le risorse per difendere i nostri redditi. È ora di dire basta!

L’escalation bellica e l’incombente pericolo di utilizzo di armi tattiche nucleari ci devono spingere ad agire tutti assieme per una seria e neutrale iniziativa di pace internazionale. Senza la pace sarà molto difficile poter uscire da una crisi economica di guerra che viene pagata, come sempre, dai ceti popolari e meno abbienti di tutta Europa.

Lo sciopero generale è l’arma fondamentale che hanno i lavoratori e le lavoratrici per contrastare le politiche economiche antipopolari e per fermare la guerra. In Italia è regolamentato da una legge liberticida che ne limita fortemente l’impatto. In altri paesi, dalla Francia alla Spagna ed alla Gran Bretagna, non è così e si vede. Eppure fermare il paese può essere un segnale forte anche qui da noi, soprattutto se diventa un’azione di popolo che non si limita ai soli posti di lavoro ma si generalizza al territorio per rilanciare scuola, sanità, servizi pubblici e welfare.

Lo sciopero generale può funzionare però se diventa parte di un’azione diffusa, non sporadica ma sistematica, che serve ad organizzare una resistenza popolare capillare e a dare sbocco alle campagne di lotta, a cominciare da quelle contro il carovita. Un’azione coordinata e condivisa, preparata con cura e per tempo. 

Il 6 novembre le organizzazioni sindacali di base e conflittuali invitano i movimenti sociali, le organizzazioni politiche, l’associazionismo antirazzista, pacifista e ambientalista, i movimenti per i diritti civili, i movimenti studenteschi, ad incontrarsi a Roma per condividere la costruzione dello sciopero generale.

Unire le forze per fermare il Paese è il primo passo per invertire la rotta

ADL VARESE – CIB UNICOBAS – CONFEDERAZIONE COBAS –   COBAS SARDEGNA – CUB – SGB – SICOBAS – USB – USI CIT

Per contatti e adesioni : [email protected]




Fonte: Usi-cit.org