Aprile 10, 2022
Da Collettivo Anarchico
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A 31 ANNI DALLA STRAGE DEL MOBY PRINCE
Condividiamo un messaggio pubblicato da Giacomo Sini, figlio di una delle vittime e nostro compagno
«In un giorno così difficile e così importante mi ritrovo in quarantena senza la possibilità di sentire la vicinanza e la solidarietà di chi negli anni ci è sempre stato vicino. È Solo grazie alle battaglie nate e cresciute dal basso, a chi c’era 31 anni fa e non ci ha mai abbandonati, a chi ha seguito le nostre lotte, che si è arrivati anche solo a riparlare sempre del nostro caso, a tentare di strappare uno stralcio di verità ufficiale. 31 anni, senza che sia stata fatta verità e giustizia dagli organi ufficiali dell’apparato statale. Tante parole, tante promesse, pochi fatti e tanto dolore. Ogni anno quel babbo che mi tiene in collo in questa foto sbiadita viene ucciso dalla mancanza di una giustizia che distrugge. Non ce la facciamo più ogni anno a dover ripetere sempre le stesse cose. Vorremmo un giorno poter solo commemorare le nostre ed i nostri cari, senza dover ribadire la necessità di giustizia. Vorremmo ogni anno non dover piangere altri morti sul lavoro, vorremmo non dover ricordare che ci sono ancora persone che muoiono in mare in cerca di una vita migliore senza esser soccorse o chi muore per progetti assassini di alternanza scuola lavoro. Vorremmo non dover ricordare che la sicurezza sul lavoro e nella mobilità devono essere priorità assolute.
Invece in nome di una sicurezza armata sentiamo parlare di “spese militari in aumento”, giustificate da un’emergenza nazionale. L’emergenza reale è la guerra quotidiana alle lavoratrici ed ai lavoratori, ed in questo caso non si parla mai di un aumento di investimenti a garanzia della sicurezza di queste e quest’ultimi sul posto di lavoro. Non dimentichiamoci mai che la nostra strage è stata la più grande su di un posto di lavoro in Italia. Mai smetterò di ricordare che i signori Onorato facevano viaggiare quel maledetto traghetto senza alcune delle misure di sicurezza basilari da seguire per una navigazione tranquilla. Mai messi sul banco d’imputazione. Allora continuerò a pensare che lo stato ed i suoi apparati a loro giustizia la hanno già fatta, da anni. Siamo stufe e stufi.»
Giacomo Sini



Fonte: Collettivoanarchico.noblogs.org