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Nella causa già intentata da una cinquantina di dipendenti dell’Istituto Sacra Famiglia sostenuti da USI Sanità e Cobas Sanità contro il passaggio imposto dall’azienda dal CCNL ARIS a quello peggiorativo dell’UNEBA il giudice sentenziava il 14 settembre 2021 che non era legittimo.

Questo malgrado che Cgil, Cisl e Uil avessero avallato con un accordo sottoscritto, con l’approvazione della stessa RSU, tale scelta arbitrale dell’azienda giustificandola con la riduzione del danno, invece di contrastare con la lotta come deciso dalle assemblee. Tutto questo era avvenuto nel periodo della pandemia, quando era anche stato introdotto il divieto di sciopero in tali settori.

Da parte nostra di fronte alla sentenza che ci dava ragione si è gridato alla vittoria con molto entusiasmo, ma di fronte all’azienda che aveva fatto subito appello promuovendo una causa che era stata fissata 3 mesi dopo, si è preferito attenderne l’esito per evitare, nel caso che l’azienda l’avesse avuta vinta, di ridare indietro tutte le differenze in più percepite. Ma quando è arrivato il giorno dell’appello il giudice ha preferito unificare con un’altra causa pendente da parte del Cobas del Pubblico Impiego su alcuni aspetti del recupero salariale, spostando in avanti l’appello stesso.

Pertanto la corte d’appello si è espressa ad aprile 2022 con “una proposta conciliativa che prevede l’apertura di un tavolo di trattativa per raggiungere un accordo economico che consideri complessivamente le eventuali differenze economiche nell’assetto contrattuale precedente […] nonché le eventuali ricadute in punto di orario di lavoro” nel passaggio da un contratto all’altro.

In un comunicato interno di USI in Sacra Famiglia si evidenzia che “per noi la priorità è ritornare alle 36 ore settimanali del contratti ARIS invece delle 38 attuali imposte dal contratto UNEBA. Questo comporterebbe di riavere 104 riposi annui e tutti gli aumenti normativi economici collegati. Oltre alla differenza economica di tutti gli istituti contrattuali da gennaio a giugno 2020”.

Nella comunicazione interna si sottolinea “Le cose positive sono due: Non abbiamo perso, manteniamo il vantaggio nei confronti dell’Istituto Sacra Famiglia e soprattutto la Sacra Famiglia non può non prendere in considerazione ciò che ha deciso il giudice. Se l’Istituto Sacra Famiglia si chiude a non trattare rischia la stessa sentenza di primo grado. Per quanto riguarda noi, non faremo regali e non ci accontenteremo delle briciole.” La comunicazione finisce dicendo “Non ci sarà un eventuale accordo senza deciderlo assieme”.

Come facilmente si poteva prevedere l’azienda non ha portato avanti nessuna trattativa.

La prossima udienza è fissata per il 29 giugno. Se il giudice si pronuncerà nuovamente come nella prima sentenza per l’azienda sarà un duro colpo, per il nostro sindacato e per i lavoratori e lavoratrici della Sacra Famiglia una importante vittoria dai risvolti imprevedibili.

Enrico M.




Fonte: Usi-cit.org