Giugno 15, 2021
Da Le Maquis
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Pubblicato dal Centro Studi SEA e dalla casa editrice Aipsa, Cagliari – Villacidro, 2015, 56 p.

Introduzione
L’affermazione del fascismo in Sardegna è stata un fenomeno contradditorio, legato da una parte alle strutture economiche di lungo periodo dell’Isola (su tutte la proprietà terriera e l’assenza di un’oggettivo capitalismo industriale) e dall’altra alle variazioni sociali e politiche create nei paesi sardi dal ritorno dei reduci e combattenti della Grande Guerra alle proprie case. Per la Sardegna si trattò di un momento cruciale, in cui emersero in maniera manifesta le pulsioni autonomistiche che condussero alla nascita del Partito sardo d’azione. In quello stesso periodo, però, la regione mineraria dell’Iglesiente fu colpita duramente dallo squadrismo fascista, conoscendone così l’aspetto violento e reazionario che si era espresso nel resto d’Italia, dove la convergenza tra agrari, industriali e reazionari ne aveva fatto lo strumento della repressione anti operaia e socialista. L’Iglesiente, zona di lunga tradizione industriale, era in pratica l’unica area della regione ad avere conosciuto una moderna esperienza capitalistica, con la nascita di un proletariato organizzato in leghe operaie, sindacati e movimenti socialisti che sovente si innestavano su esperimenti politici democratici e repubblicani nati nella seconda metà dell’Ottocento. Gli anni di passaggio tra l’età giolittiana e la Grande Guerra registrarono nell’Iglesiente la vittoria nei Comuni delle liste socialiste, accompagnate dall’elezione alla Camera del deputato Cavallera. Fu una “conquista rossa” che molto spaventò la proprietà mineraria e che, dal Guspinese al Sulcis, fu violentemente aggredita e smantellata dalle camicie nere mussoliniane, sino alla “normalizzazione” del Ventennio. «Ammentu» già in passato ha proposto studi sull’antifascismo e sui fenomeni ad esso collegati, su tutti l’esilio forzato e l’emigrazione. In questo numero la riflessione viene circoscritta all’area di Guspini e Iglesias, i Comuni più popolosi ed importanti del bacino minerario prima della fondazione littoria di Carbonia, mettendo in luce due particolari biografie di antifascisti guspinesi ed un quadro più ampio sulla militanza antifascista nel Comune di Iglesias. Il primo articolo ricostruisce il profilo di Cornelio Martis, guspinese, militante del movimento “Giustizia e Libertà”, con una storia di emigrazione prima in Tunisia e poi in Francia, da dove si mosse per partecipare alla guerra di Spagna, arruolato nella XII Brigata “Garibaldi”. Il suo fu un destino tragico. Non morì per mano nemica, ma nei pressi di Saragozza, “giustiziato” da un commissario politico comunista con l’accusa di tradimento (Lorenzo Di Biase).
Il secondo saggio indaga invece le origini del fascismo iglesiente, recuperando la tradizione socialista e operaia che condusse Angelo Corsi alla carica di sindaco nell’immediata vigilia della Prima Guerra Mondiale. La proposta di lettura in questo caso non si concentra su singoli casi biografici, quanto sul complesso cittadino di Iglesias, mettendo in evidenza alcune figure di militanti e resistenti, partendo dalla ricostruzione della schedatura operata dalla polizia fascista per giungere al sacrificio di Efisio Piras, giovane aviere iglesiente trucidato a Sutri dai nazisti (Simone Cara). Nel terzo saggio si propone invece la ricostruzione dell’attività antifascista di Pio Degioannis, anch’egli di Guspini. Responsabile dell’organizzazione comunista clandestina detta “Nucleo”, conobbe il confino per cinque anni, prima all’isola di Ventotene e poi a Castelli, in provincia di Teramo. Partecipò poi alla seconda guerra mondiale, prestando servizio nei Battaglioni Costieri (Lorenzo Di Biase). Filo conduttore del focus è fondamentalmente la traccia archivistica. La documentazione conservata nel Casellario Politico Centrale presso l’Archivio Centrale dello Stato rappresenta ancora oggi, anzi specialmente ora che i vincoli del tempo e della riservatezza sono sempre meno stretti, una fonte preziosa ed inesauribile. Esperienze private e ricognizioni sistematiche come quelle presentate in queste pagine offrono la lettura di inedite ed esemplari storie di vita, rinnovando al contempo la memoria di esperienze politiche e sociali da difendere e diffondere.

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Fonte: Lemaquis.noblogs.org