Novembre 17, 2021
Da Il Manifesto
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Tre mesi fa, improvvisa quanto dolorosa, la notizia della morte di Gino Strada irrompeva nelle nostre giornate di piena estate. In tantissimi si sono recati alla camera ardente allestita nella sede di Emergency a Milano: per tre giorni una coda di gente ha atteso sotto il sole cocente di entrare a portare il suo saluto a uno degli uomini più stimati ed amati del paese. Ma in tantissimi a causa del periodo non ci sono riusciti e anche per questo Emergency aveva promesso che ci sarebbe stato presto un momento di ricordo. E come quest’estate, le persone sono accorse: il Teatro Dal Verme era gremito.

LA SERATA HA VOLUTO mettere al centro le parole di Gino Strada , a partire dal titolo: «Non esistono scommesse impossibili» è una sua frase tratta da un’intervista e che ci indica uno dei grandi pregi di Gino: il lanciare continuamente scommesse e l’essere straordinariamente determinato a vincerle. Lo sottolinea Simonetta Gola, la moglie di Gino Strada, la prima persona chiamata sul palco da Fabio Fazio, il conduttore della serata. Lo fa con un aneddoto: «Una delle cose che nel tempo ho scoperto di Gino è che era un grande giocatore: di poker, di scacchi, di Bridge; a lui piaceva giocare, gli piaceva vincere, ma non vincere facile, si poneva sempre nuovi obiettivi, nuove scommesse: era una persona a cui piaceva andare avanti, sempre».

SIMONETTA, TIMIDA, commossa, dà il senso della serata: «Gino dava molto peso alle parole, che sono sempre state coerenti con le sue azioni. Ricordare le sue parole significa che il motivo per cui sono state spese è ancora valido. Ho detto tante volte che il modo migliore per ricordarlo è occuparsi dei vivi. E ci sono ancora tanti vivi che hanno bisogno che quelle parole vengano dette e quelle azioni vengano fatte. Tutto quello che viene fatto questa sera ci aiuta ad andare in questa direzione». [Le parole di Gino sono le protagoniste della serata: danno l’ispirazione ai testi, alle canzoni , alle riflessioni che riempiono la serata, traghettate da chi di Gino è stato amico, collega, sostenitore.

LUCA ZINGARETTI INTERPRETA la prima delle parole della serata, chirurgo di guerra leggendo un testo in cui Gino fa capire come quel mestiere significhi sapere accettare le sfide, perché «nei luoghi di guerra dove andiamo a lavorare non ci sono alternative». Claudio Santamaria lo segue con un articolo che Gino scrisse nel 2001, subito dopo essere stato a Genova, dove riflette sulla non violenza, mentre Valentina Canelutti per parlare di umanità fa ricorso a un testo molto caro a Gino, il Manifesto Russel-Einstein scritto nel 1955 per appoggiare la campagna antinucleare. «Ricordatevi della vostra umanità e vi dimenticherete del resto».

MARCO D’AMORE LEGGE le storie scritte da Gino di persone colpite dalla guerra, storie vere, come quella di Jamila e Vaseem «che hanno perso 3 figli e che sono rimasti l’una senza una gamba e l’altro senza occhi» e riporta le riflessioni sulla guerra a cui l’esperienza dell’Afghanistan lo aveva portato «Il vero confine difficile da attraversare è fare propria l’esperienza di altri, quello che stanno provando, non ignorarla perché non riguarda noi stessi. Se qualcuno soffre, ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un altro uomo è un gesto di violenza. Qui, nella vita degli afghani è il vero confine, il territorio della mente, quello che dobbiamo ancora esplorare per odiare la guerra».

NERI MARCORÈ RICORDA la piaga orribile delle mine antiuomo, Teresa Mannino, leggendo l’intervista che Gino Strada aveva rilasciato alla Stampa il giorno prima di morire, sottolinea che quel silenzio che ha sempre circondato l’Afghanistan e che ha permesso succedessero le cose più orribili, è tornato.

Agli interventi degli artisti si alternano quelli degli amici di Gino. Il Sindaco Beppe Sala ricorda la richiesta di sposare lui e Simonetta con il minor clamore possibile, Massimo Moratti, che aveva la fortuna di vederlo spesso, confessa come senta tremendamente la sua mancanza, Ennio Rigamonti, amico dei tempi dell’Università e del Movimento Studentesco, racconta come è nata l’idea di fondare Emergency: ammettendo il suo iniziale scetticismo, svela un ‘altra caratteristica di Gino. «Era molto bravo a convincere: sfrondava la questione dei dettagli, arriva al nocciolo, dove tu non potevi che essere d’accordo».

A VALERIO APREA è affidata una parola fondamentale e fondativa per Emergency: eguaglianza, che trae dal manifesto dell’associazione «Il mondo che vogliamo». La parola eguaglianza incarna la missione di Emergency, ribadita con semplicità dalla sua Presidente Rossella Miccio a inizio serata «Curare tutti, perché la cura è un diritto». Una parola che assieme a abolizione della guerra , va di pari passo con una terza, utopia, quella che ha sempre accompagnato la vita di Gino, l’utopia di abolire la guerra.

IN UNO DEI FRAMMENTI video che intercalano gli interventi c’è Gino che parla della frustrazione che a volte li colpisce, quando lo stesso orrore ti si presenta mille volte e allora pensi che niente cambierà, che sarà sempre la stessa cosa. Ma dice anche che la guerra non va vissuta come un destino ineluttabile, ma come una malattia che va prevenuta e curata. ]Proseguono sul palco]Carla Signoris, Giulia Michelini, Michele Serra. Dal pubblico , chiamata da Fabio Fazio, si alza Cecilia Strada, che semplicemente saluta con la mano e si risiede.

UN ALTRO AMICO, RENZO PIANO, affida a un video un messaggio affettuoso e orgoglioso di aver realizzato con lui l’ultima grande sfida di Emergency, un ospedale pediatrico in Uganda scandalosamente bello come lo voleva lui. «Gino era una di quelle persone con una bussola in testa, che in qualsiasi direzione tu lo giri , sa sempre dove andare. E dare la direzione anche agli altri». La serata si conclude con l’arrivo di Dori Ghezzi, e la Canzone di Piero , interpretata con emozione da Daniele Silvestri e Neri Marcorè, fa da ponte fra questi due uomini straordinari che odiavano entrambi la guerra e se ne sono andati troppo presto.




Fonte: Ilmanifesto.it