Gennaio 17, 2023
Da Dinamo Press
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L’ufficiale giudiziario si sarebbe dovuto presentare il 17 gennaio, come era avvenuto altre otto volte, in via Gianmaria Volontè. Lo avrebbe dovuto fare con l’ausilio della forza pubblica per procedere allo sfratto, ma la determinazione degli abitanti e la solidarietà della città è riuscita a strappare un rinvio al 28 marzo dello sgombero della palazzina dove trenta famiglie vivono da 15 anni. Solo un rinvio, in attesa che le istituzioni trovino una soluzione.

Siamo a ridosso della Centralità Porta di Roma, una delle 18 previste dal piano regolatore, che le definiva “poli rigenerativi” dei tessuti urbani periferici, dove avrebbero trovato spazio servizi a scala locale e a scala urbana. Le poche centralità realizzate sono diventate, come quella di Porta di Roma, grandi centri commerciali circondati da milioni di metri cubi di residenze.

Qui alla Bufalotta, secondo il piano del 1962,sarebbe dovuto sorgere un polo logistico, dove i tir provenienti da nord avrebbero scaricato le merci per farle poi distribuire in città da mezzi leggeri. Una buona idea che però non vide mai la luce. I proprietari delle aree, la società Lamaro dei fratelli Toti e Parsitalia di Parnasi, avevano in mente altri progetti che si materializzarono con l’amministrazione Rutelli. Fu stipulata una convenzione per realizzare un quartiere su 330 ettari di terreno dove l’edificato ne avrebbe occupati 65. Sarebbe stata allestita  un’area verde di 150 ettari, il Parco delle Sabine e lì si sarebbe attestata una diramazione della linea B della metropolitana. L’intesa prevedeva che solo il 38 per cento fosse destinato ad abitazioni che avrebbero ospitato circa 10mila persone. Il 21 per cento era adibito a servizi turistico-ricettivi. Il 25 per cento a funzioni direzionali pubbliche e private.

La costruzione iniziò nel 2007, mentre si ampliava la platea di costruttori pronti a edificare, con l’ingresso nell’operazione di Caltagirone e Mezzaroma. Nel corso della realizzazione si è ottenuto un cambio di destinazione d’uso e il 21 per cento dei servizi turistico ricettivi, così come il 25 per cento di funzioni direzionali sono diventati case, e ancora case, fino a raggiungere un milione e 345mila metri cubi. Del Parco delle Sabine se ne discute ancora e la metropolitana si è fermata a Conca d’Oro, distante quasi quattro chilometri.

Non è solo da terreni  privati che si estrae valore, avviene anche nei piani di edilizia pubblica. Fra Bufalotta e Vigne Nuove è stato costruito il quartiere Casale Nei,  nel piano di zona C22 terminato nel 2003. Appartamenti abitati da più di 5000 persone senza che per anni fossero realizzati i servizi. Qui è stato costruito un immobile dalla cooperativa Sociale “Urania. 2000” destinato ad anziani con basso reddito e finanziato al 90% dalla Regione Lazio con un milione e mezzo di euro.

I piani di zona sono nati proprio per dare una risposta a quanti un appartamento a prezzi di mercato non se lo potevano permettere. La Regione Lazio mette i finanziamenti, il Comune di Roma i terreni, i costruttori firmano una convenzione con la quale si impegnano a vendere o affittare queste case a prezzi più bassi di quelli di mercato. In decine di piani di zona della Capitale, però, i prezzi applicati sono stati proprio quelli di mercato  e per questo sono state aperte inchieste della magistratura.

La palazzina di via Volontè 9 una volta ultimata è rimasta vuota e inutilizzata per due anni, fino a quando il 3 novembre del 2007 trenta famiglie l’hanno occupata. Adesso la cooperativa proprietaria è fallita e l’immobile è stato venduto all’asta dal tribunale fallimentare per la ridicola cifra di 450mila euro. In questa zona sono in vendita appartamenti di 100 metri quadri per 250/300mila euro. Chi sia il fortunato acquirente dei venti appartamenti di via Volontè non si sa, ma sappiamo che sollecita lo sgombero degli abitanti, per disporre liberamente del bene che considera suo. Eppure quell’immobile è stato costruito con soldi pubblici.

Domenica 15 si era svolta un’assemblea convocata dagli abitanti alla quale avevano partecipato il Movimento per il diritto all’abitare, Asia-USB, gli abitanti di via Bibulo, gli abitanti dei piani di zona, chi vive sotto sfratto e tante realtà cittadine. Tutti gli interventi, oltre a portare la propria solidarietà agli occupanti, hanno ribadito la volontà di battersi per un piano casa che finalmente dia una risposta a chi è senza casa, a chi vive in occupazioni precarie, a chi è minacciato dallo sfratto e a chi attende un alloggio da anni in graduatoria.

La lotta per ottenere politiche strutturali per risolvere il problema non si ferma, perché senza casa non si può vivere.

Immagine di copertina da pagina fb Blocchi precari metropolitani




Fonte: Dinamopress.it