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A un anno dalla morte di Maria, ammazzata da uno sbirro

Un anno fa, il 24.01.2021, Maria B. è stata ammazzata nel suo appartamento di Berlino per mano di uno sbirro dopo che il suo coinquilino, sentitosi minacciato, chiamò la polizia. Quattro sbirri fecero irruzione nell’appartamento e uno di loro sparò contro di lei.

Il 24.01.2021 ha avuto luogo il presidio sotto casa di Maria.

Questo testo è stato tradotto dal sito attaque.noblogs.org, letto al microfono e diffuso in forma di volantino.

Quale verità, quale giustizia?

Gli “abusi” della polizia… gli sbirri che taglieggiano, insultano, picchiano, mutilano, stuprano, assassinano… I servitori dello Stato ne parlano come se si trattasse di episodi rari ed isolati, conseguenze di circostanze sfortunate o, nel peggiore dei casi, dovuti a qualche “mela marcia”. Ciò significa dire che, nel loro insieme, le forze dell’ordine sarebbero dei prodi cavalieri al servizio del bene. E ad ogni modo, il loro lavoro sarebbe indispensabile per la società.

Eppure, basta aprire un po’ gli occhi per accorgersi che la violenza è l’essenza stessa del potere. Una violenza spesso nascosta o considerata “normale”, come se sfruttare, aggredire, rinchiudere, assassinare qualcuno possa essere normale.

Troppo spesso, di fronte alle violenze degli sbirri, le vittime e/o i loro cari condannano il comportamento poliziesco soltanto per quanto riguarda il caso specifico che li vede coinvolti. L’esistenza dell’istituzione poliziesca e del potere che essa serve non sono quasi mai rimessi in questione. La polizia ha ammazzato Tizio? I suoi cari sporgono denuncia, fanno delle marce silenziose, soffocano la propria collera e cercano di calmare la rabbia di quelli e quelle che gridano vendetta. Denunciano le derive razziste, fasciste, antidemocratiche di alcune parti delle forze dell’ordine. Fanno appello alla legge, quella legge che esiste proprio per difendere il dominio e lo sfruttamento.

Quante volte sentiamo chiedere “verità e giustizia”? Verità: che il comportamento “criminale” di qualche sbirro venga riconosciuto (e quindi il comportamento “corretto” ristabilito). Giustizia: che i responsabili vengano puniti (in modo che il sistema resti lo stesso). E a chi vengono chieste? Alla Giustizia, quella dei tribunali, ma sicuro! Quella Giustizia per la quale gli sbirri lavorano e che non esisterebbe senza polizia. Quale verità e quale giustizia, quindi? Quelle che la Giustizia, strumento del potere politico, economico e morale, vorrà accordarci.

Tutto ciò significa avallare il potere ed i suoi servitori. Si tratta di un circolo vizioso da cui non si ha più la possibilità di uscire.

Il potere può a volte trovare utile castigare (quasi sempre in modo simbolico, ma non è questo il problema) un comportamento dei suoi scagnozzi che viene percepito come eccessivo. Siamo in democrazia, non dimentichiamolo! E le “lamentele” dei sudditi, se rimettono in causa solo alcuni dettagli del sistema, non il suo complesso, gli sono utili. Il potere può correggere le proprie lacune ed i propri eccessi, dando allo stesso tempo l’impressione di essere all’ascolto dei propri sudditi. Ciò lo rende più forte: elimina delle frizioni all’interno del suo funzionamento.

Finché ci sarà la polizia, ci saranno delle violenze poliziesche, per errore oppure di proposito, quando il potere decide di fare ricorso a quella forza che di solito tiene da parte. Ma in situazioni ordinarie, le forze dell’ordine sono ben più efficaci se appaiono attente ai diritti dei cittadini. La favola della democrazia e dei diritti umani può continuare.

Chi crede allo sbirro gentile? È sempre uno sbirro e fa il proprio sporco lavoro meglio (con meno resistenze e frizioni) dello sbirro brutale. Ma immaginiamo per un attimo che sia possibile una polizia perfettamente “gentile”, “democratica” e rispettosa dei nostri supposti “diritti”. Cosa significherebbe? Che, dall’altra parte, la popolazione sarebbe “gentile” pure lei.

Un potere che si copre della maschera della democrazia, questa colossale menzogna, avrebbe tutto il suo interesse in una polizia che non facesse quasi più, o più del tutto, uso della forza. Ciò significherebbe che dall’altra parte ci sarebbero dei sudditi che obbediscono senza sgarrare.

Il buon cane da pastore è mansueto perché le pecore sono obbedienti.

Volere una polizia che faccia “bene” il proprio lavoro significa quindi augurarsi la propria sottomissione più completa. Non ci sarebbe più bisogno del manganello, perché ciascuno e ciascuna avrebbe già uno sbirro, il più potente di tutti, nella propria testa.

Il problema fondamentale è altrove che nella violenza puntuale delle guardie. Esso sta nell’esistenza stessa della polizia, nell’esistenza stessa dello Stato che essa serve, nell’esistenza stessa di una società fondata sull’autorità e la servitù.

È per questo che non vogliamo nessuna polizia, nemmeno la più democratica, soprattutto la più democratica. Non solo perché gli sbirri sono degli assassini. Ma perché il sistema che difendono ed impongono, il mondo che ha bisogno della polizia, è esso stesso, sempre, mortifero. Perché non vogliamo più alcuna autorità. Perché vogliamo essere liberi.

[A questo link il testo originale in francese: https://lucioles.noblogs.org/post/2014/02/05/quelle-verite-quelle-justice/].


Ein jahr nach Marias tod, von einem Bullen ermordet

Maria B. wurde vor einem Jahr am 24.01.2020  in ihrer Wohnung in Berlin von einem Bullen ermordet, nachdem ihr Mitbewohner die Polizei gerufen hatte, weil er sich von ihr bedroht gefühlt hatte. Vier Bullen sind in die Wohnung eingebrochen und einer von denen hat sie erschossen.

Am 24.01.2021 fand die Kundgebung vor dem Haus von Maria statt.

Dieser Text wurde übersetzt aus attaque.noblogs.org, vorgelesen und als Flyer verbreitet.

Welche Wahrheit, Welche Gerechtigkeit?

Der Missbrauch seitens der Polizei – wenn die Bullen erpressen, beleidigen, verprügeln, vergewaltigen, ermorden – das alles wird von den Dienern des Staates als Einzel- und Ausnahmefall beschrieben, als Ergebnis ungünstiger Umstände oder einem „faulen Apfel“ geschuldet.

Dies bedeutet zu behaupten, dass die Polizisten insgesamt tapfere Ritter im Dienste des Guten seien und dass ihre Arbeit unverzichtbar für die Gesellschaft sei.

Dennoch reicht es, sich ein bisschen umzuschauen, um zu sehen, dass Gewalt die Essenz von Herrschaft ist. Diese Gewalt wird aber oft verborgen oder normalisiert, als ob die Ausbeutung, die Angriffe, die Einsperrungen und die Ermordungen normal sein könnten.

Viel zu oft verurteilen die Opfer polizeilicher Gewalt und ihrer Angehörigen das Verhalten der Bullen nur in Bezug zum Einzelfall, von dem sie betroffen sind. Das Wesen der polizeilichen Institution und des Herrschaftssystems, dem sie dient, wird fast nie hinterfragt. Die Polizei hat eine Person getötet? Ihre Angehörige stellen eine Anzeige, organisieren stille Gedenkmärsche, unterdrücken ihre Wut und versuchen den Zorn derjenigen, die nach Rache schreien, zu besänftigen. Sie denunzieren das rassistische, faschistische und antidemokratische Abdriften eines Teiles der Sicherheitskräfte. Sie appellieren an dem Gesetz, dasselbe Gesetz, das in erster Linie zur Sicherung von Herrschaft und Ausbeutung existiert.

Wie oft hören wir den Ruf nach „Wahrheit und Gerechtigkeit“? Wahrheit: das „kriminelle“ Verhalten bestimmter Polizisten sollte erkannt werden – und demzufolge das „richtige“ Verhalten wiederhergestellt werden. Gerechtigkeit: die Verantwortliche sollten bestraft werden – damit das System gleichbleibt.

Und an wen werden diese Appelle gerichtet? An die Justiz der Gerichtshöfe natürlich! Diejenige Justiz für die die Polizei arbeitet und die es ohne Polizei nicht geben würde. Welche Wahrheit und welche Gerechtigkeit sind dann gemeint? Nur diejenige, die uns die Justiz – Instrument der politischen, ökonomischen und moralischen Macht – zugestehen wird.

All das bedeutet das Herrschaftssystem und seine Diener zu stärken. Es handelt sich dabei um einen Teufelskreis, aus dem man nicht mehr rauskommt.

Das Herrschaftssystem kann es manchmal hilfreich finden, ein bestimmtes Verhalten seiner Diener zu bestrafen, das als übertrieben wahrgenommen wird. Wir leben ja in einer Demokratie, vergessen wir das nicht! Und die „Beschwerden“ der Untertanen, wenn sie nur kleine Teile des Systems hinterfragen, können auch nützlich sein. Das System kann somit ihre Lücke und ihre Exzesse korrigieren und zugleich den Eindruck erwecken, dass sie seinen Untertanen zuhört. Dies stärkt das Herrschaftssystem und beseitigt die inneren Reibungen.

Solange es die Polizei gibt, wird es Polizeigewalt geben. Aber in alltäglichen Situationen ist die Polizei erfolgreicher, wenn sie vorgibt, ein besonderes Augenmerk für die Rechte der Bürger zu haben. Das Märchen der Demokratie und der Menschenrechte kann weitergehen.

Wer glaubt eigentlich an dem freundlichen Bullen? Es handelt sich immernoch um einen Bulle und er erledigt seine Arbeit besser als der brutale Bulle. Aber versuchen wir uns kurz vorzustellen, dass eine „freundliche“, „demokratische“ Polizei, die unsere „Rechte“ beachtet, möglich wäre. Was würde das bedeuten? Das auf der anderen Seite die Bevölkerung auch „freundlich“ sein würde.

Ein Herrschaftssystem, das sich mit der Maske der Demokratie verdeckt, diese riesige Lüge, hätte ein großes Interesse daran, dass die Polizei keine Gewalt mehr benutzt. Denn dies würde bedeuten, dass es ihr gegenüber Untertanen geben würde, die gehorchen würden. Der Schäferhund ist sanftmütig, wenn die Schafe sich fügen.

Eine Polizei zu wollen, die ihre Arbeit „gut“ erledigt, bedeutet also sich die eigene, gänzliche Unterwerfung zu wünschen.  Man würde keinen Knüppel mehr brauchen, weil jede_r schon ein Polizist – der mächtigsten – in seinem_ihrem eigenen Kopf hätte.

Das Hauptproblem ist also nicht die einzelne Gewalttat der Bullen. Das Problem ist die Existenz der Polizei, die Existenz des Staates, dem sie dient und schließlich die Existenz einer Gesellschaft, die auf Autorität und Knechtschaft basiert.

Deswegen wollen wir gar keine Polizei, nicht mal die demokratischste – vor allem nicht die demokratischste. Nicht weil die Bullen Mörder sind. Sondern weil das System, dass sie verteidigen und auferlegt wird, tödlich ist. Weil eine Welt, die die Polizei braucht, eine tödliche Welt ist. Weil wir keine Autorität mehr wollen! Weil wir frei sein wollen!

[Unter diesem Link der Originaltext auf Französisch: https://lucioles.noblogs.org/post/2014/02/05/quelle-verite-quelle-justice/].


One year after Maria’s death, killed by a cop

Maria B. was murdered by a cop in her flat in Berlin a year ago on 24.01.2020 after her flatmate called the police because he felt threatened by her. Four cops broke into the flat and one of them shot her dead.

The gathering took place in front of Maria’s house on 24.01.2021.

This text was translated from attaque.noblogs.org, read aloud and distributed as a flyer.

What truth, what justice?  

The “abuses” of the police. The cops who cut, insult, beat, maim, rape, murder. The servants of the State talk about them as if they were rare and isolated episodes, consequences of unfortunate circumstances or, in the worst case, due to some “bad apples”. This is to say that, as a whole, policeman and woman are brave knights in the service of good. And in any case, their work would be indispensable to the society.

But, you only have to open your eyes a little to realize that violence is the very essence of power. A violence often hidden or considered “normal”, as if exploiting, attacking, locking up, murdering someone could be normal.

Too often, when police violence occurs, victims and/or their loved ones condemn police behavior only with regard to the specific case they are involved in. The existence of the police institution and the power it serves are almost never called into question. Did the police kill someone? His loved ones press charges, make silent marches, stifle their anger and try to calm the rage of those who cry out for revenge. They denounce the racist, fascist, anti-democratic drifts of some parts of the police. They appeal to the law, the law that exists precisely to defend domination and exploitation.

How often do we hear the request for “truth and justice”? Truth, as that the “criminal” behavior of some cop be recognized (and thus the “proper” behavior restored). Justice, as that those responsible be punished (so that the system remains the same). And to whom are they asked? To Justice, that of the courts, but sure! That Justice for which the cops work and which would not exist without police. What truth and what justice, then? Those that Justice, instrument of political, economic and moral power, will grant us.

All this means to endorse the power and its servants. It is a vicious circle from which there is no longer the possibility of getting out.

The power can sometimes find it useful to punish (almost always in a symbolic way, but this is not the problem) a behavior of the police that is perceived as excessive. We are in a democracy, let’s not forget that! And the “complaints” of the people, if they call into question only some details of the system, not its whole, are useful to him. Power can correct its own shortcomings and excesses, while at the same time giving the impression that it is listening to its subjects. This makes it stronger: it eliminates friction within its functioning.

As long as there will be police, there will be police violence, either by mistake or on purpose, when the power decides to resort to the force it usually keeps aside. But in ordinary situations, law enforcement is far more effective if it appears to take care to the rights of citizens. The fairy tale of democracy and human rights can continue…

Who believes in the nice cop? He’s still a cop and he does his dirty work better (with less resistance and friction) than the brutal cop. But let’s imagine for a moment that a perfectly “kind”, “democratic” police force that respects our supposed “rights” is possible. What would that mean? That, on the other hand, the population would be “kind” too.

A power that covers itself with the mask of democracy, this colossal lie, would have all its interest in a police force that would make almost no use of force, or no use at all. This would mean that on the other side there would be subjects who would obey without fail, obedient.

To want a police force that does its job “well” means to wish for the most complete submission. There would be no more need for the baton, because each and every one of us would already have a cop, the most powerful of all, in our heads.

The fundamental problem lies elsewhere and not in the punctual violence of the police. It lies in the very existence of the police, in the very existence of the state they serve, in the very existence of a society founded on authority and servitude.

That’s why we don’t want any police, not even the most democratic, especially the most democratic. Not just because the cops are murderers. But because the system they defend and impose, the world that needs the police, is itself, always, deadly. Because we no longer want any authority. Because we want to be free.

[At this link the original text in French language: https://lucioles.noblogs.org/post/2014/02/05/quelle-verite-quelle-justice/].




Fonte: Malacoda.noblogs.org