Gennaio 13, 2022
Da Il Manifesto
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Quando Ronnie Spector saliva sul palco con le Ronettes l’impatto visivo era totale, completo. Perché se il cosiddetto «muro del suono» (compattezza ritmica, massima orchestralità e stratificazione di suoni) del produttore (e marito dal 1968) Phil Spector aveva disvelato tutte le sue ambizioni artistiche con pezzi quali «Da Doo Ron Ron» (Crystals), solo con le Ronettes avrebbe acquisito anche un’immagine, un’estetica. Impossibile resistere a quelle acconciature a nido d’ape, a quelle minigonne, a quel trucco a occhio di gatto di Ronnie, a quella voce così intensa, un po’ melancolica, un po’ melodrammatica. Non solo: con le Ronettes (di cui faceva parte la sorella Estelle e la cugina Nedra Talley) veniva anche ridefinita l’idea virginale e immacolata che aveva caratterizzato i gruppi musicali femminili a partire dagli anni Quaranta. Con Ronnie cambiava tutto e come scriveva nella sua autobiografia (Be My Baby: How I Survived Mascara, Miniskirts and Madness), «non avevamo paura di essere ’hot’, era il nostro gioco, il nostro espediente». In pratica se le Shirelles indossavano abiti ampi e colorati, loro sceglievano costumi attillati, se le Supremes evocavano mondi maturi e rispettabili, le Ronettes erano esattamente all’opposto.

DA QUI ANCHE il profondo fascino dei media nei confronti della cantante (scomparsa mercoledì a 78 anni, vero nome Veronica Bennett), soprannominata «the original bad girl of rock ’n’ roll», la prima ragazzaccia del rock’n’roll. A lei e al suo gruppo sono legati classici del pop anni Sessanta come Be My Baby (l’intro di batteria di Hal Blaine, è tra i più imitati e riprodotti di sempre), Baby, I Love You, The Best Part of Breakin’ Up, Walking in the Rain e Do I Love You?. L’influenza estetica e artistica di Ronnie Spector è stata enorme, da Amy Winehouse che la considerava un idolo a Brian Wilson, da John Lennon a Billy Joel, dai Ramones a Chrissie Hynde e tanti altri.
Molto violento e abusivo il rapporto con Phil Spector che – come raccontava sempre nella sua autobiografia – la teneva segregata in casa, le impediva di esibirsi in pubblico e la minacciava con le armi. Addirittura nel 1966 le proibì di accompagnare i Beatles nel loro tour Usa costringendola a rimanere in California e sostituendola con la cugina Elaine. Per Ronnie fu un colpo al cuore, aveva conosciuto il quartetto in Gran Bretagna nel 1964 e li aveva rincontrati a New York quando in quell’anno erano arrivati per la prima volta negli Usa. In un’intervista del 2000 al New York Times dichiarerà di essere anche arrivata al punto di stordirsi con l’alcol in modo da poter finire in riabilitazione e lasciare così la casa in cui viveva con il produttore. Nel 1972 scapperà a piedi nudi dall’abitazione di Beverly Hills perché Phil Spector le aveva sequestrato anche le scarpe. Divorzieranno nel 1974 e in seguito alle minacce di Spector, Ronnie rinuncerà a qualsiasi pretesa sui brani; riceverà solo 25mila dollari, una macchina usata e un assegno di 2500 dollari per cinque anni; più in là nel tempo, nel 1988, una causa frutterà alle Ronettes un milione di dollari che Spector sarà costretto a pagare.

E SE PER BRIAN WILSON dei Beach Boys, Be My Baby è stato «il più grande disco pop mai registrato», altri come Billy Joel le dedicheranno canzoni (Say Goodbye to Hollywood, in seguito incisa da Ronnie con la E Street Band di Springsteen) e omaggi vari. Nel 1975 avvierà una carriera solistica registrando quattro album tra cui The Last of the Rock Stars (2006) a cui collaboreranno Keith Richards (che introdurrà le Ronettes nella Hall Of Fame e che con i Rolling Stones aveva aperto i concerti del trio in Gran Bretagna nel 1964), Patti Smith, componenti di Raconteurs e Yeah Yeah Yeahs. Nel 2016 aveva pubblicato il suo ultimo disco, English Heart, un album di cover. Negli anni Ronnie ha collaborato con Southside Johnny (You Mean So Much to Me, scritta da Bruce Springsteen e prodotta da Steve Van Zandt) e Eddie Money con cui nell’86 inciderà Take Me Home Tonight. La vocalist, morta di tumore, lascia il marito e manager Jonathan Greenfield e i due figli Jason and Austin.




Fonte: Ilmanifesto.it