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Lo scrittore è scomparso ieri a 69 anni. Il suo sguardo su Bologna nella prefazione scritta per il libro sui dieci anni di Zic.it: da un lato la città “stratificata” e fondata sul compromesso stipulato tra la borghesia e il Partito comunista e poi i suoi eredi, dal’altro la città “mai domata” che rifiuta l’omologazione.

19 Aprile 2022 – 10:14

Ieri è venuto a mancare all’età di 69 anni Valerio Evangelisti: scrittore conosciutissimo, militante politico, fondatore della rivista Carmilla, studioso e sostenitore appassionato dei movimenti sociali. Così raccontava Bologna nella prefazione scritta per il libro sui dieci anni di Zic.it: “Al di là delle apparenze, è una realtà stratificata. In superficie, il visitatore ne coglie l’ordine sostanziale, la discreta pulizia, un benessere trasbordante che confina col lusso, ma in forme meno sfacciate che a Milano. Qui l’alta borghesia non ama mettersi in evidenza. Vive sulle colline attorno, frequenta i propri circoli e ristoranti, salotti e teatri. Non la si nota. Gode ancora di un tacito compromesso stipulato a suo tempo con il Partito comunista (poi Pds, poi Ds, poi Pd). Io, ceto superiore, ti lascio governare. Tu, erede sempre più pallido del sovversivismo del dopoguerra, mi garantisci vita tranquilla. Ci arricchiremo entrambi, e sarà la città ad arricchirsi”. Ma a tutto questo si oppone la città “mai domata”, scriveva ancora Evangelisti: ovvero la città composta da quel “tessuto sociale e umano che ha rifiutato l’omologazione. E si tratta di migliaia di persone, di centri sociali, di sindacati di base, di circoli e raggruppamenti spontanei”.




Fonte: Zic.it