Ottobre 4, 2021
Da Il Manifesto
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Avvocata, insegnante e deputata, Annalisa Diaz è morta a Cagliari all’età di 86 anni. Protagonista del femminismo italiano, la sua vita è stata segnata dalla esperienza della politica delle donne da cui non si è mai discostata fino alla fine dei suoi giorni. Del taglio della differenza sessuale, Annalisa Diaz ne parlava come della sua rinascita, nel senso dato da Hannah Arendt. Appassionata e intransigente, custodiva la forza visibile che possiedono le maestre di pensiero che sanno, come amava ricordare, quanto sia appunto il pensiero più che la rivendicazione a richiedere fatica e lentezza. Apparteneva a una pratica generativa che ha costruito e fatto ordine nella genealogia di chi è arrivata prima di noi, costruendo spazi di libertà per sé e per altre cominciando da se stessa.

Quando nel giugno del 1977 viene fondata a Cagliari la cooperativa La Tarantola che gestirà il Centro di documentazione e studi delle donne della città sarda (prima in via Lanusei e ora in via Falzarego), Annalisa Diaz è insieme ad altre che fino a quel momento avevano aderito ai gruppi di Ricerca Femminista e del Collettivo di via Donizetti. Ed è ancora insieme a loro che, nel dicembre del 1978, fonda la Libreria delle Donne (quella di Milano era sorta tre anni prima, con Luisa Muraro e Lia Cigarini erano già in interlocuzione sul proposito) operando una trasformazione di pratiche che non disconosceva la lotta del movimento bensì predisponeva a quel salto che è stata la scoperta della libertà femminile.

Resta un legame con la radicalità anche nella esperienza parlamentare: la candidatura e l’elezione successiva, nelle liste della Sinistra indipendente tra il 1987 e il 1992, erano state rese possibili dalle donne con cui Annalisa Diaz aveva continuato a mantenere un patto di credibilità e autorevolezza capace di non scordarsi del punto di rispondenza con le pratiche fuori dai palazzi. In quella significativa legislatura, negli anni in cui Livia Turco, Alessandra Bocchetti e Franca Chiaromonte scrivevano il documento Dalle donne la forza delle donne (non privo di criticità per Diaz), le sue erano posizioni originali che condivideva con alcune compagne: in particolare riguardo la discussione intorno alla violenza sessuale contro le donne, il Pci era a favore della procedibilità d’ufficio mentre lei era del parere si dovesse percorrere la strada della querela di parte. Così come per l’aborto per cui si era espressa sulla depenalizzazione.

Impegnata su diversi fronti: dal lavoro ad alcuni iter professionali che discriminavano la partecipazione femminile, ricordiamo le norme sull’ammissione del personale femminile nel Corpo forestale e della Guardia di finanza (legge 30/6/1990); ancora è suo l’intervento relativo alla disaggregazione per sesso nelle rilevazioni statistiche (20 dicembre 1989) insieme a quello sul disciplinamento delle tecniche di fecondazione umana (2 agosto 1990).

Ci mancherà l’intelligenza politica e relazionale di Annalisa Diaz, amatissima e luminosa, a lei va una profonda gratitudine. Un abbraccio a tutte le compagne che le hanno voluto bene, e ai figli Giaime e Valeria Cao.




Fonte: Ilmanifesto.it