Novembre 16, 2021
Da Il Manifesto
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Vasco Rossi ha sfornato un nuovo disco, il suo diciottesimo in studio, ed è probabilmente uno dei suoi migliori lavori discografici dall’inizio degli anni 2000. Certamente un disco diverse spanne sopra al suo precedente Sono innocente uscito oramai sette anni fa.
Siamo qui, pubblicato per Virgin Records, non è solo ben registrato, prodotto e arrangiato. È un disco con pezzi validi, dove Vasco pare abbia trovato la voglia di dire nuovamente la sua, tornando anche a provocare la politica e i governanti, e aggiungere al suo repertorio qualcosa in più. Se le sue produzioni recenti sono sembrate figlie di una consolidata (e responsabile) macchina che si mette in moto in maniera automatica, necessaria prima di un tour (garantendo, con tutto questo, lavoro a centinaia di persone), ora si assapora un’aria diversa che unisce una ritrovata freschezza nello scrivere con la serenità di viversi i suoi anni. I due singoli che hanno preceduto l’uscita dell’album sono probabilmente le peggiori canzoni del disco che ha un anima tutt’altro che pop.

LO SPIRITO rock emerge immediatamente dai primi due brani e poi si riverbera in tutto il disco in quel mix fatto di cantautorato, ballate e schitarrate che ha reso Vasco un artista capace di sopravvivere, anche, al valore delle ultime produzioni discografiche. «Siamo qui» – dice lo stesso Vasco – «è molto spontaneo e diretto, divertito e divertente. È un classic rock, in direzione ostinata e contraria, come direbbe De André, rispetto alle tendenze in voga». Il disco si divide perfettamente in due, cinque brani più rock, potenti e veloci, e altri cinque brani più riflessivi e più in linea con il Vasco Rossi post Gli spari sopra. La seconda traccia, che vede la mano di Vince Pastano (come tutta la «cinquina rock»), L’Amore L’Amore, ha quel sapore anni ’70 che Vasco ha fatto suo e modellato negli anni ’80, è un pezzo potente, veloce, ballabile, ironico e che molti e molte inseriranno nelle proprie playlist invernali.

LA CINQUINA più intima e riflessiva vede invece gli arrangiamenti di Celso Valli, storico collaboratore del Blasco. Ho ritrovato te è una bellissima, malinconica e profonda acustic-ballad. Il gioco tra chitarre acustiche ed elettriche mette quella necessaria tintura di grigi che fa viaggiare l’ascoltatore. Il tutto pare essere un regalo anticipato a se stesso, e soprattutto al suo pubblico, per i suoi 70 anni.




Fonte: Ilmanifesto.it