Gennaio 25, 2023
Da Radio Blackout
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In Algeria è in atto una feroce campagna del regime contro i dissidenti. Una repressione crescente, fatta di intimidazioni, arresti arbitrari e pesanti condanne, che ha messo in ginocchio la rivoluzione democratica popolare iniziata nel 2019.
Nel mirino della polizia i sostenitori dell’Hirak, il movimento pacifista per un’Algeria libera e democratica, nato nel febbraio 2019 per opporsi alla candidatura al quinto mandato del presidente Abdelaziz Bouteflika ha continuato a battersi per radicali riforme politiche come la partecipazione della società civile alla vita politica del paese, la fine dello stato militare, l’indipendenza della magistratura, le libertà di espressione e manifestazione.
L’effetto delle proteste è stato un inasprirsi progressivo della repressione da parte del sistema di potere algerino, che ha comportato l’aumento dei detenuti politici senza alcun limite di età, come nel recente caso del sedicenne Rahim Attaf, accusato di “istigazione ad assembramenti armati”. Forte anche la pressione nei confronti dei media.
Il movimento ha avuto una battuta d’arresto nel periodo iniziale della pandemia, che è stata devastante al di là dei risicati numeri ufficiali.
Migliaia si persone sono state arrestate dal lockdown in poi. Periodicamente alcuni gruppi vengono rilasciati, mentre avvengono nuovi arresti.
La situazione politica in Algeria è del tutto opaca per i media italiani. Il regime approfitta del ruolo strategico che ha oggi l’Algeria per i paesi europei, affamati di gas e idrogeno. Tutti i capi di governo italiani si sono recati in Algeria per trattare buoni affari.
Ne abbiamo parlato con Karim Metref, insegnante e blogger di origine cabila

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Fonte: Radioblackout.org