Ottobre 19, 2021
Da Radio Blackout
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La guerra in Algeria stava avviandosi alla fine. Il braccio di ferro militare era a favore dell’esercito francese, ma il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino aveva segnato dei punti, aprendo un fronte interno alla stessa Francia. Il 17 ottobre, l’FLN lanciò un appello per manifestare a Parigi contro il coprifuoco etnico imposto agli algerini nella capitale francese. Il prefetto Papon, su ordine del presidente De Gaulle, non esitò a massacrare i manifestanti inermi. Non si è mai saputo il numero esatto dei morti, ma pare che il bilancio sia stato di oltre duecento persone. Questa strage è stata negata per decenni nonostante la Senna, in cui erano stati gettati tanti cadaveri, li restituisse agli occhi della “patria dei diritti umani”. Uno dei tanti crimini che segnarono quasi otto anni di guerra di indipendenza in Algeria, dove il ricorso alla tortura e alle uccisioni extragiudiziali fu sistematico.
Domenica scorsa Macron ha provato maldestramente a metterci una pezza, riconoscendo pubblicamente gli orrori commessi nel cuore di Parigi. Macron è in grande difficoltà politica con il governo algerino, dopo alcune dichiarazioni giudicate offensive e per le quali l’Algeria ha deciso il ritiro dell’ambasciatore e il divieto di sorvolo per i velivoli militari francesi diretti in Mali e Niger. La partita tra Francia e l’Algeria è decisamente complessa e va ben al di là degli opposti nazionalismi, per investire direttamente questioni cruciali come il rifiuto dell’Algeria di accettare Jihadisti con passaporto francese e con il ruolo strategico dell’Algeria per il controllo del Sahel.

Ce ne ha parlato Karim Metref, insegnante, blogger di origine Cabila

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Fonte: Radioblackout.org