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Secondo la delegazione arrivata da Roma “Yaya è morto per nessun motivo”, attacca il Coordinamento Migranti, raccontando anche che durante il sopralluogo “alcune decine di richiedenti asilo, impiegati come interinali, protagonisti degli scioperi della scorsa settimana, sono stati portati lontano dal magazzino con la scusa di un’improvvisa riunione”.

02 Dicembre 2021 – 11:37

“La Commissione d’inchiesta si è resa complice di Sda nel coprire con il silenzio la morte di Yaya Yafa e le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti migranti e richiedenti asilo dentro il magazzino”. Il Coordinamento Migranti commenta così il sopralluogo compiuto all’Interporto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Il magazzino Sda è lo stesso in cui “qualche settimana fa Yaya Yafa ha perso la vita rimanendo schiacciato durante le operazioni di carico e scarico. Lo stesso magazzino in cui venerdì 19 novembre i migranti richiedenti asilo assunti tramite agenzie- scrive il Coordinamento- hanno deciso di scioperare per denunciare ore di straordinario non pagate, contratti di breve termine, e il rischio a cui vengono costantemente esposti. In questo magazzino un lavoratore è morto perché assunto per pochi giorni, senza alcuna formazione sulla sicurezza e senza alcun controllo. E’ morto perché succede regolarmente che vi siano mezzi che si muovono anche quando non dovrebbero, o che vi siano lavoratori che non sanno perché un mezzo si muove e per questo, come successo a Yaya, rischiano la vita. E’ lo stesso magazzino dove come rappresaglia dopo lo lo sciopero sette lavoratori sono stati sospesi ed altri minacciati con richiami disciplinari, mentre nessuno dei dirigenti rischia il posto di lavoro”.

Per Gianclaudio Bressa, senatore del Partito Democratico e presidente della Commissione parlamentare, però, “la politica di sicurezza della Sda è apparsa ‘significativamente trasparente e avanzata’. Questa commissione però- continua il Coordinamento- non ha fatto nessuna inchiesta: avrebbero potuto leggere i resoconti delle mobilitazioni e le denunce prodotte dagli stessi lavoratori riuniti nel Coordinamento Migranti Interporto, ma ha solo partecipato ad una sfilata organizzata da Sda. Infatti, forse Bressa e gli altri componenti della Commissione non sanno che al momento della visita alcune decine di richiedenti asilo, impiegati come interinali, protagonisti degli scioperi della scorsa settimana, sono stati portati lontano dal magazzino dai dirigenti Sda con la scusa di un’improvvisa riunione. Alcuni di loro pensavano che si trattasse dell’incontro promesso durante lo sciopero da una dirigente del gruppo Metra, che aveva assicurato di verificare l’effettivo rispetto dei contratti e degli orari. Di questo incontro, invece, non c’è traccia e l’unico scopo di queste convocazioni era tenere questi lavoratori lontani, non farli vedere e non farli parlare di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta. La ‘logistica etica’ che piace tanto al nuovo sindaco Matteo Lepore e alla giunta della ‘città più progressista d’Italia’ consiste nel nascondere il lavoro migrante agli occhi di chi dovrebbe controllare. Sotto il naso dei nostri onorevoli i padroni del magazzino hanno dato una prova pratica di come funzionino i protocolli sulla sicurezza: una finzione che dura il tempo di una visita. In questo modo, la Commissione d’inchiesta si è resa complice di Sda nel coprire con il silenzio la morte di Yaya Yafa e le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti migranti e richiedenti asilo dentro il magazzino. Secondo la Commissione d’inchiesta e Sda Yaya è morto per nessun motivo e i lavoratori che hanno scioperato lo hanno fatto per nessun motivo. Secondo loro il lavoro migrante è invisibile. I motivi però ci sono e anche i lavoratori migranti e richiedenti asilo stanchi di queste condizioni, nessuno potrà stupirsi se la situazione dentro il magazzino non sarà tranquilla nelle prossime settimane”.




Fonte: Zic.it