Settembre 21, 2022
Da Radio Blackout
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L’ennesima alluvione, con l’ennesimo esito tragico di 11 vittime e 2 dispersi al momento. L’alluvione nelle Marche degli scorsi giorni nella provincia di Ancona ha devastato il territorio e i suoi abitanti. Un evento certamente estremo da un punto di vista pluviometrico, a prescindere dagli effetti dell’uomo sul territorio. Ma che avviene comunque in un territorio fragile, urbanizzato e nei contorni di una politica che si basa sulle emergenze e “sul giorno dopo”, dove ogni stagione contiamo vittime e danni legate a calamità naturali, senza fondamentalmente fare nulla.

Tra allerte meteo ritenute inadeguate e carenze nella macchina gestionale e comunicativa, e una indagine per omicidio e inondazione colposa, l’alluvione nelle Marche rappresenta un evento torbido, complesso e tragico allo stesso tempo, dove il fiume Misa già esondò a Senigallia nel 2014 causando vittime. Di manutenzione del letto fluviale, di prevenzione, di interventi sul territorio però, annunciate ai tempi, neanche l’ombra. Di nuovo, si ragiona ad emergenza già avvenuta anziché prevenire.

Lo studio del clima ci dice chiaramente che ci sarà, anzi c’è già, un aumento degli eventi meterologici estremi, che da rari diventeranno sempre più comuni, con tempi di ritorno sempre più ridotti. E che diventeranno sempre più intensi. In tutto ciò, in Italia, manca ancora un Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico e ai grandi eventi atmosferici, nonostante la penisola sia un territorio geodinamico, esposto e vulnerabile ai sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi, con un rischio di dissesto idrogeologico molto alto (ma non solo, basti pensare al rischio sismico). L’iter per l’approvazione del documento è partito nel 2016, per poi di fatto arenarsi.

La prorità dell’affrontare i rischi naturali, maggiormente intensi in relazione ai cambiamenti climatici, è assolutamente accantonata. Di prevenzione del dissesto idrogeologico, ancora nessuna traccia. Il consumo del suolo continua a galoppare. I soldi ci sono, legati anche al PNRR, ed eppure non si vogliono investire nella manutenzione del territorio e nella gestione del rischio. Le responsabilità quindi, seppure fumose, esistonono e vanno cercate sicuramente nella macchina politica e decisionale dello stato Italiano in tutte le sue propaggini.

Di tutto ciò ne, e anche dell’importanza di imparare a convivere col rischio e cambiare i pattern educativi ambientali, parliamo con Jacopo Pasotti, geologo, divulgatore e comunicatore scientifico, esperto di cambiamenti climatici:





Fonte: Radioblackout.org