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Nei giorni scorsi sono entrati in un penitenziario dell’Emilia-Romagna insieme alle madri, finite in cella per una pena di 20 giorni e per un provvedimento di custodia cautelare. In questi casi i bambini subiscono “condizioni di forte disagio”, affermano i Garanti dell’infanzia e dei detenuti sottolineando “il silenzio delle istituzioni che dovrebbero modificare la situazione”.

31 Luglio 2021 – 14:22

Ancora bambini costretti a vivere in carcere: nei giorni scorsi sono entrati in un istituto penitenziario dell’Emilia-Romagna due bambini di appena sette e di 17 mesi, insieme alle loro mamme (una per scontare una pena di 20 giorni, l’altra per un provvedimento di custodia cautelare). Lo segnalano la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Clede Maria Garavini e il Garante dei detenuti Marcello Marighelli, secondo cui questi due casi confermano che “si continua ad assumere decisioni e a valutare situazioni senza tenere ben presenti le esigenze specifiche dei bambini connesse alla loro crescita e i diritti sanciti da norme internazionali e nazionali, in particolare l’interesse superiore del fanciullo che, come indicato dall’articolo 3 della Convenzione Onu, deve orientare tutte le scelte relative alle persone di minore età”. Nelle carceri emiliano-romagnole “alcuni bambini continuano ad essere presenti e trascorrono periodi più o meno lunghi, assieme alle loro mamme, in spazi ristretti, poveri e disfunzionali: limitati nei movimenti, nelle possibilità di sviluppo, a contatto con un mondo adulto, con un’organizzazione e con un sistema di relazioni che non aiutano ad allenare le competenze e a favorire l’evoluzione nei diversi ambiti”, affermano i Garanti sottolineando “il silenzio delle istituzioni che dovrebbero modificare la situazione, l’assenza di azioni concrete e di passi significativi in direzione di quanto indicato dalla normativa in materia (la legge 62 del 21 aprile 2011, che prevede l’istituzione di case famiglia protette per evitare del tutto l’ingresso dei bambini in carcere)”. Per i Garanti è quindi necessario “evidenziare il permanere delle condizioni di forte disagio in cui vivono alcuni bambini della nostra regione” e “sollecitare gli interventi necessari in applicazione, appunto, di quanto già stabilito dalla legge”.




Fonte: Zic.it