Dicembre 7, 2022
Da COMIDAD
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Secondo la narrativa ufficiale ci troveremmo nella fase di coda di una pandemia – che però potrebbe riprendere virulenza -, e nel pieno di una crisi economica ed energetica, aggravata da una guerra che potrebbe generare una crisi alimentare planetaria e persino un conflitto atomico globale. Eppure sentivamo che  ancora ci mancava qualcosa per essere davvero felici. Da qualche giorno infatti è finalmente arrivata una nuova emergenza, quella del terrorismo anarchico, in seguito ad un presunto attentato ad una diplomatica italiana in Grecia. Si ipotizza che il presunto attentato sia attribuibile ad anarchici greci, che sarebbero a loro volta in contatto con loro omologhi in Oregon (dati gli storici legami tra Grecia ed Oregon); il tutto sarebbe da inquadrare in una rete anarchica internazionale nata da un patto sovversivo, che pare sia stato stretto a Torino.
Creare un’emergenza-terrorismo oggi è un’attività di tutto riposo. Una volta occorreva che si riunissero Gladio, la CIA, l’Ufficio Affari Riservati e la P2; magari erano sempre le stesse persone con tessere diverse, ma comunque un po’ di sforzo ci voleva. Adesso invece basta che il più fesso dei funzionari si metta al computer per inventarsi facilmente una minaccia terroristica con qualche finto messaggio sui social o con qualche comunicato di rivendicazione di fantomatici attentati. La Digos, giacché è stata mandata e ormai si trova lì, uno straccio di indizio lo rimedia sempre: una bottiglia con cui volevano confezionare la molotov, una pentola con la quale fabbricare una bomba, una busta di plastica con cui volevano soffocare la cugina di terzo grado della Meloni. Si parla tanto dei “rivoluzionari da tastiera”, ma ci si dimentica dei “reazionari da tastiera”, cioè di queste ondate di “false flag” virtuali e a costo zero, tramite le quali è un’inezia suscitare allarmismi e atmosfere forcaiole.
L’attuale sistema di potere è ormai drogato di emergenze, e tende a produrne meccanicamente sempre di nuove, in base all’effetto sponda tra le lobby d’affari ed un’opinione pubblica forcaiola e gonfiata dall’allarmismo dei media. Il sistema di potere oggi è come una macchina che abbia solo l’acceleratore e non il freno, e infatti la tenaglia tra moralismo punitivo e business ha schiacciato tutte le tradizionali funzioni di compensazione e di riequilibrio. Il termine “doppiopesismo” non si usa più tanto, è più fine dire “doppio standard”; ma, comunque lo si voglia chiamare, appare strano il denunciare la “polizia morale” iraniana (ammesso che la narrativa mediatica a riguardo sia attendibile), ma non accorgersi che anche da noi vige lo stesso orrore del sacrilegio. Invece che di veli, si tratta di presunti vaccini: stabilito che i famosi sieri non sono approvati in via definitiva e che non preservano dal contagio, qualsiasi ipotesi di obbligo non ha la minima pezza d’appoggio legale, perciò si ricorre impudentemente al sacro, pretendendo un atto di sottomissione e di fede nei confronti delle divinità dell’Ascienza e dell’Emergenza.

Lo Stato di Diritto era un’illusione, ma questa illusione aveva retto per quasi due secoli. Dai tempi di Cicerone il Diritto e l’arte retorica erano inestricabilmente legati; infatti il Diritto si fondava sull’artificio verbale in grado di conciliare gli opposti e smussare le contrapposizioni, ma ora l’insolenza dell’emergenzialismo rende impossibile praticarlo. In altri tempi i giudici costituzionali sarebbero riusciti ad escogitare un escamotage, un elegante cavillo per salvare capra e cavoli, in modo da evitare sia di sconfessare i governi e il Presidente della Repubblica, sia di ammettere sfacciatamente che il loro arbitrio sui corpi dei cittadini è incondizionato e illimitato. Non che anche prima non ci fosse lo stesso arbitrio, ma era fondamentale per l’equilibrio del sistema non esplicitarlo. Smarrita l’eloquenza del Diritto, la Corte Costituzionale non è più capace di parlare, si esprime a grugniti.
Lo sdoganamento “costituzionale” della biopolitica non ha soltanto implicazioni sanitarie, ma generalmente securitarie. Le grandi multinazionali del digitale hanno trovato nella biometria applicata alla sicurezza il loro grande business dell’avvenire. Ci sono state delle proteste tra il personale di Google e di Amazon, in quanto queste due corporation hanno ottenuto dei contratti dal governo israeliano per la fornitura di software di riconoscimento facciale da applicare nei confronti dei palestinesi.
Gli uomini dei servizi di intelligence e di sicurezza israeliani, quelli che hanno individuato le emergenze securitarie e sollecitato i contratti con le multinazionali del digitale, chissà dove andranno a lavorare una volta che hanno lasciato il loro posto nell’amministrazione pubblica. Guarda la combinazione: vanno a lavorare nelle stesse aziende che hanno da loro ottenuto i contratti. Ecco quindi le spie israeliane che vanno ad occupare posti ben remunerati in Google, Amazon, Facebook e Microsoft. Si tratta della solita orgia di porte girevoli tra pubblico e privato, che rappresenta il marchio di fabbrica delle lobby d’affari. La lobby è appunto trasversale alla fittizia distinzione giuridica tra Stato e Mercato. A quando un software biometrico per il riconoscimento facciale degli anarchici? Anche gli agenti segreti nostrani hanno diritto a farsi una bella carriera in Amazon.

In Francia la presidenza di Macron si sta manifestando come un caso eclatante di lobbying. Ovviamente le varie inchieste giudiziarie su Macron per gli scandali dei finanziamenti da parte delle multinazionali Uber e McKinsey finiranno a tarallucci e vino. Ma il problema non è di stabilire quanto sia corrotto Macron, bensì di capire quanto sia in grado di sfuggire agli automatismi emergenziali, cioè se sia capace di far solo lobbying o anche politica nel senso tradizionale. Gli stessi media che oggi fanno la morale a Macron per i finanziamenti illeciti, probabilmente sarebbero pronti a impartirgli la lezioncina morale anche se egli volesse sottrarsi ai sacri rituali emergenziali.
Macron ora si candida per mediare con la Russia, ma bisogna vedere di quale Russia si sta parlando, se di quella reale, o di quella fantasmatica/emergenziale, quella funzionale al business della sicurezza e delle armi. Come è noto, per la Francia le cose si mettono al peggio in Africa e, dopo dieci anni, Macron ha dovuto mettere fine all’intervento militare francese in Mali. Dieci anni fa l’emergenza che aveva giustificato il business bellico era il terrorismo islamico. Oggi il governo del Mali ha preso le distanze dalla Francia e ne ha accelerato lo sfratto dal proprio territorio, mettendo in cima alla lista degli sfrattati le famigerate ONG. Di chi la colpa? Secondo la prestigiosa BBC la risposta è ovvia: la colpa è della disinformazione russa, infatti i cittadini del Mali oggi inneggiano alla Russia; quindi in Africa la Russia sarebbe la nuova emergenza. Ce n’è abbastanza per essere scettici sulla capacità di Macron di esercitare davvero un ruolo di mediazione con la Russia.

Ringraziamo Michele.




Fonte: Comidad.org