Settembre 14, 2022
Da COMIDAD
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L’emergenzialismo è come l’invasione degli ultracorpi. Magari riesci a sfuggire la prima volta, la seconda, e persino la ventisettesima, ma alla fine arriva sempre il baccellone che ti frega. Anche molti di quelli che non si erano fatti incantare dallo spread e dal Covid, si sono lasciati ipnotizzare dall’emergenza gas.
Tutti in casa hanno la prova materiale, documentale, che la guerra in Ucraina non c’entra niente con l’aumento delle bollette. La prima stangata è infatti piombata sulle teste e sulle tasche degli utenti nel mese di gennaio, ed era stata ampiamente annunciata già nel mese di dicembre, mentre la guerra è cominciata a fine febbraio. Dato che si trattava di bollette da svenimento (e non per modo di dire), la memoria dovrebbe essere ancora vivida, ma la suggestione mediatica ha annebbiato le menti e i ricordi, per cui la questione dell’aumento dei prezzi del gas è diventata una diatriba sulle sanzioni e controsanzioni sul gas russo.
Persino la proposta di sganciare le quotazioni del gas dalla trappola del TTF di Amsterdam era precedente alla guerra; come pure erano già iniziati i problemi di fornitura di gas dalla Russia; ed era ovvio, dato che i vecchi gasdotti manifestavano la loro obsolescenza, mentre il nuovo gasdotto North Stream 2 era bloccato sine die. Se Putin avesse avuto il buongusto di iniziare la guerra con tre mesi di anticipo (come del resto era plausibile, dato che proprio un anno fa la NATO aveva sbarrato la strada ad ogni accordo), nessuno si sarebbe accorto di niente.
Per le stesse suggestioni mediatiche, la proposta di porre un tetto al prezzo del gas si è trasformata in tutt’altro, cioè porre un tetto al prezzo del gas russo, come se si trattasse di una sanzione aggiuntiva. Capita spesso che uno dica una cosa e che l’interlocutore finga di capirne un’altra, ed è anche vero che il governo italiano porta avanti la proposta senza convinzione, ma solo come contentino/ansiolitico per le associazioni degli industriali. In questa circostanza però c’era poco da fraintendere, dato che la stessa Commissione Europea, anche se solo in un documento preliminare, cominciava ad ammettere che era stato un errore vincolare la fissazione del prezzo del gas ad un mercato dal volume ridotto di scambi come è la Borsa di Amsterdam, nella quale anche limitati movimenti di capitale sono in grado di creare gravi turbative. Bisogna dare atto ai consulenti che hanno stilato quel documento, targato Commissione Europea, di aver cercato di dire qualcosa di vero, pur “lubrificandone” la confezione e rendendola compatibile con la grancassa mediatica, tramite la pezza d’appoggio della magica formula del “colpa di Putin”. Insomma, si è cercato di raccontarla così: vincolarsi al prezzo stabilito ad Amsterdam non sarebbe stata in sé una cattiva idea, ma purtroppo le ristrette dimensioni degli scambi che si svolgono in quella Borsa danno modo a quei cattivoni di Gazprom di speculare. Si è cercato di metterla sul piano del “siamo stati troppo ingenui e fiduciosi”. Tutto inutile, dato che di svincolarsi dal cappio di Amsterdam, ancora una volta non se ne parla. Anzi, la cosa sta cominciando a strutturarsi in tabù, per cui, dopo quelli dell’Ascienza, occorre accettare anche i responsi di un inesistente Libero Mercato. Cosa ci sia di libero nell’obbligare a sottoporsi ai diktat di una bisca online come il TTF, ovviamente non lo spiegano, perché il popolino deve campare di slogan. Si sta creando lo stesso clima della psicopandemia, quando sembrava che la polmonite facesse visita per la prima volta al genere umano, ed anche solo pensare di derogare dal protocollo sanitario prendendosi un’aspirina, violava l’ordine dell’Universo e ti trasformava in terrapiattista.

Per “lubrificare” la verità se ne sono messi in ombra pezzi fondamentali, dato che il vero problema speculativo riguarda la finanziarizzazione del mercato delle materie prime con i famosi titoli derivati detti “future”. Questi titoli vengono narrati come un modo in cui il compratore o il venditore si garantiscono contro le variazioni di prezzo, perciò si tratterebbe di una sorta di assicurazioni. Ma ha senso un’assicurazione che finisce per costare più del bene assicurato? E ha senso contrarre un’assicurazione su un bene che non è tuo, bensì di altri con cui non hai, e non avrai, nulla a che fare? Infatti la maggior parte degli investitori in “future” non hanno alcun interesse al gas e alle altre materie prime in quanto tali, ma esclusivamente alla speculazione al rialzo o al ribasso sui titoli. Per questo motivo una piccola Borsa come Amsterdam è un vero e proprio paradiso per gli speculatori, poiché consente di puntare alla grande senza rischiare con grossi investimenti.
La finanziarizzazione massiccia dell’economia è cominciata alla fine degli anni ’70, in particolare nel Regno Unito. In Borsa si creano valori fittizi, a loro volta gonfiati artificiosamente. Ma il trucco può funzionare solo se c’è la complicità attiva dei governi, che si integrano col lobbying finanziario e si incaricano di gonfiare il valore delle società azionarie sgravandole dalle tasse e trasferendo la fiscalità sull’IVA e sulle accise sui consumi di prima necessità. Il valore delle aziende può essere gonfiato anche bloccando i salari e facilitando i licenziamenti; oppure, come nel caso attuale, favorendo aumenti di prezzi che non corrispondono per nulla ai costi di produzione ed ai volumi di domanda e di offerta. A tutto questo non c’è opposizione, e non potrà esserci finché dietro il fantasma dell’inesistente liberismo non si individuerà il nemico vero e concreto, cioè l’assistenzialismo per ricchi. Il castello di illusioni si regge sulla distrazione e diversione, sull’autoreferenzialità mediatica, per cui oggi le opinioni pubbliche devono essere condizionate a credere che le sorti del prezzo del gas siano legate agli esiti della guerra in Ucraina. In questa bolla mediatica finiscono per essere fagocitati anche commentatori tanto benintenzionati quanto malinformati.
Sembrerebbe quasi che la riconversione al gas attuata nell’ultimo trentennio fosse in funzione del gas russo, che è certamente disponibile in grande quantità ed a basso costo. Il punto è che anche togliendo dal mercato europeo l’economico gas russo, non ci sarebbero comunque le condizioni oggettive per un aumento dei prezzi di dieci o quindici volte come sta accadendo adesso. Anche la fiaba secondo cui tutto ciò ci avrebbe colto alla sprovvista e nel mezzo di un’ingenua transizione energetica dal fossile al rinnovabile, sta lì giusto per fare il solito intrattenimento recriminatorio. Non potevano mancare i soliti finti piagnistei sul nucleare, che ha costi talmente mostruosi e imprevedibili da potersi spiegare solo con due motivi: o farci le bombe, oppure usarlo come copertura per traffici di scorie radioattive. Nel caso italiano ovviamente il motivo è il secondo.

In realtà già nel 2019 un documento del dipartimento dell’energia del governo statunitense faceva sapere che si sarebbe incrementata la produzione americana di gas di scisto al nobile scopo di “liberare” e “salvare” l’Europa dalla dipendenza dal gas russo. Da più di tre anni la Commissione Europea sapeva che, volenti o nolenti, avremmo dovuto comprare il costoso gas di scisto degli USA, e che quindi i prezzi sarebbero aumentati; e non ci voleva neppure una mente superiore per capire che la contestuale finanziarizzazione forzata del mercato delle materie prime avrebbe determinato una combinazione “emergenziale”. Ma quale prospettiva poteva essere più rosea per un sistema di potere ormai drogato di emergenzialismo? Alla Von Der Leyen non sarà sembrato vero di avere l’occasione di imporre un piano di privazioni a quattrocento milioni di persone. Sarà uno spasso anche per i moralisti da strapazzo che, con l’alibi dell’ambiente, della lotta al “liberismo” e della immancabile “protezione dei fragili”, potranno scatenare i loro istinti polizieschi.




Fonte: Comidad.org