Dicembre 15, 2021
Da Finimondo
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Vai a sapere perché, ma un bel mattino di fine autunno arriva una piccola intuizione: e se nelle colonie si prendessero di mira anche i ripetitori? Dopotutto, in questi contesti come altrove, perché mai i ribelli non dovrebbero a loro volta identificare queste strutture di dominio come obiettivi legittimi per le proprie ragioni? Se da tre anni ormai è risaputo che diverse antenne vengono incendiate nell’isola di Reunion, che dire ad esempio delle Indie Occidentali, scosse da un’ondata di sommosse nelle ultime settimane, o della Nuova Caledonia nel Pacifico meridionale, che ha visto numerosi attacchi all’industria mineraria del nichel, e dove è previsto per domenica il terzo referendum sull’indipendenza? Certo, c’è da sospettare che questo tipo di sabotaggio incendiario non sia stato necessariamente proposto da un potere che intende evitare di pubblicizzare esempi potenzialmente contagiosi, né dai suoi aspiranti dirigenti che desiderano prendere le redini dello sviluppo tecnologico… ma non c’è forse il detto che chi cerca trova?

In Martinica, il 6 dicembre è trapelata una piccola informazione dalla bocca del sindaco del comune del Diamante, nel programma Sa Zot Ka Di della radio statale Martinique 1ère. Nel bel mezzo di una descrizione apocalittica dell’impatto delle rivolte sul turismo, i cui hotel e ristoranti hanno in tempi recenti sentito più il calore delle barricate bruciate che quello della sabbia, il sindaco Môssieur ha espresso in diretta il proprio sconcerto per due attacchi compiuti dai suoi amministrati in collera. Il primo è avvenuto lo scorso 24 novembre all’alba, quando il lucchetto sul cancello e poi le porte metalliche dell’enorme stazione Météo-France situata a Morne Chalopin sono stati spaccati… prima che l’edificio che ospita la sfera-radar venisse devastato dalle fiamme, così come la costruzione in muratura situata a una ventina di metri. Completamente fuori uso, sarà ora il radar della vicina isola di Guadalupa, «molto meno efficiente», a procurare i suoi dati alle autorità locali perché queste possano gestire meglio la loro popolazione. Quanto al secondo attacco, nello stesso periodo, riguarda l’incendio di un’antenna-radio posta su una cisterna d’acqua, di cui non si sa molto, se non che il primo cittadino ha usato il plurale riferendosi alle strutture di telecomunicazione distrutte nel comune del Diamante, in un suo comunicato stampa ufficiale del 28 novembre, in cui deplorava «i numerosi atti vandalici compiuti le scorse notti da individui che non sanno cosa sia il bene pubblico»! In ogni caso, si tratta più di una seconda volta che di una prima, dato che già l’anno scorso nel sud della Martinica e durante la stagione turistica, a Saint-Joseph erano state bruciate due antenne.

Dal lato della Nuova Caledonia, dove molti Kanak indipendentisti della colonia chiedono il boicottaggio del voto di domenica 12 dicembre sull’autodeterminazione dell’isola, lo Stato francese ha dispiegato nelle ultime settimane importanti risorse per prevenire ogni disordine: 1.400 gendarmi, 250 soldati e un centinaio di poliziotti di rinforzo sono stati inviati nell’isola. Il tutto accompagnato da 160 mezzi leggeri, 30 mezzi corazzati, due elicotteri Puma e un aereo Casa dell’esercito. Così come è stata rafforzata l’antenna locale del GIGN «per far fronte a tutti i tipi di situazione»

Si pone quindi una antica domanda ai rivoltosi che non intendono restare passivi o rassegnati di fronte a un’occupazione militarizzata della zona: cosa possono fare in una situazione del genere piccoli gruppi, agili e determinati, che conoscono il loro ambiente meglio di chiunque altro? L’inizio di una risposta si può trovare negli incendi di strutture ostili avvenuti la stessa notte fra mercoledì 8 a giovedì 9 dicembre in due diversi luoghi del territorio, il primo alle porte della capitale Nouméa nel comune di Mont-Dore contro l’antenna-radio del quartiere Robinson, e il secondo contro il sito Telecom di Ouano nella città di La Foa, a un centinaio di chilometri più a nord.
L’organismo ufficiale che si occupa in particolare delle infrastrutture critiche dell’isola, ovvero l’Ufficio delle Poste e Telecomunicazioni (OPT), ha infatti lamentato la distruzione notturna di due antenne di telefonia mobile mediante l’uso di pneumatici incendiati, che ha «danneggiato la fibra ottica» su ciascuna installazione, e provocato danni nell’area sia alla telefonia fissa e mobile che ad internet. Data la delicatezza di questi sabotaggi, il giudice ha deciso, come avviene nelle metropoli con la sua cellula Oracle, di associare la sezione centrale di ricerca (SR) della gendarmeria di Nouméa agli investigatori locali dei comuni interessati.
In Nuova Caledonia, d’altronde, l’Ufficio delle poste e telecomunicazioni sembra essere particolarmente nel mirino negli ultimi tempi — oltre ai suoi ripetitori, dato che lo scorso fine settimana sono stati distrutti anche due dei suoi bancomat nei villaggi di Poum e Katiramona (Dumbéa). Ebbene, nel contempo, dopo che col pretesto del covid-19, questa colonia è stata posta sotto stretto confinamento (chiusura di scuole e attività commerciali «non essenziali», coprifuoco dalle 21 alle 5, spostamenti diurni soggetti a certificazione) dal 7 settembre dal governo, poi “alleggerito” da fine novembre fino al 19 dicembre, ancora con il coprifuoco (dalle 23 alle 5), il pass sanitario e il divieto di assembramenti superiori a 30 persone, non è sorprendente che alcuni nottambuli siano andati a fare una passeggiata in territorio ostile per interrompere i flussi del controllo tecnologico.
Come suol dirsi: dal centro alla periferia, a ciascuno il suo!
 




Fonte: Finimondo.org