Dicembre 27, 2022
Da Notav
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Da un pò non si sente più parlare di archiviazioni.

Ricordate ARCHIVIATO, il documentario con cui denunciavamo gli abusi delle FF.OO. e la complicità della magistratura nel coprirli?

A distanza di qualche anno proviamo a vedere se la Polizia ha imparato a comportarsi o se la magistratura ha trovato il coraggio di fare il suo lavoro repressivo anche con le divise. Spiace deludere, ma non è andata così! Non sentiamo più parlare di archiviazioni, nonostante il perpetrarsi delle violenze, semplicemente perchè è ormai svanita quella sia pur flebile speranza che esista ancora un pubblico ministero o un giudice fedele al giuramento prestato che gli imporrebbe di osservare “lealmente” le leggi e di adempiere “con coscienza” ai propri doveri. La totalità delle archiviazioni delle querele sporte negli anni scorsi da uomini, donne, e persino minorenni picchiati, oltraggiati, violati ed abusati da poliziotti e carabinieri ha cristallizzato una sfiducia tale da indurre chi poi è stato oggetto delle medesime malsane attenzioni a non rivolgersi più a chi avrebbe il dovere istituzionale di tutelarli e di ristorarli. La sfacciata perseveranza della magistratura nel garantire la più totale impunità a qualsiasi soggetto che indossi una divisa ha distrutto ogni residua fiducia o rispetto nella capacità e nella volontà della magistratura di adempiere alla sua funzione ed ai suoi doveri. Ed allora non sentiamo più parlare di archiviazioni semplicemnente perchè, salvo rare e giustificate eccezioni, non si sporgono più querele. Se tale risultato avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ai magistrati, quello su cui quegli stessi magistrati dovrebbero rifelttere sono il fallimento della loro missione, lo svilimento della loro funzione e l’umiliazione della loro (molto ritenuta) autorevolezza realizzati con perseveranti  disonestà intellettuale e pusillanimità. Uno dei poteri dello Stato in cui viviamo ha fallito. E lo ha fatto scientemente. Non che gli altri….

Ma vediamo con alcuni esempi le ragioni di una valutazione tanto drastica. Come sono finiti i procedimenti penali avviati da quelle rare e giustificate querele ancora sporte di cui si è detto?

Ricordate Giovanna?

Il 17.4.2021 la nostra giovane amica partecipava ad una manifestazione contro l’insediamento, del 13.4.2021, di un imponente contingente di FF.OO. in un’area poi denominata “il Cantiere di  San Didero” ma che del futuribile autoporto funzionale alla realizzazione del TAV continua a non avere nulla. Giovanna veniva colpita, a distanza ravvicinata, da un candelotto lacrimogeno alla testa e riportava ferite gravissime con esiti permanenti che ne segneranno l’intera esistenza. Dopo i primi interventi chirurgici e la degenza ospedaliera, Giovanna sporgeva querela contro gli agenti che aveva visto al suo fianco immediatamente prima di essere colpita. La Procura apriva un fascicolo contro ignoti e dava il via alle indagini. Per identificare i responsabili? Macchè! Le indagini della solerte P.M. di turno partivano con una nutrita raccolta degli articoli di stampa sull’accaduto, si concentravano poi sui movimenti e sugli spostamenti di Giovanna e sulle dichiarazioni rese dai compagni che nell’immediatezza soccorsero – in luogo dei pur presenti carabinieri e poliziotti – Giovanna e la portarono  in ospedale (ponendo continui ed ininfluenti dubbi sulla loro credibilità), per proseguire sulla rodatissima e meticolosa difesa dell’operato delle FF.OO. in quella come in altre manifestazioni (sempre notoriamente corretto e morigerato l’uso dei lacrimogeni contro i manifestanti!), approdando infine alla soluzione più semplice: nominare un consulente medico-legale che si preoccupasse di smentire ogni evidenza. E così, nonostante i consulenti medico-legale e balistico nominati dalla difesa di Giovanna attestassero empiricamente la piena compatibiità tra le gravi lesioni riportate e l’impatto del lacrimogeno, il consulente della Procura riusciva a negare che fosse stata colpita da un lacrimogeno non sapendo tuttavia determinare la causa del ferimento.

La P.M. allora, dopo aver anche raccolto i suggerimenti della Digos che stigmatizzava Giovanna per i suoi precedenti penali nonostante il suo stato di incensuratezza, chiedeva l’archiviazione del procedimento penale ritenendo l’insussistenza di qualsivoglia reato e del tutto ignorando le richieste difensive volte all’identificazione dei carabinieri e degli agenti presenti in occasione del ferimento. A seguito dell’opposizione alla richiesta di archiviazione della difesa di Giovanna il G.I.P. archiviava il procedimento poichè “la compatibilità delle lesioni con il lancio di un lacrimogeno non significa che tali lesioni siano state “sicuramente” determinate da un lacrimogeno” posto che Giovanna potrebbe essere stata colpita da qualsiasi cosa: “una pietra”, “un manufatto piatto” o “artifizi pirotecnici di varia natura”, in ogni caso scagliati da un manifestante. E se poi pure fosse stato un poliziotto “non sarebbe comunque possibile individuare ed identificare l’autore del lancio, posto che non potrebbe certamente essere imputato il Corpo di Polizia” … anche se il codice penale (art. 40, co. 2,  c.p.) ci dice che il dirigente dell’ordine pubblico dovrebbe essere imputato per non aver impedito che un suo sottoposto si comportasse tanto vilmente e pericolosamente!

Può bastare? No!

Molti di noi conoscono Gianluca, uno dei nostri avvocati. Il 1.5.2019, nel tentativo di interporsi tra la polizia e lo spezzone sociale (con i pericolisi Notav) a cui veniva impedito a forza di cariche di sfilare e raggiungere piazza San Carlo, veniva prima manganellato alla testa (con consequenziale ferita lacero-contusa e copioso sanguinamento) e poi ancora colpito mentre, a terra, cercava di proteggere un uomo anziano travolto dalla carica.

Anche in questo caso la richiesta di archiviazione non ha destato sorprese: “dalle indagini effettuate  è risultato che il denunciante si trovasse in prima fila quando è partita la carica di alleggerimento della Polizia (originata dal comportamento dei manifestanti) e che sia stato superato dai reparti che avanzavano, mentre egli si era chinato a terra per proteggere un anziano caduto”; “nella concitazione degli eventi, malauguratamente, Gianluca (n.d.r.), accerchiato involontariamente dai reparti avanzati, è stato attinto da un colpo involontario sferrato da agenti non identificati”. Anche in questo caso le scarne indagini svolte dalla Digos si sono concentrate sull’encomio del comportamento degli agenti, sulla per contro scorrettezza del comportamento dei manifestanti e sulla denigrazione della persona offesa. E così il nostro avvocato viene stigmatizzato con: “una partecipazione non casuale alle azioni di contrasto della compagine facinorosa”, “lo stesso risulta affine al contesto Notav” “generando disorientamento tra le FF.OO.” e “torna in testa alla compagine facinorosa, formando un cordone con altri sodali”.  Insomma qualcuno potrebbe dire: cornuto e mazziato. Ma mazziato “malauguratamente” ed “involontariamente” da chi, in ogni caso e tanto per cambiare, non si fa manco lo sforzo di cercare di identificare. Quindi che archiviazione sia! Il codice penale dice che anche chi colpisce involontariamente e malauguratamente dovrebbe comunque rispondere ai sensi degli artt. 82 o 83 c.p. ed i suoi dirigenti ex art. 40 c.p. ….ma vabbè, lasciamo stare cosa dice il codice!

Compreso che agli avvocati si sconsiglia di partecipare a manifestazioni e cortei, vediamo allora cosa è successo a Sara, cittadina estranea ai pericolosissimi contesti militanti, che quello stesso 1.5.2019 passava sotto i portici di via Roma e affacciatasi da una delle colonne per vedere cosa stesse succedendo (succedeva che la polizia stava caricando) veniva colpita al volto da una violenta manganellata che ne causava la frattura delle ossa nasali con una prognosi di giorni venti. Questa volta l’irruenza del poliziotto vanificava ogni tentativo di anonimato – o almeno così sembrava – ed in allegato alla querela veniva anche prodotto il primopiano dell’agente, così come estrapolato da uno dei tanti video pubblicati dai media, rimettendo all’autorità giudiziaria l’unico compito di dargli un nome ed un cognome. Sembra facile, no? E invece no, perchè anche in questo caso la Procura riesce a chiedere  l’archiviazione con  “dalle indagini effettuate è risultato che la denunciante si trovasse in prima fila quando è partita la carica di alleggerimento della Polizia originata dal comportamento dei manifestanti ed in particolare anche di uno al suo fianco che ha colpito la polizia, innescando la legittima reazione”. Anche in questo caso la ragazza sarebbe stata “involontariamente colpita” ed anche in questo caso però non si rinuncia alla denigrazione della persona offesa che, a detta della Polizia – ancora contemporaneamente indagata ed indagante – avrebbe tentato di sottrarre un manifestante molesto alle grinfie degli agenti. Di nuovo, ma neppure troppo, questa volta c’è solo il voluto stravolgimento dei fatti che, a dispetto delle riprese video agli atti, attribuisce fantasiose condotte pur di difendere l’indifendibile. Le immagini mostrano infatti come non solo non vi sia stata alcuna condotta, da parte di nessun manifestante, che possa aver giustificato un comportamento tanto violento ed irresponsabile da parte di un “tutore dell’ordine” e dell’“incolumità pubblica”, ma rappresentano anche plasticamente come l’agente in questione abbia dato sfogo ai suoi peggiori istinti nonostante il tentativo di alcuni colleghi e di una dirigente di fermarlo, finendo la sua opera con un bel dito medio mostrato urbi et orbi a mò di benedizione dopo aver macellato il viso di Sara.

Inutile dire che anche in questo caso, al di là della facile identificabilità dell’agente e della tesi sull’involontarietà del colpo sferrato, ben avrebbero potuto e dovuto essere chiamati a rispondere anche i dirigenti.

A voler tacere dell’assoluta indifferenza della magistratura sull’evidente scorfretto utilizzo di manganelli e lacrimogeni che MAI dovrebbero essere utilizzati su parti vitali, un ultimo dato deve essere ancora evidenziato: per ciascuna delle richieste di archiviazioni di cui si è scritto, il P.M. ha delegato le indagini agli stessi organi di polizia che avrebbero dovuto essere indagati e, forse per vergogna (potrebbe essere una speranza) ma più probabilmente per mera inattività, ha dovuto essere sollecitato dalla sovraordinata Procura generale, cui i difensori si erano rivolti per sollecitare l’attività d’indagine.

Insomma: tanto per non concludere con la solita evidentemente inutile esortazione ad una salvifica vergogna, vogliamo  sollecitare tutti, agenti e magistrati, ad un proficuo esercizio per il nuovo anno: la fedeltà ai loro giuramenti. Sarebbe già tanta roba!




Fonte: Notav.info