Dicembre 13, 2022
Da Radio Blackout
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Il problema dell’antisemitismo negli Stati Uniti va oltre le recenti vicende della stella della NBA Kyrie Irving e del rapper Kanye West. Irving ha condiviso su Twitter il link a un film che diffonde teorie del complotto antisemite. Dopo che la Nike ha deciso di rescindere ogni rapporto commerciale con il cestista e dopo la sospensione decisa dai vertici dell’NBA, Irving si è scusato, rispettando le condizioni poste dalla sua squadra per il ritorno sul parquet una volta terminato il periodo di sospensione.
La spirale cospirazionista con protagonista Ye – il nome con cui il rapper Kanye West ha deciso di farsi chiamare – è molto più intricata e ha subito un’evoluzione ancora più netta nelle ultime settimane. I vari commenti antisemiti fatti dal rapper e stilista americano nello scorso mese, così come la decisione di apparire alla Paris Fashion Week con una maglia con la scritta “White Lives Matters”, avevano ottenuto il massimo dell’attenzione mediatica a livello internazionale.
Anche qui aziende che avevano sponsorizzazioni con lui, nello specifico Adidas e Balenciaga, hanno deciso di rescindere ogni rapporto. Ma a differenza della vicenda di Irving, West ha continuato ad aggiungere benzina sul fuoco. Prima ha presenziato a una cena per il giorno del Ringraziamento nella villa di Trump a Mar-A-Lago insieme a suprematisti bianchi come Nick Fuentes – conduttore radiofonico con un canale YouTube di nome “America First, In seguito ha elogiato esplicitamente Hitler in un’intervista su Infowars, il sito di Alex Jones, noto complottista di estrema destra.

Vale la pena andare alle radici dell’antisemitismo negli Stati Uniti e del complesso rapporto con la comunità musulmana, partendo dalla prima immigrazione sino ai giorni nostri, per cogliere le radici di un razzismo che, inizialmente patrimonio della sola destra bianca e suprematista si è esteso a pezzi importanti delle comunità afrodiscendenti e latine.

Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri

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Fonte: Radioblackout.org