Novembre 18, 2021
Da Inferfo Urbano
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Riceviamo e pubblichiamo la seconda parte di questo scritto, contenuto nell’opuscolo “Apologia della specificità associativa” del compagno Gustavo Rodríguez

Secondo il Diccionario de uso del español María Moliner, si definisce:

Setta: dottrina insegnata da un maestro e seguita dai suoi seguaci. § In particolare, la dottrina e il gruppo dei suoi seguaci. § desp. Dottrina considerata erronea, o che si discosta dalla dottrina tradizionale o ufficiale, specialmente quella che è considerata dannosa per i suoi seguaci: “setta distruttiva”. § Un gruppo di seguaci di una setta.

Settario: -a (adv. settariamente) 1 agg. e n. (di) Un seguace di una certa setta. 2 Si applica a chi segue fanaticamente una dottrina, e al suo atteggiamento, le sue opinioni, ecc. Intransigente, di parte.

Settarismo: m. Qualità o atteggiamento di persona settaria.

Se consultiamo il Dizionario Etimologico Indoeuropeo della Lingua Spagnola, questo ci rivela che il sostantivo “setta” (sectam) è il femminile di un participio obsoleto del latino sequor (“seguire”) che deriva dalla radice indoeuropea *sekʷ-. Anche l’Oxford Latin Dictionary concorda con questo significato. ii E, sulla stessa linea, anche il Dizionario Enciclopedico Teologico concorda con questa accezione; da cui si deduce che “la setta ha come primo punto di riferimento non più una dottrina particolare, ma […] l’appartenenza a un gruppo con un’identità ben definita e distinta dal più ampio ambiente sociale […] L’opposizione si manifesta poi a livello di dottrina, morale, rituale e della disciplina e strutturazione del gruppo”.

Tuttavia, ci sono forti discrepanze intorno a questa spiegazione, poiché la radice indoeuropea sek ha in realtà tre significati, che danno origine a tre verbi latini: 1. secare (accecare/tagliare), 2. sequor (seguire), 3. siccare (asciugare). Quest’ultimo deriva dalla parola latina siccus (“secco”) che ha una radice indoeuropea molto diversa (*seik). Tuttavia, secare o sectum (“tagliare”), da cui deriva il latino sectio (settore/sezione/segmento), sembra essere legato alla parola latina e spagnola “secta”, così come i verbi sequor, sequi, sequire (“seguire”, “continuare”, “sequenza”). In questo senso, il Dictionnaire étymologique de la langue latine. Histoire des mots di Alfred Ernout e Antoine Meillet, ci offre una certa “soluzione” combinando i verbi sequor (seguire) e siccus (“secco”), concludendo che secta potrebbe piuttosto derivare dal settore frequentativo verbale. A questo proposito, è curioso – senza incorrere in una paronomasia – che il sostantivo femminile “sedizione”, che deriva dal latino seditio, seditionis (“allontanamento”, “disunione”, “andare lontano”, “allontanamento da un potere stabilito o da una marcia comune”, da cui deriva anche “insurrezione”), sebbene derivi da una radice indoeuropea completamente diversa (*ei, che significa “andare”), sia strettamente legato concettualmente alla nozione di “setta” intesa come “dottrina che si allontana dall’ortodossia” o “rottura con l’ordine stabilito”.

Nel contesto religioso, questi nominativi (“setta”, “settario” e “settarismo”) sono ampiamente documentati nella religione ebraica. In particolare, al loro ritorno dall’esilio (nel VI secolo a.C.), l’idea di un solo Dio divenne popolare tra gli israeliti e, di pari passo con questa concezione monoteista, qualsiasi gruppo che si discostasse dall’egemonia religiosa cominciò ad essere aggettivato come “setta” o “fazione”, e questa veniva considerata una “pratica sleale”. In questo senso, la Bibbia menziona Sadducei, Farisei, Nazareni e Cristiani come fazioni del giudaismo. Quando si allontanavano dalle idee e dalle pratiche ortodosse del giudaismo, venivano chiamati “settari”.

Questo epiteto ha acquisito ancora più forza nell’ambito del monopolio del cattolicesimo fondamentalista. La Chiesa cattolica si considera “l’unica società universale istituita da Gesù Cristo che ha una pretesa legittima sulla fedeltà di tutti gli uomini”, e quindi pretende di essere “l’unica custode dell’intero insegnamento di Gesù Cristo, che deve essere accettato nella sua interezza da tutta l’umanità”. Ritenendo di possedere la “verità universale”, ogni dissenso era concepito come “settario” e condannato come “eresia”. Così, lo gnosticismo, il manicheismo, l’arianesimo, gli albigesi, gli hussiti e più tardi il protestantesimo saranno iscritti come “sette eretiche” nelle Lettere del Nuovo Testamento. In particolare, la Lettera ai Galati (5:20), menziona “liti, dissensi (e) sette” come “opere della carne” e Simeone Pietro (alias San Pietro), nella sua Seconda Lettera (2:1) mette in guardia da “falsi maestri che introdurranno sette perniciose”.

Tra le denominazioni “protestanti”, in particolare in Germania e nel Regno Unito, dove ci sono chiese di stato o chiese nazionali (questo è anche il caso della Chiesa nazionale d’Islanda e della Chiesa popolare danese), anche pgni tipo di dissenso è etichettato come “setta”. L’obbedienza all’autorità civile in materia religiosa è un prerequisito necessario, arrivando ad affermare che solo “la predicazione della pura e immacolata Parola di Dio, la legittima amministrazione dei Sacramenti e l’identificazione storica con la vita nazionale di un popolo danno diritto a una denominazione di considerarsi una Chiesa; in assenza di questi requisiti, essa non è altro che una setta”.

Persino gli anabattisti, uno dei movimenti cristiani millenaristi che più hanno rifiutato l’etichetta di “setta” e che, paradossalmente, è stato bollato come tale – dalle chiese cattolica, luterana, anglicana e ortodossa russa, tra le altre – quando il comunismo è stato imposto a Münster, hanno inasprito la persecuzione contro i “settari” demonizzando gli esponenti degli ex gruppi, cioè ogni dissidenza contro il regime. Quella città-stato teocratico-comunista – così propugnata da Tolstoj nella sua delirante concezione dell’anarchismo – fu trasformata in inferno e purgatorio per i “settari” in nome delle “fantasie di una lotta finale e distruttiva contro ‘i potenti’ e di un mondo perfetto in cui l’interesse egoistico sarebbe stato abolito per sempre”.

Se passiamo in rassegna alcuni glossari di terminologia socio-politica, possiamo vedere che le nozioni di “setta”, “settario” e “settarismo” sono sempre state inscritte nel senso peggiorativo indipendentemente dalle appartenenze concettuali dei loro autori. Emerse nel campo del confronto religioso, queste parole divennero “modulari” e furono trapiantate – con tutte le loro connotazioni assiologicamente negative – in una vasta gamma di campi ideologici. Così, hanno trovato la loro strada nel lessico politico, guadagnando una presenza significativa nel vocabolario marxista nel XIX secolo. Tuttavia, ci sono prove del loro uso (e abuso) nel XVIII secolo. L’antisemitismo rabbioso dei più importanti filosofi dell’Illuminismo lo testimonia. Nel suo Essai sur les mœurs et l’esprit des nations (1756), Voltaire si sfoga dotando il razzismo di autorità “intellettuale” e si scaglia con odio contro la “setta ebraica”.

Per l’autore di L’invidia e la società, il sociologo Helmut Schoeck, i termini “setta” e “settarismo” hanno “un significato peggiorativo, perché le sette sono sempre state in opposizione ai gruppi tradizionali” (corsivo mio). Il suo omologo, Karl-Heinz Hillman, non obietta minimamente a questa definizione, specificando che una “setta” è una “comunità religiosa o politica che, opponendosi a un’organizzazione sociale più ampia (denominazione religiosa, partito), si separa da essa” (corsivo mio). Anche il Vocabolario tecnico-scientifico della politica di Arlotti conferma l’esegesi, chiamando “setta” (nel suo primo significato) “un gruppo di persone che professano la stessa dottrina”. E, “B. In un senso speciale, più usuale e sempre peggiorativo, si dice di un gruppo di uomini che aderiscono strettamente a una dottrina molto definita, e che questa adesione li lega fortemente insieme, mentre allo stesso tempo li separa dagli altri” (corsivo mio).

Nel campo della sociologia della religione, si distinguono vari tipi di organizzazione religiosa (chiesa, denominazione, culto e setta), ma ci sono difficoltà nel definirli e delimitarli.  Così, non solo incontriamo diversi significati della parola “setta”, ma anche diversi usi del termine. Max Weber, nella sua edizione rivista de L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1920), elaborò ulteriormente l’opposizione binaria tra “Chiesa” e “setta”. Ha definito la “Chiesa” come “un istituto di grazia che amministra beni religiosi di salvezza come fondamento fiduciario e la cui appartenenza è (idealmente) obbligatoria” (corsivo nell’originale). Mentre ha descritto la “setta” come “un’associazione volontaria composta esclusivamente da persone (idealmente) qualificate in senso etico-religioso, in cui si entra volontariamente se accettati in virtù della conferma religiosa” (corsivo nell’originale). O, in altre parole, la “Chiesa” come istituzione di salvezza che privilegia l’estensione della sua influenza, e la “setta” come gruppo contrattuale che sottolinea l’intensità della vita dei suoi membri.  Pertanto, “per il suo significato e la sua essenza deve necessariamente rinunciare all’universalità e affidarsi al libero accordo dei suoi membri” (corsivo nell’originale).

Weber ha così chiarito l’opposizione tra l’ideale ortodosso e quello eterodosso, con l’ortodossia intesa come una struttura organizzativa e dottrinale monopolistica che privilegia la sua egemonia (“Chiesa”) e la prospettiva eterodossa di coloro che, da molteplici e varie interpretazioni, non vogliono essere parte di un tutto e si associano liberamente (“setta”). In questo senso, si riferisce alla “ecclesia pura” che cerca la “setta” in contrasto con la “Chiesa”. Secondo questa riflessione weberiana: “La setta ha l’ideale della ‘ecclesia pura’ (da cui il nome ‘puritani’), […] dal cui seno sono esclusi i montoni rognosi perché non offendano lo sguardo di Dio”. Per questo “rifiuta le indulgenze ecclesiastiche e il crisma ufficiale”.

Il sociologo e teologo protestante Ernst Troeltsch – che era un discepolo di Weber – nei suoi sforzi per perfezionare la tipologia weberiana, distingueva le discrepanze (tra “setta” e “Chiesa”) degli obiettivi. A tal fine, ha indicato la capacità della Chiesa di adattarsi alla società, stabilendo legami di “impegno con gli Stati”. Al contrario, ha identificato la “setta” come quella che prende le distanze dalla società e rifiuta l’adattamento e il dialogo, riaffermando “la sua messa in discussione dell’ordine sociale”. Troeltsch concorda pienamente con le riflessioni del suo maestro e conferma che “la chiesa è un’istituzione”; concorda anche con la valutazione della “setta” come “una società volontaria”. Tuttavia, aggiunge alla sua analisi la categoria di “misticismo”. Il che per Troeltsch “porta alla formazione di gruppi su base puramente personale, con una forma non permanente, che tende anchae a indebolire sia il significato delle forme di culto e di dottrina sia l’elemento storico” (corsivo mio).

In una direzione simile, si riconfermano gli obiettivi della Chiesa marxista. Non è un caso che Friedrich Engels concluda la sua introduzione a La lotta di classe in Francia con un’analogia tra lo sviluppo dell’ideologia marxista e l’ascesa dei cristiani nell’Impero Romano (dall’essere una setta all’essere la religione di stato). Tali considerazioni mostrano chiaramente come Friedrich (il principale promotore e fondatore della Chiesa marxista) immaginava l’egemonia nello stato e nella società. Così, l’ideologia marxista trionferebbe perché le sue idee, i suoi valori e i suoi obiettivi sarebbero le idee, i valori e gli obiettivi dominanti, imposti attraverso la religione di stato. Una volta “raggiunta questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie” (St. Charlie, dixit). In altre parole, l’eresia anarchica (equivocista) sarebbe meritatamente condannata dalla Chiesa.  In questo modo, tutto il suo radicalismo verrebbe estirpato, la sua passione sterilizzata e le sue pratiche castrate; il “settario” verrebbe ostracizzato, messo al rogo o mandato al manicomio.

Gustavo Rodríguez,

Pianeta Terra, 19 ottobre 2021.

(Dall’opuscolo “Apologia della specificità associativa”).

1) Questo segmento esplicativo sarà probabilmente noioso (e anche petulante per moltx compagnx), per cui mi scuso in anticipo. Confesso la mia suprema ignoranza; quindi non ho altro da fare che spulciare i libri sull’argomento in questione.

2) Moliner, María, Diccionario del uso del español, Editorial Gredos, Madrid, 2007, p. 2674

3) Roberts, Edward A., (trad.) Bárbara Pastor, Diccionario Etimológico Indoeuropeo de la Lengua Española. Colección Alianza Diccionarios, Alianza Ed., Madrid, 2013, p. 152.

4) Oxford Latin Dictionary; ed. P. G. W. Glare (2nd Edn.), Oxford University Press, Oxford, 2012.

5) Pacomio, Luciano, Diccionario Teológico Enciclopédico, Verbo Divino, Navarra, 1995.

6) Ernout, Alfred y Meillet, Antoine, Dictionnaire étymologique de la langue Latine. Histoire des mots, Klincksieck, Paris, 1951, p. 608.

7) Weber, Nichola; Sect and Sects. The Catholic Encyclopedia, Vol. 13., Robert Appleton Company, New York, 1912. Disponibile su: http://www.newadvent.org/cathen/13674a.htm (consultato: 18/10/2021).

8) Ibídem.

9) Kalb, Ernst Kirchen und Sekten der Gegenwart (Chiese e sette dell’attualità), Verlag der Buchhandlung der Evang. Gesellschaft, Stuttgart, 1905.

10) Nei primi giorni del 1533, gli anabattisti, guidati dal “profeta” Jan Matthys, decretarono il “comunismo cristiano” a Münster. A questo scopo, ordinarono agli abitanti della città di mettere il loro denaro in un fondo comune per l’acquisto di cibo, la distribuzione di propaganda e il reclutamento di mercenari per la difesa del regime e l’eliminazione di qualsiasi sovvenzione. Per assicurare il nuovo ordine sociale e la vita comunitaria, la biblioteca fu bruciata e furono allestite sale da pranzo comuni, dove la popolazione veniva nutrita mentre veniva loro letta la Bibbia; si ordinò anche che porte e finestre di tutte le case fossero tenute aperte 24 ore al giorno, e fu decretata la pena capitale contro i “settari”. Nella primavera del 1534, dopo che Matthys fu catturato e giustiziato dalle forze leali alla Chiesa, il suo discepolo Jan Bockelson (Giovanni di Leida) si proclamò re di Münster, continuando la teocrazia comunista. Sotto il suo governo, il terrore raggiunse il suo apice, rendendo le esecuzioni uno spettacolo quotidiano, mentre consolidava il comunismo di “beni e donne”. Così, i comunisti cristiani, guidati da Jan Bockelson, sarebbero arrivati al punto di giustiziare chiunque avesse cercato di fuggire dalla città, nascosto del cibo nelle loro case, e tutte le donne adolescenti che si rifiutavano di sposarsi sotto il regime di poligamia forzata attuato dal profeta-re.

11) Cohn, Norman; En pos del Milenio. Revolucionarios milenaristas y anarquistas místicos de la Edad Media, Pepitas de calabaza ed., Logroño, 2015, p. 401.

12) Esiste un’edizione in spagnolo: Ensayo sobre las costumbres y el espíritu de las naciones, Biblioteca Hachette de Filosofía, Buenos Aires, 1959. Per apprezzare il razzismo razionalista di Voltaire nella sua giusta dimensione, si raccomanda vivamente di dare un’occhiata al suo Diccionario filosófico, Akal, Madrid, 2007.

13) Schoeck, Helmut; Diccionario de sociología, Herder Editorial, Barcelona, 1985.

14) Hillmann, Karl-Heinz; Diccionario enciclopédico de sociología, Herder Editorial, Barcelona, 2001.

15) Arlotti, Raúl; Vocabulario técnico y científico de la política, Editorial Dunken, Buenos Aires, 2003.

16) Weber, Max; La ética protestante y el espíritu del capitalismo, Navarro Pérez, Jorge. ed., Villacañas, José Luis. pról., Ediciones Istmo, Colección Fundamentos Nº 135, Madrid, 1998, p. 268.

17) Idid.

18) Ibid., p. 312.

19) Weber, Max.; Economía y sociedad. Esbozo de sociología comprensiva, Fondo de Cultura Económica, México, 2005. p. 932.

20) Troeltsch, E.; The Social Teaching of the Christian Churches, George Allen & Unwin Ltd-The Macmillan Company, London-N.Y, 1950. p. 993.

21) Ibid.

22)Engels, Friedrich; Introducción [a Karl Marx, Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850], en: Marx-Engels-Werke (MEW) Band. XXII, p.p. 526-527.




Fonte: Infernourbano.altervista.org