Novembre 23, 2021
Da Inferno Urbano
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Riceviamo e pubblichiamo la terza parte di questo scritto, contenuto nell’opuscolo “Apologia della specificità associativa” del compagno Gustavo Rodríguez

La critica anti-settaria venne alla ribalta nel mezzo delle incomprensioni della Prima Internazionale tra il 1864 e il 1872. Mentre durante i suoi primi anni i disaccordi concettuali tra proudhoniani, blanquisti, lassalliani e marxisti erano stati risolti senza grandi capricci all’interno dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (IWA), nel 1868 le tensioni aumentarono con l’incorporazione di Bakunin e un vasto gruppo di affini. Gli anarchici arrivarono a demolire tutto l’onanismo economista di San Charlie e dei suoi accoliti prendendo di mira il “male più grave”. Cioè lo Stato (in particolare) e tutte le autorità (in generale). Così, essi eressero la loro più forte specificità teorica sul presupposto che la proprietà o, genericamente, il rapporto con i mezzi di produzione, non fosse l’unico ed esclusivo fattore di dominio “di classe”, ma che le stesse istanze di dominio – e lo stato in particolare – fossero anche meccanismi che generavano gruppi sociali che potevano essere considerati privilegiati.

Come se tutto questo non bastasse, gli anarchici difesero con le unghie e con i denti la piena autonomia delle diverse sezioni dell’IWA contro il centralismo statutario del Consiglio Generale. Questa posizione provocò la rottura definitiva con i marxisti durante il V Congresso dell’Associazione nel 1872. Le posizioni teorico-pratiche erano inconciliabili e marcatamente antagoniste. Per San Charlie, l’Internazionale doveva essere l’organo centralizzatore e direttivo del “movimento”; mentre per l’anarchico russo e i suoi affini, doveva essere una cospirazione planetaria senza organo direttivo, centrata sull’individuo concreto e la sua libertà; capace di sradicare dalla faccia della terra ogni autorità, anche quella istituita in nome del proletariato. Anteponendo la libertà individuale e l’associazione volontaria e autonoma “allo sviluppo storico della società”, ricevettero l’eterna condanna della Chiesa marxista e furono accusati di essere “settari”; divennero il bersaglio dell’ira di San Charlie e dei suoi ferventi sacrestani.

Tuttavia, l’uso dell’appellativo “settario”, come sinonimo di anarchico, aveva già una lunga storia tra la nomenklatura marxista. Nelle pagine del Manifesto Comunista (1848), sia San Charlie che Don Friedrich, danno una prova inequivocabile della loro condanna delle “sette reazionarie”. Durante i giorni della Comune di Parigi, il lessico anti-settario cresce contro “Herr Bakunin” e i suoi simili, per essersi opposti alla formazione di un “partito dei lavoratori”, alla presa del potere da parte della “classe operaia” e all’istituzione di un “governo proletario”. Fu proprio questa strategia autoritaria che fu adottata dalla nuova alleanza tra blanquisti e marxisti, e fu messa a verbale alla conferenza di Londra del settembre 1871. In quell’equinozio d’autunno, Édouard Villant e Constant Martin, insieme ad altri esponenti di spicco del partito blanquista esiliati a Londra, incriminarono il “settarismo bakunista” con lo stesso furore di St. Charlie. Questa atmosfera incoraggiò la sesta sezione della Conferenza a scagliarsi contro l’Alleanza Anarchica, accusandola di agire a scapito dello sviluppo dell’Internazionale, con l’intenzione settaria di “promuovere l’astensione politica e l’ateismo” come principi fondamentali dell’Associazione.

In una lettera a Theodor Cuno, datata 24 gennaio 1872 a Londra, Friedrich inveì beffardamente contro il “complottista” Bakunin e la sua cerchia di “settari”. Nella stessa lettera, era ottimista e convinto che un processo evolutivo stava portando all’avanzata del capitalismo nella maggior parte del mondo, aumentando l’antagonismo tra i capitalisti e i lavoratori salariati e, con esso, l’inevitabile emergere di una coscienza di classe sempre più omogenea, supponendo che questa incidenza avrebbe messo fine al capitalismo, facendo “crollare lo stato di propria iniziativa” come parte dell’inesorabile sviluppo della storia. Ma né le tesi di San Charlie né le previsioni del suo patrono Don Friedrich si sono verificate con il corso degli eventi; confermando che il “progresso” e “l’evoluzione sociale” sono una pessima invenzione della Chiesa marxista, una fantasia che si metamorfizza e si moltiplica, adottando nuovi modi di riprodurre ancora di più la stessa situazione.

Infatti, l’espansione illimitata di un processo di “evoluzione sociale” e lo “sviluppo inesorabile della storia” sono il dogma centrale della religione marxista. La sua fede irriflessiva nel progresso umano non conosce limiti. Per l’eterno inquilino di Highgate, l’animale umano espanderebbe il suo potere attraverso la forza motrice del progresso scientifico-tecnico – mano nella mano con l’evoluzione etico-politica – trasformando l’Umanità nel vero essere supremo da adorare per sempre. Questa concezione positivista ed evoluzionista della storia è la peculiarità fondamentale della religione marxista, che richiede un atto di fede molto più grande della fede richiesta da qualsiasi altra religione. Da qui le sue previsioni sulla sostituzione del “governo degli uomini” con “l’amministrazione delle cose” una volta raggiunto il paradiso in terra, cioè il comunismo: “la soluzione dell’enigma risolto della storia”.

Naturalmente, qualsiasi concezione che si discosti da questa visione monoteista è un atto sacrilego che mina sia il senso della struttura organizzativa che le forme monopolistiche del culto e della dottrina, guadagnandosi la condanna della Chiesa marxista per la sua “essenza reazionaria”. Questo colloca automaticamente tutte le posizioni critiche, dissenzienti e/o scissioniste nella categoria delle “sette”. Sono così collocate fuori dal tempo e dal luogo, in un movimento asincrono con “la tendenza storica verso l’unità del movimento proletario” e quindi fuori dal “mondo reale”.

Colpisce in particolare una contraddizione che sorge nella dottrina marxista, come costante, intorno alla critica della storia e alla tentazione teleologica della realizzazione inesorabile dello sviluppo oggettivo. Alla base della sua concezione della storia – come un movimento verso una meta universale – c’è l’idea di uno sviluppo teleologico che assegna uno scopo predeterminato alla storia. Questa è la prova della reincarnazione della teodicea cristiana nel mito dell’Umanità con la ‘U’ maiuscola. Così, la narrazione della redenzione divina è stata sostituita da quella del progresso attraverso gli sforzi dell’animale umano trasmutato in un agente morale collettivo; confermando che la storia marxista dell’”autorealizzazione umana” poggia sul mito apocalittico e si accorda con la parabola di Gesù che annuncia la fine del vecchio mondo e l’arrivo di uno nuovo che si realizzerà al suo posto.

Nel suo eccellente libro “In Pursuit of the Millennium”, Cohn riassume i tratti caratteristici della religione marxista: “ciò che Marx apportò al movimento comunista non era il frutto dei suoi lunghi anni di studio nei campi dell’economia e della sociologia, ma una fantasia quasi apocalittica […]” In effetti, San Charlie riciclò le concezioni apocalittiche in termini scientifici, trasformandole in metafore delle speranze razionali che ispirarono i fascismi rosso, bruno e nero. Un approccio al quale un certo anarchismo – erede del razionalismo – è fin troppo debitore.

Gustavo Rodríguez,

Pianeta Terra, 19 ottobre 2021.

(Dall’opuscolo “Apologia della specificità associativa”).

1) La posizione marxista sul “partito dei lavoratori” e sul “governo proletario” fu incarnata nella risoluzione IX, sull’”Azione politica della classe operaia”, concordata il 25 luglio 1871 – che si tenne a porte chiuse su ordine di Engels – e “ratificata” da “22 delegati con pieni diritti e 10 con voce ma senza voto”, sulla base della mozione Blanquist durante la Conferenza di Londra. Dommanget, Maurice, “La Première Internationale”, Revue d’histoire économique et sociale, 1962, Vol. 40, No. 4, pp. 553-556.

2) L’Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista fu una società segreta anarchica fondata da Bakunin e dai suoi affini a Ginevra nel settembre 1868 per coordinare una cospirazione globale attraverso la Prima Internazionale.

3) F. Engels, «Bericht über die Allianz der Sozialistischen Demokratie, vorgelegt dem Haager Kongreß im Namen des Generalrats», 1872, en Marx-Engels-Werke (MEW), Band. XVIII, pp. 138 y ss.

4) Pubblicato per la prima volta in forma parziale nel libro: Engels, F.; Politisches Vermächtnis. Aus unveröffentlichten Briefen, Berlino, 1920; per esteso nella rivista Die Geselschaft, n. 11, Berlino, 1925. Raccolto in: C. Marx, C. e Engels, F.; Selected Works, in tre volumi, Progress Publishing House, Mosca, 1974, t. II. Disponibile online: https://www.marxists.org/espanol/m-e/cartas/e24-1-72.htm (accesso: 18/10/2021).

5) È una contraddizione lampante che S. Charlie abbia argomentato i suoi attacchi sistematici al “settarismo” sulla base di questa concezione dello sviluppo inesorabile della storia, attingendo alla visione evoluzionista, mentre in numerosi articoli di giornale, come nei Grundrisse del 1857-1858, metteva effusamente in discussione ogni evoluzionismo della storia. Curiosamente, i suoi accoliti raramente riflettono su questo.

6) Marx, K, Terzo manoscritto (Proprietà privata e comunismo), in Manoscritti economici e filosofici 1844, disponibile online: https://www.marxists.org/espanol/m-e/1840s/manuscritos/man3.htm (accesso: 18/10/2021).

7) In tutta onestà, devo ammettere che i marxisti hanno sempre rifiutato le credenze monoteiste ma non sono mai andati oltre il modo di pensare monoteista. Certamente, dietro queste concezioni si nasconde una fede cieca nel “dio Umanità” e una credenza nella storia come movimento verso uno scopo universale: “il progresso dell’umanità”. Il mito del progresso è una chiara vestigia del cambiamento radicale degli affari umani annunciato e sperato dal cristianesimo. Da qui le somiglianze tra la religione che Friedrich ha inventato dalla vita e dai sermoni di San Charlie e la religione che Paolo ha inventato dalla vita e dai sermoni di Gesù.




Fonte: Infernourbano.noblogs.org