Novembre 11, 2021
Da Inferno Urbano
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Riceviamo e pubblichiamo la prima parte di questo scritto, contenuto nell’opuscolo “Apologia della specificità associativa” del compagno Gustavo Rodríguez

“L’Internazionale è stata fondata per sostituire le sette socialiste o semisocialiste con una vera organizzazione della classe operaia in vista della lotta […], l’Internazionale non avrebbe potuto affermarsi se lo spirito settario non fosse già stato schiacciato dalla progressione della storia […] Le sette sono giustificate (storicamente) finché la classe operaia non è ancora maturata per un movimento storico indipendente. Ma non appena ha raggiunto questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie. […] La storia dell’Internazionale è stata anche una continua lotta del Consiglio generale contro le sette […] Alla fine del 1868 il russo Bakunin si è unito all’Internazionale con lo scopo di creare al suo interno e sotto la sua guida una seconda Internazionale intitolata “Alleanza della democrazia socialista”. Bakunin, un uomo senza alcuna conoscenza teorica, pretendeva che questa particolare setta dirigesse la propaganda scientifica dell’Internazionale, propaganda che voleva far diventare la specialità di questa seconda Internazionale nell’Internazionale.  Il suo programma era composto da brandelli di idee piccolo-borghesi superficialmente raffazzonate qua e là: […] : […] l’ateismo come dogma obbligatorio per i membri dell’Internazionale, ecc. e come dogma principale (proudhonista) l’astensione dal movimento politico. Questa favola infantile fu accolta con simpatia (e in una certa misura è sostenuta ancora oggi) in Italia e in Spagna […] e anche tra alcuni fanatici ingenui, ambiziosi e dottrinari nella Svizzera latina e in Belgio […] Le risoluzioni 1, 2, 3 e IX danno ora al Comitato di New York le armi legali per mettere fine a ogni settarismo e a tutti i gruppi di dilettanti, espellendoli se necessario […]”.

Marx, Lettera a Friedrich Bolte, 23 novembre 1871[1]

Dalla sconfitta dell’anarcosindacalismo spagnolo, la reiterazione è un evento frequente nel contesto babelico in cui si svolge dolorosamente la vita del cosiddetto “movimento anarchico”.[2] Come nel film Ricomincio da capo[3], siamo condannati a ripetere indefinitamente la stessa esperienza. Ancora e ancora, spostamenti ideologici e concettualizzazioni aliene sono presenti nei nostri ambienti. Così – ancora una volta – le nozioni di “setta”, “settarismo” e “settario” emergono nel dibattito. Non abbiamo la minima possibilità di uscire da questo circolo vizioso. Come Phil Connors (Bill Murray) nella famosa commedia, ogni giorno siamo bloccati dalla stessa canzone (alle sei del mattino!), costretti a ripeterci in un ciclo infinito da cui nemmeno il suicidio può salvarci.

Forse, per coloro che provengono dalle cosiddette “sinistre” – che felicemente si sono poi evoluti verso posizioni “libertarie” – e oggi condividono fianco a fianco la stessa barricata, queste imprecazioni sono sempre state lì, a portata di mano. Pronte ad essere brandite alla minima provocazione. Quindi danno per scontato che queste parolacce facciano parte del nostro lessico o che facciano parte di una sorta di vocabolario universale che siamo obbligati a usare.

Per quellx di noi che è da un po’ di anni che portano avanti la lotta, la sensazione di déjà vécu causata dalla rimasterizzazione di questa operetta è inevitabile. Infatti, non è la prima volta che dobbiamo affrontare questi epiteti e sicuramente non sarà l’ultima. Si ripetono come un mantra invocando il “cammino schiacciante della storia” (San Charlie de Tréveris, dixit). Il fatto triste è che questa liturgia si svolge addirittura nel cuore stesso della prassi – viva e vegeta oggi – della Tendenza Anarchica Informale (TIA). Una tendenza in cui non c’è spazio per pratiche uniformanti e per la ripetizione, cioè non c’è spazio per intenzioni frontiste né per tentativi di “unità tattica” e “responsabilità collettiva”.

La TIA si afferma nella critica e nel conflitto permanente con ogni forma e strategia di potere; nella sperimentazione costante e nella ricerca incessante della liberazione totale; nel quadro della guerra contro tutto l’esistente attraverso la pratica continua dell’insurrezione individuale. Tutto ciò deve essere inteso come una tensione costante – non una realizzazione – incitata da coloro che non nutrono speranze nella salvezza delle Rivoluzioni o dei regimi a venire, e che mettono da parte TUTTA la mitografia. Consapevoli che l’anarchia non può essere ridotta all’”assalto al cielo” ottocentesco o alla “trasformazione” vecchio stile di certe strutture, né tanto meno all’instaurazione di un sistema di (auto)governo o al modo di (auto)gestione della produzione. Leggi: le pratiche onanistiche intorno al comunismo libertario.

Tuttavia, queste annotazioni non devono essere concepite come un pontificato esercitato dalla comodità della neutralità e/o dell’astrazione ideologica, ma aspirano ad essere una riaffermazione di principi profondamente autocritica. Anch’io (a un certo punto della mia vita) sono caduto nella trappola dell’”unità tattica” e ho rinnegato il nostro “settarismo” in nome dell’”unità delle lotte rivoluzionarie”, la cui concretizzazione risultava essere il desideratum delle riflessioni dell’epoca.  Basta una rapida lettura delle farneticazioni frontiste di Guillén[4] per cogliere la monumentale dimensione delle distorsioni degli anni sessanta, settanta e persino ottanta del cosiddetto “anarchismo rivoluzionario”, fortemente influenzato dall’Autonomia leninista.[5]

Ma quegli esperimenti, che oggi – quattro decenni dopo – ci sembrano del tutto assurdi, non erano il prodotto della ripetizione. Al contrario, erano destinati a riorganizzare il campo delle intese e dei significati di una visione del mondo anarchica che stava affrontando slittamenti e ricollocazioni concettuali alla ricerca di condizioni favorevoli che le permettessero di abbandonare l’immobilismo a cui era stato condannato il “movimento”. Si stava affrontando allora una trasformazione della società, con profondi cambiamenti nella configurazione delle classi, degli attori e dei potenziali “soggetti rivoluzionari”, in un contesto in cui il lavoro cominciava a perdere la sua centralità.[6] Lo stato stesso si stava allontanando da quel ruolo vigoroso che sosteneva il principio di autorità, subendo un processo di ridefinizione del suo ruolo storico.

Alla luce di questi eventi, il risorgere della sfrontatezza anarchica ha animato un insieme di pratiche trasgressive impregnate di edonismo – con la loro innegabile propensione alla libertà senza compromessi, il loro ostinato respiro insurrezionale e le loro doti parricide – che hanno immediatamente sostituito, senza troppi sensi di colpa, i modelli ascetici e sacrificali dei contenitori organizzativi tradizionali (fossero essi sindacati libertari, federazioni di sintesi o partiti particolaristi), animati dall’informalità e dal piacere dell’azione anarchica. Allo stesso tempo, ha messo in evidenza lo sforzo imperioso di contrastare, confutare e persino operare una secessione dall’egemonia rivoluzionaria dell’epoca (definita dall’ortodossia marxista-leninista), evidenziando gli elementi di distinzione teorico-pratica che ci hanno reso, da sempre, una “setta”; cioè, una specie distinta e un’espressione radicale di rottura; quello che ci ha sempre permesso di riconoscere e sviluppare la nostra singolarità.

Questa eresia ci ha fatto guadagnare allora, come ci aveva fatto guadagnare prima e ci fa guadagnare ancora adesso, l’appellativo di “settari”. Vale a dire, di coloro che nutrono “la dottrina che si allontana dall’ortodossia” o “diventa setta“.

Questa accusa non ci fu solo imputata dalla visione ecclesiastica totalizzante del fascismo rosso che soggiogava le lotte in quegli anni, ma fu anche impugnata dalle distorsioni pragmatiche dell’ anarco-leninismo, in sfacciata armonia con la grammatica del frontismo antimperialista. Purtroppo, moltx compagnx sono fuggitx dalla nostra “setta” sventolando le bandiere altrui e si sono uniti all’ovile della “Chiesa”. Alcuni hanno dato la vita, impregnati di fede, consolidando dittature; altri oggi militano in partiti elettorali come il Partito per la Vittoria del Popolo.[7] Naturalmente, al di là delle loro pretese egemoniche, queste “opzioni” ideologiche e organizzative – tracciate in ciascuno di questi ambiti – erano troppo legate alla specializzazione avanguardista, al riformismo socialdemocratico e alla demagogia populista (a seconda dei casi) perché i “settari” di ieri, di oggi e di sempre le trovassero attraenti.

Gustavo Rodríguez,

Pianeta Terra, 19 ottobre 2021.

(Dall’opuscolo “Apologia della specificità associativa”).

[1] “Briefe und Auszüge aus Briefen von Joh. Phil. Becker, Jos”. Tradotto dal tedesco. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx und A. an F. A. Sorge und Andere, Stuttgart, 1906; disponibile in russo in Marx, K. and Engels, F.; Selected Works, 1st ed., t. XXVI, Moscow, 1935. In inglese è raccolta in C. Marx e F. Engels, Opere scelte, in tre volumi, Editorial Progreso, Mosca, 1974, vol. II. Una versione integrale di questa lettera è disponibile nell’edizione digitalizzata di KCL, Bakunin, Mikhail; La Libertad: https://circulosemiotico.files.wordpress.com/2012/10/bakunin-la-libertad.pdf (accesso: 18/10/2021).

[2] Un’entità estremamente eterogenea, incapace di produrre le modifiche critiche, metodologiche e organizzative che permetterebbero la riapparizione protagonista dell’Anarchia nel nostro tempo e lo sviluppo del suo potere negativo.

[3] Groundhog Day (El día de la marmota in Argentina, Cile, Messico e Venezuela; Hechizo del tiempo nel resto dell’America Latina e Atrapado en el tiempo in Spagna, Ricomincio da capo in Italia), è una commedia americana di fantascienza, realizzata nel 1993 con l’etichetta Columbia Pictures. È stato diretto da Harold Ramis, con una sceneggiatura dello stesso Ramis, scritta insieme a Danny Rubin, e con Bill Murray (Phill) e Andie MacDowell (Rita).

[4] Vid., Guillén, Abraham; Desafío al Pentágono. La guerrilla latinoamericana, Editorial Andes, Montevideo, 1969; Estrategia de la guerrilla urbana, Ediciones Liberación, Montevideo, 1970 y; Lecciones de la guerrilla latinoamericana, en: Hodges Donald C. y Guillén, Abraham, Revaloración de la guerrilla urbana, Ediciones El Caballito,  México, D.F., 1977.

[5] Non dimentichiamo che l’egemonia marxista-leninista ha più di sette decenni; durante questo lungo periodo ha imposto le sue espressioni modello in nome dell’”unità rivoluzionaria”, producendo enormi distorsioni nelle nostre fila. Tali distorsioni portarono il Movimento 2 Giugno a diluirsi nella Fazione Armata Rossa (RAF) e nelle Revolutionäre Zellen (Cellule Rivoluzionarie) – in fuga dal “settarismo” nel quadro del frontismo rivoluzionario – e ad operare con l’appoggio della Stasi e del KGB, fino a concludere i loro giorni come mercenari agli ordini di Saddam Hussein e Al-Fatah, vantando il più bieco antisimo. Indubbiamente, per questi raggruppamenti antimperialisti non c’era contraddizione nel collaborare e coordinarsi con gli sgherri della polizia segreta tedesca e sovietica. Nella loro prospettiva frontista, contraria al “settarismo”, tutte queste agenzie repressive erano alleati “tattici”. Come direbbe Joaquín Sabina: “Ogni volta che il KGB combatte la CIA, alla fine vince la polizia”.

[6] Questo era così, almeno in quelle società che possedevano una straordinaria accumulazione di beni disponibili e avevano raggiunto “un sorprendente sviluppo tecnologico” (per esprimerlo all’interno delle aspirazioni dell’epoca).

[7] Un esempio vergognoso è l’ex Federación Anarquista Uruguaya (FAU) e la sua degenerazione – in fuga dal “settarismo” – in un partito elettorale (Partido de la Victoria del Pueblo). Per maggiori informazioni, vedere https://es.wikipedia.org/wiki/Partido_por_la_Victoria_del_Pueblo (accesso 18/10/2021).




Fonte: Infernourbano.noblogs.org