Dicembre 29, 2022
Da La Tradizione Libertaria
298 visualizzazioni

Ciò che Marx deve a Bakunin, il critico accorto

Il rivoluzionario russo fu un avversario risoluto delle pratiche autoritarie di Marx all’interno della Prima Internazionale. Per il resto, egli condivise molte idee con lui, ma contestava l’applicazione troppo meccanicistica delle sue teorie.

Bakunin critica spesso Marx; le sue critiche vertono sulla strategia politica, ma anche sui fondamenti teorici della dottrina marxiana. Tuttavia, a ben osservare, ci accorgiamo che le analisi che i due uomini fanno quando essi affrontano delle questioni politiche sono spesso le stesse […]. Ciò che diverge sono le conclusioni alle quali essi giungono. […]

Contro l’universalità del materialismo storico

Ad esempio Bakunin contestava le teoria marxiana della successione delle fasi storiche […]. Non che il rivoluzionario russo negasse questa teoria: ne contestava soltanto il carattere universale e affermava che non si applicava al mondo slavo; ne riconosceva la validità che per l’Europa occidentale. Ora curiosamente, Marx finirà con il dar ragione a Bakunin, almeno in due occasioni:

– Nel 1877, scrive a un corrispondente russo, Mikhaïlovski, che è un errore trasformare il suo “abbozzo della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica dello sviluppo generale fatalmente imposto a tutti i popoli, qualunque siano le circostanze storiche in in cui essi si trovano posti” [1].

– Nel 1881, scrive a Vera Zasulich che la “fatalità storica” della genesi della produzione capitalista è espressamente ristretta ai paesi dell’Europa occidentale [2].

Altro punto di divergenza con Marx: Bakunin era sostenitore dell’emancipazione dei popoli slavi dell’Europa centrale dal dominio russo, turco, tedesco e austriaco.
 

[…] La modifica di prospettiva di Marx è indubbiamente la conseguenza dell’attenta lettura di Stato e Anarchia, di Bakunin. Sinmo ad allora, era mosso da una slavofilia galoppante [3]: ci si ricordi che nel 1848 lui e Engels si erano opposti all’indipendenza delle nazioni slave dell’Europa centrale, perché per loro la germanizzazione era ciò che poteva accadere di meglio. In quanto alla Russia, essa era all’origine di tutti gli intrighi che impedivano la democratizzazione della Germania e la sua unificazione [4].

Stato e anarchia era stato pubblicato nel 1873 e conteneva ampi sviluppi sulla situazione sociale della Russia, sulla sua dissoluzione interna così come sulle prospettive di evoluzione del movimento rivoluzionario. Marx aveva letto il libro, e le note e commenti che egli ha scritto in margine al testo di Bakunin costituiscono i soli […] elementi di confutazione teorica delle idee dell’anarchico […]. Ma si constata a partire da questa data, una netta modifica d’ottica in Marx e Engels sulla Russia […]. I testi in cui Engels si interessa alla situazione sociale della Russia sono posteriori alla pubblicazione del libro di Bakunin […].
 

Contro un determinismo economico assoluto

Altro punto: la questione del primato delle determinazioni economiche nella storia. Bakunin aderisce a questa teoria, ma emette delle riserve. Marx disconoscerebbe un fatto importante: se le rappresentazioni umane, collettive o individuali, non sono che i prodotti dei fatti reali (“sia materiali sia sociali”) esse finiscono tuttavia con l’influenzare a loro volta “i rapporti degli uomini nella società” (Dio e lo Stato). I fatti politici e ideologici, una volta dati, possono essere a loro volta delle “cause produttrici di effetti”.

È dunque meno il “materialismo storico” – termine sconosciuto da Bakunin – che è contestato quanto la ristrettezza di vedute con il quale gli sembra essere applicato.

Su questo punto ancora, Marx e Engels danno ragione a Bakunin. In una lettera a Joseph Bloch del 21 settembre 1890, e cioè molto dopo la morte di Bakunin, Engels scrive: “Secondo la concezione materialista della storia, la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinate”. Engels dà anche anche all’”economia” una definizione una definizione estremamente ampia. “di più né io né Marx, abbiamo mai affermato altro. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti l’unico determinate, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda”. Engels prosegue dicendo: “Del fatto che da parte dei più giovani si attribuisca talvolta al lato economico più rilevanza di quanta convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi negavano, e non sempre c’era il tempo, il luogo e l’occasione di riconoscere quel che spettava agli altri fattori che entrano nell’azione reciproca”.
 

Un riconoscimento tardivo

Era questo un riconoscimento totale delle riserve che Bakunin aveva formulato a proposito della teoria marxista. Ma questo riconoscimento era limitato alla corrispondenza di Marx e di Engels. […]

La relativizzazione del marxismo fatta da Bakunin è insopportabile per molti comunisti, precisamente perché restituisce il marxismo nella corrente delle idee dell’epoca, come una spiegazione del sociale tra le altre. Essa gli toglie il carattere quasi religioso che aveva nello spirito do molti comunisti per restituirgli il suo status di ipotesi scientifica, e cioè confutabile, modificabile, e che può essere completata.

René Berthier
 

[Traduzione di Ario Libert]

Questo articolo è tratto dal libro di René Berthier, Affinités non électives. Pour un dialogue sans langue de bois entre marxistes et anarchistes, [Affinità non elettive. Per un dialogo senza politichese tra marxisti e anarchici]; Éditions du Monde libertaire/Éditions libertaires, 2015




Fonte: Latradizionelibertaria.over-blog.it