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I corridoi umanitari vanno aperti ma non bastano, scrive l’Adl Cobas in una lettera indirizzata a Comune, Asp, Prefettura, cooperative ed enti gestori: è ora di “cominciare ad agire” perchè è necessario “evitare in tutte le maniere che la ‘questione Afghanistan’ diventi un punto elettorale e sia strumentalizzato”.

30 Agosto 2021 – 16:47

Con una lettera indirizzata a Comune, Asp, Direzione protezioni internazionali, Prefettura, cooperative ed enti gestori il sindacato Adl Cobas chiede l’apertura di un tavolo di monitoraggio sull’accoglienza: “Corridoi umanitari subito, ma non bastano! Stiamo vivendo una riacutizzazione del fenomeno migratorio, conseguente a ciò che sta succedendo in Afghanistan. Migliaia di persone stanno tentando di scappare dai Talebani, ma gli aiuti internazionali non sono sufficienti. Ma vogliamo precisare una cosa: la rotta migratoria non si è mai fermata, sia in Libia che in Bosnia sono migliaia le persone che tentano di sfondare la fortezza Europa, di varcare i confini. I governi da anni non hanno la volontà di assumere il dato della migrazione come quello che è, ovvero un movimento sistemico che continua a crescere. Per questo crediamo che a Bologna, sempre citata come baluardo delle città accoglienti, nel mentre si prepara ad accogliere gli Afghani in arrivo tramite i corridoi che si apriranno, si debba provare a fare qualcosa in più”.

Continua la lettera: “L’accoglienza è in crisi ormai dall’attuazione del decreto migrazione stilato e sostenuto da Salvini, mantenuto quasi invariato dai governi successivi. A giugno 2018, con la chiusura anticipata del Mattei, siamo riuscite, come organizzazioni sindacali, lavoratrici e lavoratori, realtà formali e informali sul territorio a non disperdere il lavoro di accoglienza ed integrazione che si era cominciato a fare, e , in parte, riusciti a tutelare le lavoratrici e i lavoratori che operavano lì dentro. È stato creato, in seguito, un tavolo tra Comune di Bologna, nella figura degli assessori Lombardo e Barigazzi, enti gestori, sindacati e committenti, Asp e Prefettura (che mai si è degnata di sedersi al tavolo), nella quale si è parlato e deciso di mantenere un monitoraggio continua sulla realtà dell’accoglienza bolognese. Ma purtroppo quel tavolo non è continuato, se non convocato in situazioni di gravità estrema. Ora, adesso, vogliamo evitare in tutte le maniere che la ‘questione Afghanistan’ diventi un punto elettorale e sia strumentalizzato, ma è necessario, fin da subito, ricostruire, riconvocare e riaprire quel tavolo. I punti di cui parlare sono molti, ne andiamo ad indicare alcuni: salvaguardare e sostenere le strutture già in forze nel territorio della città metropolitana di Bologna, attraverso nuovi fondi e nuovo personale, formato, per sostenere lavoratrici e lavoratori in forze già a rischio burnout da tempo; sostegno psicologico, per chi è già all’interno del sistema di accoglienza e per chi ci entrerà; progettualità, che per mancanza di fondi principalmente è mancata negli ultimi anni in tutti gli enti gestori; rafforzare le aree trasversali, tagliate e mai più ripristinate come le scuole d’Italiano, le aree lavoro, legale e medica; nuove strutture, per un’accoglienza degna ai profughi e dove lavoratori e lavoratrici riescano a portare avanti il proprio lavoro in maniera e in luoghi idonei”.

Tutto questo “non lo possono fare nè le lavoratrici e i lavoratori ora all’interno del settore, né gli enti gestori da soli”, conclude l’Adl: “Se vogliamo continuare a poter parlare del ‘modello Bologna’, e di riempire le pagine dei giornali, come ha fatto qualche giorno fa il nostro attuale sindaco, bisogna cominciare ad agire. Chiediamo quindi l’apertura immediata del tavolo di monitoraggio del Sistema accoglienza, aprendolo anche a realtà del territorio attive in questo momento e utili a progettarlo”.




Fonte: Zic.it