Gennaio 14, 2022
Da Il Manifesto
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Erano stati due importanti voci architettoniche del Razionalismo e, proprio nel 1939, prima che l’Italia si unisse al progetto della Germania di Hitler, avevano firmato insieme un asilo a Ivrea, grazie alla lungimiranza dell’industriale Adriano Olivetti. Un libro uscito lo scorso novembre, Figini e Pollini, Asilo Olivetti a Ivrea (Jaca Book, euro 22,00), dell’architetto Sara Protasoni, racconta la storia dell’asilo, progettato dai due architetti, che resta un esempio di grande architettura.

Il sodalizio con Olivetti aveva portato gli architetti a indagare e dare vita – con estremo rispetto dell’ambiente – ad architetture che potessero muoversi gentilmente nel territorio, senza mai creare contrasti «violenti» con quello che già esiste in partenza. La relazione fondamentale che deve esistere tra Architettura e Natura dovrebbe quindi sempre essere di dialogo, in cui non esiste mai l’arroganza di chi, arrivando, impone presenze nuove, ingombranti e non in armonia.
«…Fondali (…) di una casa, dovrebbero essere il verde e il cielo (…) La volontà geometrica dell’uomo si sovrappone e si compie con il ritmo curvilineo delle forme della natura».

Nell’asilo c’è un’area interna verde all’aperto, dove i bambini possono giocare, e un patio interno su cui si affacciano le aule con spazio sufficiente per ospitarne il gioco. C’è poi la sala per il riposo pomeridiano con vetrate altissime dove i bambini possono riposarsi.

Di fronte esiste la casa popolare di Borgo Olivetti, lungo il lato maggiore dell’asilo, edificio a ballatoio progettato anch’esso intorno al 1939. Questo, con alloggi per 24 famiglie su quattro piani, era stato il primo edificio del programma edilizio nazionale iniziato dall’Istituto fascista per le case popolari per impiegati e operai e che a Ivrea vide la partecipazione attiva dell’azienda Olivetti.
La scelta dei materiali – anche in parte motivata nell’epoca fascista dalla politica economica autarchica – porta ad utilizzare materiali che lo storico dell’arte Lionello Venturi chiamerà «orgoglio della modestia».

Collaborare con Olivetti era anche realizzare l’idea di vicinanza e scambio dell’architettura con il mondo naturale che la circondava. La collaborazione di Figini e Pollini con Adriano Olivetti, iniziata negli anni Trenta, fu una tappa fondamentale della ricerca delle relazioni tra Natura e Architettura. E di fatto l’edificio, che ha un volume semplice e interamente in pietra, crea relazioni di scambio con l’esterno e con la natura. Nel 1952 vennero realizzati anche un ambulatorio pediatrico e un consultorio.

Negli anni in cui Olivetti ha collaborato con i due architetti, è sempre stata data massima importanza sia alla esigenze tecniche per la produzione e organizzazione dei processi produttivi che a quelli psicologici. Per essere vivibili ai massimi livelli, gli spazi erano stati pensati per essere illuminati in modo adeguato, quindi pensati per soddisfare le necessità dell’uomo e del lavoratore.

Una scelta realmente vincente fu anche la soluzione adottata nel terzo ampiamento, portato a termine con l’estensione dell’edificio lungo la strada per 130 metri, con un sistema a doppie vetrate, con un’intercapedine in cui sono collocate antine per filtrare i raggi del sole per garantire l’equilibrio termico dell’edificio. Essenziale luogo per la ‘fabbrica’, l’asilo è parte dell’innovativo progetto comunitario teorizzato e reso realtà da Adriano Olivetti e, nel 2018, Ivrea è stata inserita nel Patrimonio dell’Umanità Unesco, riconoscendone l’importanza.




Fonte: Ilmanifesto.it