Gennaio 20, 2022
Da Inferno Urbano
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La sera del 15 dicembre abbiamo attaccato con un ordigno incendiario la casa del presidente di ΟΝΝΕΔ (Organizzazione Giovanile di Nuova Democrazia), Pavlos Marinakis, in via Ariannou 29 a Pagrati.

L’ennesima azione diretta deliberatamente nascosta dai media mainstream, volti a proteggere, prima di tutto, l’obiettivo, ma anche a salvaguardare il prestigio generale del potere che vuole che i governanti siano immuni dalle mani dei loro “sudditi impoveriti”. Tuttavia, siamo qui per smentire questo senso di sicurezza che cercano diligentemente di presentare come privilegio dei potenti.

Così, abbiamo cercato e scovato questo “particolare soggetto” che ultimamente, oltre ad essere oltraggiosamente provocatorio con la sua audacia e le sue dichiarazioni, sembra trovarsi in una traiettoria ascendente all’interno del partito di Nuova Democrazia. Questo è tutt’altro che casuale, naturalmente. Questo partito ha investito nel profilo di un partito popolare di destra (che propende chiaramente verso l’estrema destra), lanciando allo stesso tempo un’immagine di sofisticata “eccellenza” attraverso i media universalmente controllati per coprire un pubblico il più ampio possibile.

Spendiamo dunque qualche parola su questo signore, per illustrare il marciume che si porta dietro e che serve. Parte integrante dell’avanguardia di una destra alternativa, ha dato credenziali di compatibilità politica con l’oscurantismo di Nuova Democrazia abbastanza presto. Servo di una retorica che vuole che l’”interesse nazionale” sia identificato con un fascismo strisciante in tutti gli aspetti della vita sociale. Un nazionalismo della “vita quotidiana”, accessibile e appetibile a tutto l’elettorato, un’estrazione del discorso politico attraverso la costante promozione attraverso i social media. Una conseguenza di questa dimensione nazionalista occulta sono le sue dichiarazioni da macho con riferimenti alla guerra civile. (Tsipras, se vivessimo nel periodo della guerra civile tu “verresti” da me) Naturalmente non abbiamo alcun desiderio di prendere posizione in questa disputa verbale poiché siamo sicuri del ruolo che entrambi avrebbero avuto durante la guerra civile. Ma vorremmo far notare a Marinakis che molto probabilmente avrebbe fatto la fine che il destino ha riservato ai suoi simili e connazionali nel pozzo di Meligala. (1)

È chiaro che in Grecia i battaglioni di collaborazionisti nazisti traditori non solo non furono mai puniti, ma costituirono (e lo fanno ancora) la spina dorsale del nuovo stato greco. Non è un caso che il soggetto in questione sia il nipote dell’avvocato che difendeva G. Kalambokas, l’assassino di N. Tebonera. Il fetore e l’odore si tramandano di generazione in generazione.

Naturalmente, il “duro” Marinakis che difende Bogdanos, quando quest’ultimo ha pubblicato una lista di nomi di ragazzi minorenni, sembra invocare il perdono e l’assoluzione “Voglio dire, il punto è chiedere la testa, politicamente parlando, di un uomo che ha chiesto scusa” cercando comprensione e compassione.

Naturalmente tutta questa passione e storia di estrema destra sarà premiata dal governo di Mitsotakis, che lo proporrà come nuovo segretario del comitato politico della Nuova Democrazia.

La crisi del Covid-19 e la sua gestione:

Naturalmente non possiamo ignorare il fatto che questo governo, di estrema destra, è stato chiamato da due anni a questa parte a gestire la questione della pandemia e della crisi generale provocata dal Covid-19. Una questione che monopolizza la nostra vita quotidiana, nonostante in questo periodo si siano verificati eventi di enorme impatto politico e sociale che di fatto sono passati quasi del tutto inosservati.

Non entreremo nel merito dei dati scientifici e delle loro implicazioni, lasciamo questa parte alla comunità scientifica, senza ovviamente considerare questo insieme come uno e unitario e senza ignorare il fatto della parzialità (sull’altare del potere e del capitale) che lo ha caratterizzato nel corso degli anni. Per noi, la crisi socio-politica che stiamo vivendo, ha la precedenza, perché questo è l’unico ambito in cui potremmo agire e avere un impatto reale come spazio politico. Purtroppo, però, il carattere senza precedenti del trattato in termini di gestione, combinato con la natura stessa di questa crisi, ha portato alla parziale inattivazione di gran parte dello spazio antagonista/radicale. Anche se fin dal primo momento della pandemia abbiamo visto imporre misure di controllo e repressione di classe molto profonde, non siamo riusciti a mobilitarci e a rispondere in modo significativo, ma abbiamo guardato “passivamente” mentre le nostre libertà venivano sempre più limitate, cercando i mezzi e i modi per rispondere, sempre tenendo conto della natura specifica della crisi sanitaria. È stato lì che il potere ha trovato lo spazio per sviluppare e alla fine imporre universalmente il concetto di “responsabilità individuale”, spostando il peso della gestione di una tale crisi sulle persone stesse. Usando la paura e la vita umana come veicolo, la classe dominante è riuscita infine a creare una divisione nella società nel suo complesso, sulla base di un per definizione indifendibile “o con noi o contro la società”. Così gran parte dello spazio radicale, ignorando o trascurando il fatto di classe, sia nella gestione che nella crisi stessa, si è trovato ad adottare le politiche del governo anche mentre cercava di adattarle al suo progetto politico. Il risultato di questa peculiare condizione è stata la dissonanza che si è avvertita nelle nostre file sul “dovere di classe” della vaccinazione e del rispetto delle misure se vogliamo superare questa crisi, ecc. Ci rendiamo conto, purtroppo, che abbiamo ancora bisogno di tonnellate di inchiostro e anni di dialogo politico per stabilire finalmente quello che si definisce un semplice dovere, figuriamoci un dovere di classe e ancor più un dovere rivoluzionario. Non possiamo parlare di gestione della crisi senza analizzare le ragioni politiche della sua esplosione, non possiamo ignorare che lo schiacciamento della sanità pubblica è stata una delle ragioni principali dell’impennata dei decessi. Non possiamo parlare di responsabilità individuale senza lottare per rovesciare questo sistema nel suo insieme. Non possiamo, come spazio politico, permettere alla propaganda di stato di definire cosa sia la contestazione, e come si debba esprimere, fornendo generosamente loro il monopolio della definizione politica, caratterizzando qualsiasi opposizione come opera di negazionisti. Il potere è sempre alla ricerca di uno spazio politico inconsistente, per opporsi alle sue tattiche, al fine di servire la sua narrazione. Ciò che è stato innovativo, in questo caso, è stato il fatto che ha cercato di includere tutti i gruppi sociali e le sfumature politiche in questo inconsistente insieme, ottenendo così l’eteronomia dei più politicamente consapevoli, consolidando così la costante dicotomia “o con le misure (con noi) o contro la società”. Noi come spazio politico abbiamo il dovere di difendere la nostra classe, di superare la narrazione dominante e di lottare con tutti i mezzi contro il potere e il modo in cui gestisce le vite umane.

Qualche parola sull’organizzazione del movimento anarchico:

In Grecia, nel corso del tempo, lo spazio anarchico si è mosso tra il formarsi come un movimento con dinamiche appropriate e l’esistere come una “corrente” politica coinvolta in diverse condizioni socio-politiche. Per anni siamo stati uno spazio di proposte “negative”, uno spazio di eterodossia, reazionario, con una mancanza di organizzazione e di obiettivi a lungo termine. Questo non significa, ovviamente, che tutti questi anni di esistenza e azione dello spazio anarchico non abbiano offerto nulla in termini di maturazione politica e la formazione di condizioni favorevoli per il passo successivo, tutt’altro. E’ stato questo processo di maturazione che ha contribuito a far sì che lo spazio anarchico, come movimento, iniziasse a marciare, creando intersezioni nel tempo socio-politico, stabilendo punti e obiettivi. E’ stato questo processo che alla fine ha portato lo spazio anarchico a caricarsi sulle spalle la rivolta del 2008 e a darle le proprie caratteristiche politiche, cercando strutture di organizzazioni che emergessero dalla dinamica dei dati. È stata questa storia che ci ha portato ad attingere nuovamente alle conoscenze e alle esperienze del 2008 durante il periodo delle mobilitazioni anti-monetarie. Piccoli e grandi momenti in cui lo spazio anarchico ha mostrato le sue forze, i suoi riflessi, ma purtroppo anche i suoi limiti. Ci sono state occasioni perse, passi che non sono stati fatti o per inesperienza o per timidezza. Ma in ogni caso, questi momenti hanno nutrito il nostro spazio, sia strutturalmente (con l’arrivo di nuove persone, nuovi ritrovi, nuovi collettivi, ecc.) che politicamente. Il fermento e gli scontri politici di quei momenti ci hanno fatto uscire dagli impasse e dagli ingorghi del passato e hanno posto le basi per lo sviluppo di qualcosa di nuovo.

Il coordinamento a livello di azione, ma anche la frequenza con cui i gruppi incendiari hanno agito nel periodo successivo al 2008, è stato un esempio di organizzazione che potenzialmente potrebbe essere il veicolo per un movimento con chiare caratteristiche rivoluzionarie e implicazioni in molti aspetti diversi della vita quotidiana.

Tuttavia, ogni epoca porta con sé le sue particolari caratteristiche, e certamente le condizioni di oggi sono complessivamente molto diverse da quelle di allora. Il costante cambiamento dei fatti richiede un corrispondente adattamento da parte nostra.

L’esistenza e la prevalenza dei social media, nella vita quotidiana di una grande parte della società, ha portato cambiamenti radicali nel modo in cui si forma l’”opinione pubblica” e la sua reazione a ciò che le “tendenze” impongono. Purtroppo, gran parte della realtà si riflette ormai attraverso una dimensione digitale ai margini della realtà virtuale, che tende a sostituire interamente il vivere quotidiano. Prova di questa peculiare e inedita condizione è l’attuale governo di Nuova Democrazia. Un governo che in due anni ha appiattito il cosiddetto stato sociale e approvato alcune delle leggi più autoritarie dell’era post-indipendenza, ma che riesce a sopravvivere proprio perché controlla e plasma sistematicamente i media e, per estensione, il mondo digitale dei social. Le tendenze di Twitter hanno il ruolo di opposizione per il governo e purtroppo ogni reazione che nasce presto esaurisce il suo potenziale social, con alcune luminose eccezioni come le ultime marce per Koufodinas, la marcia di Nea Smyrna e la risposta data al sistema mafioso di efood.

Sembra distopico, in un momento in cui tutto sta cambiando a velocità tremenda, in peggio per le persone con un’estrazione sociale più bassa, che le nostre reazioni trovino dei limiti, ed è per questo che la questione dell’organizzazione dello spazio competitivo per creare un movimento dinamico diventa per noi imperativa.

Diversi compagni hanno aperto un dialogo informale intorno all’organizzazione e al coordinamento dei gruppi incendiari che operano in Grecia. Un dialogo che è stato giustamente aperto e noi, ispirati da esso, stiamo prendendo posizione sulla questione. Come abbiamo già detto, ogni epoca è definita dalle sue caratteristiche particolari. Un tempo ciò che mancava davvero era un’organizzazione delle azioni in una pianificazione a lungo termine dei molti e diversi, in termini di analisi politiche individuali, gruppi di azione diretta al fine di creare un movimento con implicazioni aggressive contro lo stato e il capitale, come è stato tentato per un breve periodo di tempo.

Oggi, purtroppo, si devono fare altri passi per poter di nuovo intensificare la competizione sociale e intensificare il conflitto contro tutte le forme di potere. Oggi ci manca come spazio un’analisi e una posizione politica che possa (anche con accordi minimi) racchiudere la maggior parte del movimento antagonista/radicale. Abbiamo purtroppo lasciato ancora una volta sullo sfondo un progetto sostanziale di attacco, organizzazione e fermento politico in un contesto rivoluzionario e questo purtroppo porta ai risultati che tutti stiamo vivendo. Raduni opportunistici di natura più processuale, che non danno la giusta importanza agli strumenti di analisi politica ( il che lascia spazio a posizioni incongrue, per gli standard anarchici, da formulare e talvolta da imporre ) che si disperdono non appena la situazione attuale cambia. Naturalmente non sottovalutiamo in alcun modo gli sforzi di azione e fermentazione collettiva, anche se avviati da eventi di attualità, ma non possiamo non individuare questi problemi determinati dalla mancanza di analisi e dalla divisione delle singole questioni politiche. Un’organizzazione su azioni offensive sarebbe quindi zoppa se non colmassimo allo stesso tempo la lacuna nel campo del dialogo politico pubblico aperto. I Tupamaros dicevano che “l’azione unisce e le parole dividono” e in una certa misura questo è vero, ma solo quando le parole sono ormai acquisite e sono terreno comune per tutti. Ci troviamo in questo tempo politicamente indeterminato in cui siamo chiamati a ripensare le nostre agende, le nostre strutture, le nostre relazioni tra di noi, le nostre relazioni con una società più ampia e molto altro, per poter seguire e infine superare le condizioni sociali in continuo cambiamento.

Ci sono più di alcuni collettivi e individui che stanno lottando per loro, contribuendo a modo loro a questo processo evolutivo, ma dobbiamo intensificare questo sforzo, sia a livello centrale, nei nostri progetti nucleari, sia a livello delle infrastrutture dello spazio. Posizioni e pratiche di vitale importanza che un tempo caratterizzavano lo spazio anarchico tendono a svanire, la conseguenza è che anche la dimensione militante/aggressiva delle nostre scelte è in gran parte persa. Crediamo che il nostro primo passo sia questo, riportare l’attacco al nostro discorso costituzionale su basi rivoluzionarie, dare peso alla formazione di un movimento poliedrico che includa ogni collettivo/individualità dalla propria prospettiva con un obiettivo comune, quello della rivoluzione anarchica. Qui arriviamo al cuore del nostro pensiero e della nostra riflessione in termini di organizzazione del nostro spazio. L’esistenza di un’infrastruttura diffusa e la familiarità dei compagni nei mezzi e nelle pratiche ci dà certamente un relativo vantaggio di fronte a una crisi sistemica e alla corrispondente repressione statale

Tutto questo può sembrare utopico ma non possiamo fare a meno di lottare per questo, questa causa è ciò che ci definisce e ci differenzia in ultima analisi dal pantano politico sistemico.

Creiamo le condizioni per un movimento rivoluzionario guidato dai precetti di anarchia, solidarietà e antiautoritarismo.

Dedichiamo la nostra energia a tutti i militanti imprigionati.

LIBERAZIONE IMMEDIATA DEL COMPAGNO HARIS MANTZOURIDES

NESSUN COMPAGNO SOLO OSTAGGIO DELLO STATO

ANARCHICI CONTRO L’OBLIO

(1) Nel settembre 1944, le forze di guerriglia comuniste dell’EAM-ELAS, circondarono le forze in ritirata dei battaglioni di sicurezza collaborazionisti. Dopo averli sconfitti in un combattimento a fuoco, i guerriglieri giustiziarono gli arresi insieme a decine di civili dei villaggi circostanti che erano sospettati di simpatizzare con loro, gettando i loro corpi nel pozzo. Durante il dopoguerra e dopo la guerra civile greca, i governi di destra e la giunta immortalarono il massacro di Meligalas come prova della brutalità comunista, e commemorarono le vittime come eroi patriottici. Dopo la Metapolitefsi, il sostegno ufficiale di questa commemorazione cessò. Da allora è stato usato come grido di battaglia sia per i comunisti che per l’estrema destra/fascista.”

Fonte: athens.indymedia.org via darknights.noblogs.org

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org