Gennaio 20, 2022
Da Inferfo Urbano
167 visualizzazioni

La realtà dello Stato, del capitale e del patriarcato è fatta di miseria e di morte. Si impone come normalità attraverso la retorica e la propaganda dei governanti, un impoverimento che si condensa in una vita fatta di lavoro in spazi e tempi soffocanti, con straordinari non pagati, cambi di turno, salari ridicoli e l’alto costo della vita. L’ambiente socio-lavorativo è malsano per la condizione fisica e mentale dei non privilegiati. La violenza patriarcale che perpetua l’incubo della famiglia greca, protegge le relazioni di genere in una spirale di potere-oppressione. I campi di detenzione per immigrati, l’imprigionamento di chi resiste e di chi, in qualche modo, minaccia la sovranità dello Stato-nazione e i suoi interessi politico-economici. Chiunque rimanga fuori dal ciclo di perpetuazione del mercato capitalista viene emarginato, paranormalizzato, e quando non si adegua viene ucciso con proiettili calibro 38. Omicidi battezzati incidenti sul lavoro, omicidi alla frontiera per l’ideale nazionale, omicidi di detenuti per mancanza di cure mediche, femminicidi battezzati tragedie familiari, omicidi di individui per aver deviato dalle norme di genere, omicidi per preservare l’integrità della “Sacra Proprietà”, milioni di omicidi di animali non umani sull’altare del capitale… E noi che, nonostante i tempi, non ci abituiamo alla morte.

La rivolta che nel dicembre 2008 ha lasciato nelle nostre coscienze un segnale di resistenza militante, non è venuta fuori dal nulla. È stata l’esplosione che è seguita ai conflitti e alle lotte degli anni precedenti. Oggi, di fronte a meccanismi repressivi iper-tecnologici, rafforzati dall’assunzione di nuovi poliziotti, e ascoltando l’eredità delle rivolte globali del passato, insistiamo che la fede e la coerenza nella lotta sono necessarie per creare crepe di fronte alla dominazione. La nostra organizzazione e la volontà di passare al contrattacco illuminano i punti deboli degli avversari, terrorizzano lo stato e i suoi vassalli, e danno forza a chi lotta per la libertà.

Lo stato greco, fin dalla sua creazione, ha incluso nel suo territorio minoranze che non si identificano con le sue caratteristiche nazionali e sta cercando di integrarle con la forza. Molti hanno ceduto, alcuni sono stati espulsi, altri sono stati sterminati e altri ancora lottano per l’autonomia delle loro comunità. Le comunità rom sono il bersaglio di una retorica razzista che le dipinge come pericolose per la nazione. Dalla descrizione data da parte dei media, di essere incivili e criminali, l’avallo del loro sterminio fisico da parte di sbirri da quattro soldi, l’assoluzione giudiziaria degli assassini e il silenzio – o il consenso – dei capifamiglia, viene attuata la strategia di controllo e di assimilazione da parte dello Stato. Il 22/10/21 il 18enne rom Nikos Sampanis, mentre tenta di sfuggire ad un posto di blocco, perché sospettato di aver commesso un crimine, viene ucciso a sangue freddo da 7 bastardi in uniforme della DIAS. Loro sono la personificazione di ciò che odiamo di più. Per tutti gli assassinati dallo stato, dal capitale e dal patriarcato noi vi vendicheremo. Mercoledì 8/12 a mezzanotte, abbiamo teso una trappola in via Katehaki ad alcune moto della DIAS. Abbiamo preso tutte le precauzioni possibili per non coinvolgere eventuali veicoli di passaggio. Purtroppo, la moto che abbiamo preso di mira ha sorpassato le molotov in fiamme e nessun poliziotto è rimasto ferito. Tuttavia, i bastardi in uniforme hanno ricevuto un messaggio forte e chiaro, mentre guardavano terrorizzati l’incendio che si propagava alle loro spalle. Davanti a loro, incontreranno i nuovi attacchi e l’infuriare della lotta.

Per la diffusione del fuoco anarchico

Fonte: athens.indymedia.org via darknights.noblogs.org

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.altervista.org