Novembre 4, 2021
Da Inferno Urbano
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Ancora una volta il Dogma “Legge e Ordine” si dimostra essere non altro che una ragnatela che cattura e giustizia quei corpi che non si muovono al ritmo degli ingranaggi di un ORDINE che calpesta sogni, valori e libertà. Il vostro desiderio di guerra ci rende ancora più assetati per ciò che ci viene strappato via, ogni giorno, da tutte le vostre forme di violenza. Chiunque bazzichi le strade vede, sente e tocca con mano l’estensione del degrado sociale. Rifiutando di unirci alla truppa del silenzio e della sottomissione, daremo voce alle nostre passioni come veri figli di questo mondo marcio. Scegliendo lo spazio e il tempo, vi renderemo una per una la violenza e il totalitarismo che riceviamo quotidianamente.

Per questo motivo abbiamo scelto, mercoledì 27 ottobre, a mezzanotte, di attaccare la stazione di polizia del quartiere Zografou con degli ordigni esplosivi che abbiamo fabbricato (piccole bombole di gas, benzina) e petardi [niente molotov ;-)].

Quando la feccia in uniforme della DI.AS., I poliziotti in moto, ci hanno visto, le urla, la paura nei loro occhi e la rapida fuga nel commissariato ci hanno dimostrato che basta un attimo perché la paura cambi di campo, e che basta solo un po’ di organizzazione e di forza di volontà per restituire loro una piccola parte della violenza esercitata quotidianamente, e a più livelli, contro il mondo della lotta – e non solo – dal meccanismo dello Stato, spudoratamente imbiancato dai media, dalla feccia in divisa e da una buona parte della società cannibale.

Oltre alla dura repressione delle proteste nel centro della metropoli, e agli espisodi di prepotenza esercitata nei confronti dei gruppi più emarginati nei quartieri, c’è stato l’omicidio di stato di Nikos Sambanis. Era una morte annunciata, il culmine della gestione politica esercitata negli ultimi anni (ancora più intensamente negli ultimi tempi). Diciamo annunciata perché, prima dell’esecuzione di Nikos Sambanis a Perama, i poliziotti avevano esploso numerosi colpi di pistola, nei quartieri di piazza Vathis e Agios Panteleimonas e nella città di Kalabaka, contro le auto che non si fermavano ai posti di blocco. In un solo mese, il tragico bilancio è stato di 4 incidenti e di più di 50 proiettili esplosi, 2 feriti, di cui uno in condizioni critiche, ed un morto. Questa è stata una vera e propria dichiarazione di guerra, nei confronti di quella parte del movimento che ha imparato a vivere con dignità.

“Dobbiamo affilare la lama della solidarietà e toglierla ai suoi ricorrenti stereotipi che la spostano nel circolo vizioso della “libertà per questo compagno”. Perché facendo così si aggiungono solamente dei nomi, altri si dimenticano, la solidarietà ristagna e spesso rimane solo un privilegio delle relazioni amichevoli, personali e “pubbliche”. Ma quando i nomi degli attivisti imprigionati e i loro problemi giudiziari saranno sfogliati con indifferenza, come le pagine di un volantino pubblicitario, il potere avrà vinto. [..] “.

Membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

La nostra arma più importante, come combattenti, sono le nostre relazioni, soprattutto in un momento in cui la parola solidarietà ha perso il suo vero significato. Scritta nei testi, sugli striscioni, sui volantini, sta lentamente svanendo dalla nostra coscienza. Per evitare confusioni, noi siamo per l’azione a tutti i livelli, ma rimaniamo fortemente a favore di una solidarietà aggressiva. Ogni compagno minacciato dallo Stato, ogni donna oppressa  e uccisa, ogni compagno imprigionato è inciso con la lama incandescente del potere nelle nostre menti. E noi, dalla nostra posizione, rispondiamo, attacchiamo, diventiamo violenti, meravigliosamente violenti. Affinché il potere, il concetto più crudele che frusta le nostre coscienze notte e giorno, non dimentichi che siamo lì, più vivi che mai, più ardenti, più pronti e un passo sempre più vicini. Per scaldare con le nostre fiamme i cuori dei nostri compagni che soffrono la furia degli attacchi dello Stato (caso Stathopoulos e Chatzivasileiadis, caso Kostas Sakkas e il suo sciopero della fame, caso Mataragas e Kalaitzidis, negazione del permesso a Nikos Maziotis, membro di Lotta Rivoluzionaria, rifiuto della domanda di Dimitris Koufodinas, caso di Polykarpos Georgiadis e non ultimo il caso dei 14 compagni arrestati al Politecnico di Atene), noi siamo accanto a voi, urliamo e urleremo fino a quando i nostri polmoni prenderanno fuoco. Non lasciamo nessuno solo nelle mani dello Stato.

Facciamo appello a tutti coloro che stanno lottando per creare eventi per conto proprio, attaccando lo Stato, diffondendo la fiamma della disobbedienza.

PS: Abbiamo scelto simbolicamente la stazione di polizia del quartiere Zografou per il caso dei 14 compagni arrestati nello spazio occupato del Politecnico dell’Università di Atene il 13/11/20, e che sono stati costretti ad un prelievo forzato del Dna.

Mandiamo segnali infuocati di solidarietà ai compagni cileni che hanno fatto esplodere gli uffici dell’ ΑΝΕΡΕ.

Forza e solidarietà a Boris, perseguitato per la distruzione di due antenne 5G, così come ad Alfredo Cospito per la censura di tre mesi impostagli dallo stato italiano.

Portiamo nella nostra memoria i compagni caduti, così come tutti quelli invisibili assassinati dalla proprietà, dal razzismo e dal patriarcato.

Solidarietà con i compagni perseguitati, imprigionati e in fuga.

NIENTE FINISCE, TUTTO CONTINUA…

Contro-violenza fiammeggiante

Fazione “Nikos Sambanis”

Fonte: athens.indymedia.org e attaque.noblogs.org

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org