Ottobre 15, 2022
Da Inferno Urbano
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Atene, Grecia: Rivendicazione dell’attacco incendiario contro un camion della polizia antisommossa MAT a Kaisariani da parte del “Comitato incendiario”

Giovedì 6 ottobre 2022 abbiamo compiuto un attacco incendiario con bombe molotov contro un camion della MAT (polizia antisommossa) di passaggio a Kaisariani. Preso dal panico, il poliziotto che era alla guida, ha travolto diverse auto presenti in strada.

Viviamo in un’era di guerra costante e generalizzata. Ogni dichiarazione di guerra è accompagnata da una corrispondente invocazione alla crisi. Finanziaria, fiscale, sanitaria, energetica, alimentare, climatica… Questo spettacolare rituale messo in piedi dell’apparato statale è il prologo di ogni manuale di guerra antico e moderno: ogni operazione bellica presuppone l’imposizione della disciplina e della sorveglianza nelle retrovie, attraverso la diffusione della paura verso il nemico di turno. Uno stato di emergenza permanente a cui tendiamo ad assuefarci.

In un mondo al collasso, il Dominio si aggrappa con le unghie e con i denti al monopolio della produzione di insicurezza di massa. Se i pericoli e le minacce invocati da chi sta in alto sono sempre più numerosi, gli ordini e i comandi diretti verso il basso mostrano una chiara progressione geometrica. Questo è il bilancio della ristrutturazione violenta della nostra vita, il nuovo contratto sociale del totalitarismo moderno. O, per dirla con Petsas (1), “adattarsi o morire”. La nostra esperienza sociale ci aiuta a tradurre questo concetto senza alcun equivoco: Memorandum (mnimónio, 3° programma di aiuti dell’UE*) o bancarotta. Arresti di massa o collasso dell’ΕΣΥ (Servizio Sanitario Nazionale). Silenzio tombale o pestaggi e multe. Vaccinazioni obbligatorie o licenziamenti. Riduzione dell’energia elettrica programmata o black out generale. E l’elenco potrebbe presto allungarsi fino all’interruttore della lampadina o allo scontrino del supermercato.

Il regno della paura e dell’insicurezza è la fonte battesimale della nuova forma di Stato e della sua violenza. Il mondo capitalista moderno genera solo polizia. Polizia del pensiero e degli atteggiamenti, polizia delle norme e della cultura, polizia palese e occulta, polizia con scudi e armi automatiche, polizia della gestione della folla e polizia delle operazioni chirurgiche, polizia nelle periferie e nei centri urbani, polizia che esige carte d’identità, passaporti e certificati sanitari, polizia che picchia, carica e giustizia, polizia che a volte assomiglia a un esercito ideologico e a volte a un battaglione fascista. Polizie di ogni tipo, in ogni luogo, in ogni punto della mappa, con giurisdizioni multiple e senza barriere.

Le moderne dottrine di polizia non si limitano a reprimere e gestire le rivolte e i disordini generati dall’esacerbazione delle ingiustizie e delle disuguaglianze, ma sono generalizzate e diffuse attraverso il corpo sociale con una sorveglianza costante, uno spionaggio pervasivo, l’esaltazione degli informatori e la punizione esemplare dei comportamenti devianti, delle scelte “inappropriate” e “inutili”. È proprio questo il ruolo cosiddetto “sociale” che la polizia svolge. Assegnare il compito di controllo e sorveglianza a qualsiasi interlocutore e sostenitore dell’ordine sociale e della pace. Il reclutamento di massa di poliziotti non solo aumenta il numero di parassiti sociali, ma accresce anche la fiducia in se stessi dei cannibali presenti in ogni società. Nelle moderne società in guerra, l’antagonismo di classe sociale non si resetta da solo, ma ribolle così forte che a ogni crepa che crea, espelle con forza le incredibili quantità di violenza che accumula nelle sue stesse fondamenta. Ogni guerra di classe contiene una guerra civile, e viceversa.

In Grecia, l’istituzione di nuove forze di polizia (Pantere, squadra O.P.P.I., O.D.O.S., ecc.)(2) e il reclutamento massiccio di feccia in uniforme hanno già generato abbastanza eccessi grotteschi utili per le trasmissioni satiriche o per qualsiasi forma di opposizione della sinistra. Tuttavia, l’assalto della brutalità poliziesca alla società, e la trasformazione delle forze di polizia in amministratori di tutti gli affari sociali, non sono né uno scherzo né una fine comunicativa. È una chiara e prolungata dichiarazione di guerra di classe contro di noi. Socialità immobilizzata, ogni forma di resistenza costantemente nel mirino, violenza della polizia all’ordine del giorno. Alle frontiere e nelle strade, nelle piazze e nei quartieri, durante gli scioperi e nelle manifestazioni studentesche, nei comizi e nelle assemblee sindacali, nelle case e nelle auto dei nostri compagni d’armi, la polizia e i suoi fantocci vomitano odio, spionaggio, tortura e violenza omicida.

La rabbia dei poliziotti è direttamente proporzionale alla determinazione dello Stato. La responsabilità è tanto della feccia in uniforme quanto della feccia in giacca e cravatta che li dirige. Soprattutto nel campo delle università, l’ingresso della polizia nei nuovi avamposti del business, è una battaglia di prestigio per la dottrina “law and order” del governo, e una strategia ben ponderata per prevenire le tensioni che si andranno a generare nel prossimo periodo. Quando parlano di focolai di illegalità, intendono focolai di lotta e laboratori di libertà. Situazioni ostili e inaccettabili sia per il futuro privatizzato e rafforzato delle università, sia per le nuove generazioni di telelavoratori sottovalutati. Per questo motivo, ci rifiutiamo di credere che tutti questi giovani studenti, che vengono picchiati dentro e fuori gli istituti superiori, dalla polizia antisommossa, con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni, si stiano ribellando semplicemente per la presenza della polizia all’interno delle scuole o per la difesa dell’”asilo accademico”(3).  La vera posta in gioco è la fomentazione o la repressione di un nuovo lungo ciclo di lotte e non-disciplina dentro e fuori le scuole e le università. Un evento che non solo andrà ad influenzare la fisionomia delle università greche, ma anche il corso della ristrutturazione capitalistica nel suo complesso per i prossimi anni. Pertanto, approcci e slogan che (anche) riducono questa lotta a una retorica antigovernativa, o a uno sterile rifiuto della polizia di entrare nelle università, mentre tutta la nostra vita è già circondata da poliziotti, sono logori e pericolosi e coltivano l’inaridimento e il disfattismo nelle lotte. I poliziotti sono indesiderati su tutto il territorio e le nostre vite sono molto più importanti delle carriere di partito di una nuova generazione di studenti padri.

Tuttavia, non scommettiamo su una polarizzazione temporanea con i poliziotti. La strategia dei movimenti rivoluzionari non può basarsi sulla proiezione del vittimismo, né sui “limiti democratici” dell’azione di un esercito statale. I nostri conti con i poliziotti sono costantemente aperti e il nostro confronto con loro è parte integrante della lotta contro il mondo del dominio. Per quanto micidiale possa essere la nostra strategia di lotta nel confronto con i poliziotti, considerarli come un semplice gruppo di idioti, sessisti, sadici e, beh, “disadattati” che hanno bisogno di… una migliore formazione, non ci porta da nessuna parte. Siamo stufi di sentire parlare della loro psicopatologia squilibrata, e siamo disgustati dai pappagalli della sinistra che parlano di “figli del popolo” e “poliziotti che lavorano”. O consideriamo la polizia il nostro nemico di classe e ci organizziamo strategicamente contro di essa, o sbattiamo la testa contro i loro manganelli senza alcun risultato. Il nostro obiettivo è essere temuti, non temerli. Il nostro obiettivo è conquistare ogni centimetro di territorio controllato dal loro esercito di occupazione. Il nostro obiettivo è riempire le strade con i diseredati, i rassegnati, gli indifferenti, i temuti e i terribili. Il nostro obiettivo era e rimane quello di passare sopra di loro.

La nostra autodifesa militante e la difesa del nostro io collettivo, in strada e in ogni forma di mobilitazione, rimane una posta in gioco politica continua. Ma la guerra sociale non è unidimensionale. Le linee di scontro possono essere tracciate ovunque, rendendo la nostra dinamica una costante minaccia asimmetrica contro una macchina repressiva ostile. A volte massiccia e concentrata, a volte più agile e diffusa, l’iniziativa dell’azione deve passare nelle nostre mani, ponendo argini al dispiegarsi dei loro piani repressivi, ma anche sfidando attivamente il fatalismo del nostro tempo, che purtroppo sta costantemente guadagnando terreno nell’ambito dei movimenti e delle lotte che troviamo intorno a noi. L’azione diretta multiforme può generare una serie di possibilità di sabotaggio e di conflitto con il corpo nemico della polizia. Mappare il suo esercito, sapere dove possiamo colpire i suoi soldati, sapere dove possiamo rompergli le ossa. Sfruttare i loro percorsi tendendo imboscate. Attaccare tutti gli informatori e i collaboratori della polizia. La nostra immaginazione e la nostra disponibilità organizzativa devono essere fertilizzate dalle sfide del futuro, non dai vicoli ciechi del passato.

Abbiamo bisogno come non mai di piani e azioni che cristallizzino le nostre teorie.

Abbiamo bisogno come non mai di azioni proporzionate alla serietà delle nostre parole.

Abbiamo bisogno come non mai di allargare e infittire la rete di solidarietà con chi alza il pugno.

Dedichiamo la presente azione contro la feccia in uniforme:

– Agli studenti che presidiano le loro scuole contro la presenza della polizia e le trasformano in basi di lotta collettiva.

– Ai militanti che sfidano i divieti della polizia e difendono nella pratica, e in modo non negoziabile, le manifestazioni. Ai lavoratori di Malamatina SA che si sono opposti alle forze del MAT, difendendo con i loro corpi il loro sciopero e la vita dei loro colleghi (4)

– Al variegato mondo e ai gruppi che difendono la piazza e la Collina Strefi dal rullo compressore della riqualificazione e della gentrificazione, rifiutandosi di cedere all’occupazione poliziesca.

– Alle donne immigrate che continuano a subire i quotidiani pogrom razzisti nel centro di Atene e a quelle che si sono opposte alla loro espulsione dal campo di Eleonas.

– Ai giovani di Larissa che hanno reagito contro alcuni poliziotti con una piccola percentuale della violenza che i loro coetanei subiscono dalle forze di polizia di tutto il mondo!

– Al ciclista sedicenne di Salonicco che è stato trascinato e ucciso da un auto della polizia (6).

Inviamo la nostra solidarietà alle donne in rivolta in Iran e alle rivolte in tutto il mondo!

CHE LA PAURA CAMBI DI CAMPO

ORGANIZZARE E ATTACCARE PER INTENSIFICARE LA GUERRA DI CLASSE SOCIALE

Comitato Incendiario

1) Stelios Petsas, viceministro degli Interni, alla richiesta di parlare delle misure che verranno adottate in tema di  riscaldamento per il prossimo inverno, tra le altre cose, ha detto: “La questione fondamentale in questi casi è l’adattamento. Chi si rifiuta di adattarsi muore”.

2) Πάνθηρες, Squadra di pronto intervento della polizia, nota anche come “Pantere” o “Pantere nere”, come sono state “battezzate” dai media. È composta da poliziotti da combattimento (combacop) che, per la prima volta anche nel pattugliamento a piedi, avranno a disposizione armi più pesanti, come il fucile mitragliatore MP5. Le unità si concentreranno dove ci sono maggiori “problemi di delinquenza”, con l’ordine di pattugliare, fare controlli sui sospetti e in generale di essere particolarmente visibili con la loro presenza, per prevenire atti criminali e “infondere un senso di sicurezza nei cittadini”. Ομάδων Προστασίας Πανεπιστημιακών Ιδρυμάτων (Ο.Π.Π.Ι.), (University Protection Teams (O.P.P.I.)), i nuovi poliziotti universitari. – Ο.Δ.Ο.Σ Ομάδα Διαχείρισης Οργάνωσης Συγκεντρώσεων, (O.D.O.S. Assembly Organisation Management Team), una nuova unità di poliziotti facilitatori “più morbidi” incaricati di organizzare in strada quante corsie di traffico possono essere occupate dai manifestanti. Saranno in contatto con i responsabili di ogni manifestazione (simili ai poliziotti “liaison” nel Regno Unito).

(3) L’asilo accademico, introdotto per proteggere la libertà di pensiero e di espressione nei campus universitari nel 1982, quando i ricordi delle repressive dittature militari greche della fine degli anni ’60 e dei primi anni ’70 erano ancora freschi. Le regole rendevano illegale per i poliziotti entrare nelle proprietà universitarie senza il permesso dei rettori, e questo garantiva agli studenti un rifugio dall’arresto o dalla brutalità dello Stato.

(4) Malamatina, una popolare marca di vino a basso costo che viene bevuta da molti in Grecia, normalmente mescolata con la cocaina.

(5) Incidente in cui, durante un violento arresto da parte di una pattuglia della polizia, è scoppiata una rissa tra i poliziotti e la gente in strada che ne aveva abbastanza delle loro violenze. Due poliziotti si sono ritrovati con le ossa rotte dopo essere stati picchiati. www.youtube.com

(6) In una strada principale di Salonicco, un ragazzo di 16 anni in sella alla sua bicicletta, è stato investito e trascinato lungo la strada da un’auto della polizia senza targa. Il ragazzo è morto dopo essere rimasto in coma per alcuni giorni. Non sono stati presi provvedimenti contro i poliziotti autori dell’omicidio.

Fonte: athens.indymedia.org via darknights.noblogs.org

Traduzione: Inferno Urbano




Fonte: Infernourbano.altervista.org