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Domani alla guida dell’Alma Mater si insedia ufficialmente Giovanni Molari. Il Cua, ripercorrendo il mandato del rettore uscente: “Niente da salvare dell’universita del passato e del millantato futuro. Solo un grande ‘a mai più rivederci!’ e la certezza di nuove sfide da lanciare a chi assumerà la carica”.

01 Novembre 2021 – 16:44

Cambio della guardia ai vertici dell’Università di Bologna: domani si insedierà ufficialmente il nuovo rettore Giovanni Molari, eletto alla fine di giugno. Si chiude così il mandato di Francesco Ubertini, che qualche giorno fa ha si è congedato con un evento nell’Aula magna di Santa Lucia. “A detta dell’ex magnifico sono stati sei anni le cui parole chiave sono state ‘condivisione’, ‘sostenibilità’, ‘Europa’ e ‘apertura’”, ha scritto il Cua in un comunicato diffuso nell’occasione: “Se per condivisione si intende il rapporto stretto di questo soggetto con la questura di Bologna allora sì, sicuramente un mandato all’insegna della condivisione. Condivisione di vedute con il questore Coccia sulla gestione dell’occupazione della biblioteca delle discipline umanistiche del 36 di via Zamboni e sull’irruzione del settimo reparto celere della polizia all’interno di questa. Oppure sulla gestione delle proteste relative al caromensa, mobilitazione durante la quale ə sono statə inseguitə dalla polizia e manganellatə perchè pretendevano di usufruire del servizio mensa più caro d’Italia a tre euro invece che a sei. Ma non soddisfatto da questa condivisione il nostro caro Ubertini aveva ben pensato di mettere in atto la doppia pena, secondo cui – anche se per la giustizia borghese non si è ancora condannatə – si viene sospesə dall’Università.

E la sostenibilità? “Sicuramente siamo nell’Università che più di tutte ha a cuore le questioni ambientali e Ubertini- continua il comunicato- lo ha dimostrato intraprendendo insieme ad Eni – nota multinazionale impegnata nella salvaguardia del benessere del pianeta e delle popolazioni che lo abitano – un corso di laurea magistrale nel campus di Ravenna sull’ingegneria delle piattaforme. Per non parlare del bellissimo progetto approvato dalla governance Ubertini di disboscamento del Bosco degli Svizzeri, in zona Lazzaretto, per creare un meraviglioso studentato in cui stipare lə studentə ai margini della città ancora una volta”.

Per quanto riguarda l’Europa: “Del resto la scalata alla vetta dei rankings europei in quanto a prestigio è sempre stata il chiodo fisso del rettore uscente- scrive il Cua- che perfino durante una pandemia globale non ha rallentato neanche per un secondo pur di non perdere i tanto cari primati di eccellenza. Nel nome della produttività, dell’Università più Smart di tutte, nessun allentamento dei ricatti temporali ed economici che come studentə subiamo, nessun abbassamento delle tasse. ‘Europa’ che ha significato svendere pezzi di città a multinazionali come quelle che hanno aperto dei fantastici studentati di lusso con stanze a circa 600 euro al mese”.

E infine il tema dell’apertura: “Ultima, ma non per importanza, l’apertura del rettorato uscente è sicuramente un tratto distintivo del rapporto con lə studentə, soprattutto quelle un po’ scomodə, che mettono in evidenza con iniziative, azioni, dibattiti, sanzionamenti ciò che non va del sistema universitario. Grande apertura infatti abbiamo respirato quando per un anno e mezzo abbiamo studiato in giro per la zona universitaria, armatə di panche, tavoli, cartelli e tanta tanta rabbia, senza che nessunə si affacciasse dalle porte del rettorato per chiederci quali fossero le nostre necessità, i nostri bisogni, i nostri desideri. Grande apertura abbiamo sentito quando la piazza studio ha deciso di occupare uno spazio in via San Giacomo 11, per dimostrare che se veniamo ignorate ci facciamo spazio all’interno della città, e non una parola è stata spesa in proposito, non il minimo interesse per comprendere ciò che abbiamo messo in campo, per scoprire il nostro modo di vivere l’università, la città, la socialità, la vita”.

Per il Cua “questi sono stati sei anni di mandato Ubertini. Anni di sofferenze, di invisibilità, di fatica, di oppressione, di pressione, di ricatti, di umiliazioni. Non abbiamo mai preteso che fossero le istituzioni a liberarci, ma le pratiche collettive di autorganizzazione, di gioia, di lotta. Niente da salvare di questi sei anni. Niente da salvare dell’universita del passato e del millantato futuro. Solo un grande ‘A mai più rivederci!’ e la certezza di nuove sfide da lanciare a chi assumerà la carica” da domani, “con la speranza di trovare quantomeno də degnə avversarə e non il branco di grigi burocrati goliardi che ha rappresentato la governance di Ubertini”.




Fonte: Zic.it