Agosto 27, 2021
Da Carloca Fierobari
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Medicina e anarchismo

(Pensiero e Volontà, 1° Marzo 1924)

Riceviamo degli inviti a far la propaganda a favore di questo o quel sistema curativo, fregiato degli aggettivi «razionale», «naturale», ecc., accompagnati da critiche, giuste o ingiuste, contro «la scienza ufficiale».
Noi non ne faremo nulla, perché non crediamo che l’essere anarchici dia a noi o ad altri il dono soprannaturale di sapere quello che non si è studiato.

Comprendiamo tutto il male che l’attuale organizzazione sociale, fondata sull’egoismo e sul contrasto degli interessi, fa allo sviluppo della scienza ed alla sincerità degli scienziati.

Sappiamo che molti medici, spinti dall’avidità e spesso forzati dal bisogno, prostituiscono quella che dovrebbe essere una delle più nobili missioni umane, e ne fanno un vile mercimonio. Ma tutto questo non ci impedisce di comprendere che la medicina è una scienza ed un’arte difficilissima che richiede lungo ed arduo tirocinio e non si apprende per intuizione – e per conto nostro, quando fosse il caso, preferiremmo ancora affidare la nostra salute ad un medico disonesto, piuttosto che ad un’onestissimo ignorante il quale credesse che il fegato si trova nella punta dei piedi.

Secondo noi hanno torto quei compagni che prendon partito per un dato sistema terapeutico solo perché l’inventore professa, più o meno sinceramente, idee anarchiche e si dà l’aria del ribelle e tuona contro «la scienza ufficiale». Noi, al contrario, ci mettiamo subito in guardia se vediamo che uno vuole avvalersi delle sue idee politiche per far accettare le sue idee scientifiche e ne fa una questione di partito.

Del resto, conosciamo qualcuno che, trovando comodo di guadagnarsi la vita facendo il medico senza esserlo, ha inventato un qualsiasi sistema di medicina «naturale» ed ha molto sbraitato contro i medici; ma poi, quando si è indotto a studiare ed ha potuto ottenere i diplomi, si è messo a fare il medico come
gli altri. […]

Medicina e… anarchismo

(Pensiero e Volontà, 1° Maggio 1924)

Sotto questo titolo nella posta redazionale del nostro n. 5 pubblicammo una nota con la quale rifiutavamo l’invito di alcuni compagni a far propaganda a favore di certi sistemi curativi contrastanti con la scienza e con la pratica medica generalmente accettata.

Questo è dispiaciuto al compagno N. Cuneo di Nuova York, il quale pur riconoscendo che «Pensiero e Volontà» non è luogo adatto per discussioni mediche (ed infatti egli non è tra coloro che ci avevano sollecitati a quella propaganda) sorge, in «Libero Accordo» del 15 aprile, a difesa della «cura naturale», cioè senza droghe (farmaci – n.d.r.), che pare faccia grandi progressi e sia stata già riconosciuta e legalizzata in molti Stati dell’Unione americana.
Si vede che non riuscimmo a farci comprendere.

Noi non intendevamo «mettere all’indice» metodo alcuno; ma volevamo solamente dichiarare la nostra incompetenza, la nostra ignoranza… ed anche un po’ richiamare certi compagni alla coscienza dell’ignoranza loro.

Vi è tra noi la tendenza a trovare vero, bello e buono tutto ciò che si presenta sotto il simpatico manto della rivolta contro «le verità» ammesse, specie se è sostenuto da chi è, o si dice, anarchico. Il che dimostra una deficienza di quello spirito di esame e di critica che dovrebbe essere sviluppatissimo negli anarchici. Sta bene il non considerare come definitiva nessuna delle conquiste dell’intelligenza umana ed aspirare sempre a nuove scoperte, a nuovi progressi, ma bisogna badare che non sempre il nuovo è migliore del vecchio, e che la qualità di anarchico non porta con sé il dono della scienza infusa.

La medicina è scienza eminentemente sperimentale, ed è scienza giovane che, si può dire, sta ancora ai suoi inizi. Quindi è bene che si guardi con simpatia ogni tentativo, onesto ed illuminante di aprirle vie novelle. Ma non ci pare troppo il pretendere che chi vuole criticare e combattere i metodi vecchi sappia quali essi sono e quali sono i fatti accertati in favore o contro di essi.

In altri termini, noi domandiamo semplicemente che chi vuole parlare di una cosa si prenda prima la briga di studiarla.

Se vi sono dunque dei compagni che si sentono la competenza di discutere di materie sanitarie lo facciano pure, ma non domandino a noi di parlare di quello che noi non sappiamo. Del resto, noi conosciamo dei valenti medici che professano le idee anarchiche; ma essi non parlano di anarchia quando fanno della scienza, o ne parlano solo quando la questione scientifica diventa questione sociale, cioè quando constatano che l’attuale organizzazione sociale inceppa i progressi della medicina ed impedisce che essi siano applicati a beneficio di tutta l’umanità.




Fonte: Carlocafierobari.noblogs.org