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Negli ultimi 2 secoli l’istituzione carceraria ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche di controllo e repressione del dissenso da parte delle autorità nei confronti di chi mette in discussione le fondamenta di questa società malata; come non ricordare ad esempio le migliaia di oppositrici e oppositori politici finiti al confino durante il ventennio fascista in quanto elementi socialmente pericolosi per il regime. Tornando ai giorni nostri denunciamo da anni il modus operandi dello Stato nei confronti del movimento anarchico; di fatto non si contano più le operazioni repressive messe in atto da svariate procure al fine di mettere a tacere con accuse pesantissime e anni di carcere chi non ha mai smesso di lottare contro le ingiustizie, di abbassare la testa e di accettare lo stato delle cose come ci vengono imposte così come è insito negli ideali anarchici. Il contesto repressivo è ulteriormente peggiorato nell’ultimo periodo dal momento in cui le autorità hanno iniziato a considerare il movimento anarchico alla pari delle associazioni mafiose andando di fatto a peggiorare la condizione delle prigioniere e dei prigionieri anarchici. Ne è un esempio il caso di Alfredo Cospito che, dopo aver passato 10 anni nel carcere di alta sicurezza di Terni, dallo scorso maggio è stato trasferito in regime di 41 BIS, il cosiddetto carcere duro istituito per la lotta alla mafia alla fine degli anni ’80, nel carcere di Bancali a Sassari ed è in attesa della decisione del Corte di Cassazione sulla riqualificazione del reato di cui è accusato insieme ad Anna Beniamino nel processo “Scripta Manent”, da “strage comune” a “strage politica” per il cui reato è previsto l’ergastolo anche ostativo. Lo scorso 20 ottobre, durante un’udienza, Alfredo annuncia di essere entrato in sciopero della fame contro il regime detentivo del 41 BIS a cui è sottoposto e contro l’ergastolo ostativo. Una battaglia che Alfredo non intende interrompere a rischio della sua stessa vita. In solidarietà ad Alfredo anche altri prigionieri anarchici, Juan Sorroche, Ivan Alocco e Anna Beniamo hanno intrapreso lo sciopero della fame e un po’ dappertutto, sia in Italia sia all’estero, si stanno moltiplicando le “azioni” di solidarietà nei loro confronti per denunciare le sofferenze quotidiane delle recluse e dei reclusi, sofferenze evidenziate sempre più spesso da casi di rivolte interne e ancor peggio da casi di suicidio.

Contro il carcere in quanto strumento repressivo di annientamento e annullamento dell’individuo!

Contro il regime detentivo del 41 BIS e l’ergastolo ostativo in quanto espressione della vendetta dello Stato!

Contro tutte le gabbie, muri e frontiere in quanto strumenti di morte!

TUTTE LIBERE, TUTTI LIBERI!!!




Fonte: Zetapoint.org