Gennaio 16, 2022
Da Il Manifesto
192 visualizzazioni

Venerdì nero o verde, domenica da bollino rosso, lunedì blu. Come per le vocali di Baudelaire, diremo un giorno le vostre nascite latenti, e il giorno è oggi, domenica, anche perché di lunedì il manifesto non esce, fatto che non renderà più allegro lunedì 17 gennaio 2022, giorno che lo strascico di una trovata pubblicitaria di Sky Travel del 2005 etichetta come il più triste dell’anno. Tradizione inventata che dopo quasi vent’anni ha ancora riverberi sul web e i suoi fratelli, social in primis e compreso whatsapp, la cricca di metaverso insomma.

NATO per vendere più viaggi, in forza dell’assunto che più si è giù più si sarebbe propensi a prenotare le vacanze, il giorno più triste del terzo anno pandemico farà vendere forse più comfort food e aumentare visualizzazioni di tutorial di life coaching e dispenser di antidoti alla malinconia. Che poi, fregiarsi del titolo di «più triste» coi tempi che corrono, oltre a denotare una certa ambizione, mette al riparo da ulteriori delusioni: forse il peggio è passato? «Per ora, figliolo, per ora» potrebbe risponderci Homer Simpson come già fatto a suo figlio Bart nella puntata in cui il suo primogenito si lamentava di aver vissuto la giornata più triste della sua vita.
«Lunedì è sempre un dramma» era il claim azzeccato di una rubrica di film ottimistici proposta dal Canale Cielo, e non è una novità, al netto oltretutto delle superstizioni legate al povero 17 di cui quest’anno il Blue Monday, che coincide di norma col terzo lunedì di gennaio, è corredato.

SI TRATTA sempre di consigli per gli acquisti da far viaggiare online facendo conto sulla pigrizia dei media e la serialità e banalità del male social, ed è il bisogno di ammazzare il tempo, scandendolo almeno fino a San Valentino, a tingere le giornate del popolo di consumatori e navigatori che siamo diventati. E se Black è il Friday dopo il Thanksgiving, che talvolta trascolora in Green Friday per iniziativa ambientalista della rete di imprese francese Envie, riecco nel lungo e desolato gennaio un Monday Blue come Sadness di InsideOut e gli Arlecchini di Picasso; come il Pantone 2022, il Very Peri, che è un viola che si spaccia per blu, un rosso reattivo che balugina sotto la cenere del momento di sconforto e di digital blues.
Cliff Armill, il pluri sbertucciato inventore su commissione del lunedì tristissimo – ma molto popolare – avrebbe corredato la sua individuazione di un calcolo basato su due diverse disequazioni che, per quanto prezzolate, maldestre e patafisiche davano alcuni elementi di riflessione: tra i fattori erano contemplati infatti tempo speso in stato di stress, meteo, salario mensile, lontananza dal Natale, tempo trascorso dal fallimento dei propositi per il nuovo anno. Unendo i puntini, pur in mancanza di unità di misura, si arrivava a un inizio settimana della seconda metà del primo mese dell’anno. Questo accadeva nel 2005, e che dovremmo dire oggi? In Italia poi? Un lunedì 17 a cui oltre tutti i coefficienti di cui sopra si aggiungono: la vigilia della colorazione in giallo e arancione di due regioni, il countdown dall’elezione del Presidente della Repubblica con una minaccia di piano B-erlusconi, il sospetto che, in caso di cometa, chi comanda falserà i numeri relativi alla probabilità e velocità di impatto e ci dirà di non guardare su, ma a guardare giù vengono le vertigini per l’imminenza di vortici polari, rincaro di gas e luce e materie prime? La cosa desolante è che in era covid non si può parlare con leggerezza di indice di positività, chè anche il lessico ha fatto un salto di specie e i poli semantici di positivo e negativo si sono invertiti, e che tanto sconforto non potrà tradursi neanche in prenotazioni di viaggio: quelle pure sono crollate sotto i tacchi insieme al morale. Venerdì nero o verde, domenica da bollino rosso, lunedì blu. Come per le vocali di Baudelaire, diremo un giorno le vostre nascite latenti, e il giorno è oggi, domenica, anche perché di lunedì il manifesto non esce, fatto che non renderà più allegro lunedì 17 gennaio 2022, giorno che lo strascico di una trovata pubblicitaria di Sky Travel del 2005 etichetta come il più triste dell’anno. Tradizione inventata che dopo quasi vent’anni ha ancora riverberi sul web e i suoi fratelli, social in primis e compreso whatsapp, la cricca di metaverso insomma.

NATO per vendere più viaggi, in forza dell’assunto che più si è giù più si sarebbe propensi a prenotare le vacanze, il giorno più triste del terzo anno pandemico farà vendere forse più comfort food e aumentare visualizzazioni di tutorial di life coaching e dispenser di antidoti alla malinconia. Che poi, fregiarsi del titolo di «più triste» coi tempi che corrono, oltre a denotare una certa ambizione, mette al riparo da ulteriori delusioni: forse il peggio è passato? «Per ora, figliolo, per ora» potrebbe risponderci Homer Simpson come già fatto a suo figlio Bart nella puntata in cui il suo primogenito si lamentava di aver vissuto la giornata più triste della sua vita.
«Lunedì è sempre un dramma» era il claim azzeccato di una rubrica di film ottimistici proposta dal Canale Cielo, e non è una novità, al netto oltretutto delle superstizioni legate al povero 17 di cui quest’anno il Blue Monday, che coincide di norma col terzo lunedì di gennaio, è corredato.

SI TRATTA sempre di consigli per gli acquisti da far viaggiare online facendo conto sulla pigrizia dei media e la serialità e banalità del male social, ed è il bisogno di ammazzare il tempo, scandendolo almeno fino a San Valentino, a tingere le giornate del popolo di consumatori e navigatori che siamo diventati. E se Black è il Friday dopo il Thanksgiving, che talvolta trascolora in Green Friday per iniziativa ambientalista della rete di imprese francese Envie, riecco nel lungo e desolato gennaio un Monday Blue come Sadness di InsideOut e gli Arlecchini di Picasso; come il Pantone 2022, il Very Peri, che è un viola che si spaccia per blu, un rosso reattivo che balugina sotto la cenere del momento di sconforto e di digital blues.
Cliff Armill, il pluri sbertucciato inventore su commissione del lunedì tristissimo – ma molto popolare – avrebbe corredato la sua individuazione di un calcolo basato su due diverse disequazioni che, per quanto prezzolate, maldestre e patafisiche davano alcuni elementi di riflessione: tra i fattori erano contemplati infatti tempo speso in stato di stress, meteo, salario mensile, lontananza dal Natale, tempo trascorso dal fallimento dei propositi per il nuovo anno. Unendo i puntini, pur in mancanza di unità di misura, si arrivava a un inizio settimana della seconda metà del primo mese dell’anno. Questo accadeva nel 2005, e che dovremmo dire oggi? In Italia poi? Un lunedì 17 a cui oltre tutti i coefficienti di cui sopra si aggiungono: la vigilia della colorazione in giallo e arancione di due regioni, il countdown dall’elezione del Presidente della Repubblica con una minaccia di piano B-erlusconi, il sospetto che, in caso di cometa, chi comanda falserà i numeri relativi alla probabilità e velocità di impatto e ci dirà di non guardare su, ma a guardare giù vengono le vertigini per l’imminenza di vortici polari, rincaro di gas e luce e materie prime? La cosa desolante è che in era covid non si può parlare con leggerezza di indice di positività, chè anche il lessico ha fatto un salto di specie e i poli semantici di positivo e negativo si sono invertiti, e che tanto sconforto non potrà tradursi neanche in prenotazioni di viaggio: quelle pure sono crollate sotto i tacchi insieme al morale.

LA DISEQUAZIONE farlocca, però, ancora attira. Perché proprio in questo tempo i numeri e la statistica piacciono, le formule consolano nei periodi bui. Secondo Jack Lucchetti, econometrico dell’Università Politecnica delle Marche, la disequazione del Blue Monday è una specie di «gramelot matematico». Spiega:«In un contesto scientifico, le formule matematiche sono un modo di esprimere un’idea, di descrivere il mondo, o la nostra mente. Da questo punto di vista, la disequazione del Blue Monday è totalmente insensata. Però, questo non significa che non valga la pena parlarne, perché ai miei occhi segnala un cortocircuito interessantissimo dal punto di vista culturale: rappresenta la congiunzione del gusto antichissimo della cabala, della combinazione dei simboli come chiave magico-esoterica per l’accesso a un sapere segreto (che troviamo sia nella Bibbia che nei post facebook in cui si prende una cosa qualsiasi e la si fa diventare 666) con il gusto, tutto contemporaneo, della matematica come linguaggio altrettanto esoterico. La matematica come gergo del nerd, che è la versione moderna dello stregone, degli Einstein delle pubblicità allo Sheldon di ’Big Bang Theory’. Ecco, uno mette queste due cose insieme e esce il Blue Monday».

LA DISEQUAZIONE farlocca, però, ancora attira. Perché proprio in questo tempo i numeri e la statistica piacciono, le formule consolano nei periodi bui. Secondo Jack Lucchetti, econometrico dell’Università Politecnica delle Marche, la disequazione del Blue Monday è una specie di «gramelot matematico». Spiega:«In un contesto scientifico, le formule matematiche sono un modo di esprimere un’idea, di descrivere il mondo, o la nostra mente. Da questo punto di vista, la disequazione del Blue Monday è totalmente insensata. Però, questo non significa che non valga la pena parlarne, perché ai miei occhi segnala un cortocircuito interessantissimo dal punto di vista culturale: rappresenta la congiunzione del gusto antichissimo della cabala, della combinazione dei simboli come chiave magico-esoterica per l’accesso a un sapere segreto (che troviamo sia nella Bibbia che nei post facebook in cui si prende una cosa qualsiasi e la si fa diventare 666) con il gusto, tutto contemporaneo, della matematica come linguaggio altrettanto esoterico. La matematica come gergo del nerd, che è la versione moderna dello stregone, degli Einstein delle pubblicità allo Sheldon di ’Big Bang Theory’. Ecco, uno mette queste due cose insieme e esce il Blue Monday».




Fonte: Ilmanifesto.it