Aprile 23, 2021
Da Anticorpi
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Migranti del Centro Mattei – Coordinamento Migranti Bologna dopo che in Consiglio comunale si è parlato della protesta messa in atto dagli ospiti del Cas lo scorso 8 aprile: solo “una cerimonia” quella andata in scena a Palazzo D’Accursio, ma “se le istituzioni non vogliono ascoltare, troveremo il modo di farci sentire con altre mobilitazioni”.

20 aprile 2021

L’8 aprile i migranti del Mattei “hanno detto basta! Insieme hanno bloccato l’ingresso del centro, hanno impedito agli operatori di lavorare, hanno fatto entrare giornalisti e telecamere nelle camerate dove vivono stipati in dodici in piena pandemia. Hanno mostrato a tutta la città le condizioni vergognose in cui sono costretti a vivere. Eppure, anche se ora tutti sanno, il Comune di Bologna non smette di mentire”. Così un comunicato firmato Migranti del Centro Mattei – Coordinamento Migranti Bologna dopo che venerdì scorso della mobilitazione dei migranti e delle loro richieste si è parlato nel Question time del Consiglio comunale: “Un’occasione che sarebbe stata importante, se non si fosse trasformata in una cerimonia istituzionale in cui tutti parlavano tra di loro e nessuno parlava dei migranti. I signori consiglieri si sono fatti domande, non hanno trovato risposte, ma hanno ignorato la realtà. Si è distinto Marco Lombardo, lo stesso che mesi fa si è prodigato ad assicurare che alla Yoox va tutto bene screditando la lotta delle operaie migranti. L’assessore ha avuto il coraggio di affermare che la vita al Mattei non è poi così male. I migranti avrebbero a disposizione medici, infermieri e tamponi, addirittura uno scanner per misurare la temperatura che però è miracolosamente comparso all’ingresso del centro soltanto dopo la protesta dei migranti. Se mancano le scuole e i servizi per l’integrazione dipenderebbe dai tagli fatti da Salvini. Forse Lombardo non ricorda che Salvini non è più ministro dell’Interno da quasi due anni e che da un anno le sue leggi sono state emendate, anche sull’accoglienza. Non vogliamo pensare che il razzismo democratico renda smemorati. E però anche quelli che sono motivati dalle migliori intenzioni come il consigliere Errani richiedono il vaccino per gli operatori, ma si dimenticano i migranti”.

Prosegue il comunicato: “Se la giunta comunale di Bologna e la sua maggioranza fosse meno razzista, ascolterebbe i migranti che hanno denunciato cos’è l’accoglienza a Bologna. Facendolo, scoprirebbe una realtà fatta di migranti feriti, con gravi ustioni sul corpo e malattie che non vengono curate. Una realtà in cui dopo oltre un anno di pandemia non ci sono protocolli sanitari per contrastare il contagio del Covid, ma c’è invece un solo rubinetto che viene messo a disposizione ad ore alterne. È la realtà di Lombardo che fa acqua da tutte le parti, quando da mesi un migrante minorenne è ospite di un centro in cui i minorenni non dovrebbero mettere piede, quando gli ‘screening’ di cui parla l’assessore sono di fatto un tampone di massa fatto lo scorso anno a fronte di casi conclamati di covid, quando le camere sono sovraffollate e il distanziamento impossibile, quando perfino le mascherine che l’assessore rivendica sono state consegnate (per altro dal Coordinamento Migranti, non da un operatore o da un messo del comune) con ritardo e in quantità nettamente insufficienti. La realtà di Lombardo – ed evidentemente di tutta la giunta e del suo sindaco Merola, ma anche di chi è candidato a succedergli e tace sul Mattei – è in verità una chiara scelta politica di patteggiare con i soliti noti pensando che i migranti non siano in grado di comprendere e descrivere le condizioni in cui vivono. L’assessore ha fatto sapere che ha in programma incontri con sindacati e parti sociali, che mantiene l’interlocuzione con la Prefettura e l’ente gestore del Mattei: intende parlare soltanto con chi è disposto a dire che tutto va bene o quasi. Gli unici a non avere diritto di parola, insomma, sono i migranti del Mattei, ovvero coloro ai quali dopo il blocco della scorsa settimana è stato promesso un incontro per rispondere alle richieste avanzate. Se le istituzioni non vogliono ascoltare, i migranti troveranno il modo di farsi sentire con altre mobilitazioni, con il sostegno di donne e uomini migranti che non vivono nel centro, ma sanno che la lotta dei migranti del Mattei parla anche di loro: delle condizioni in cui sono costretti a lavorare nei magazzini o come rider, della gestione politica dei rinnovi del permesso di soggiorno, del razzismo silenzioso che pervade questa città, non solo nelle sue istituzioni. Con questa forza, i migranti del Mattei si stanno organizzando verso la giornata transnazionale delle donne e degli uomini migranti del primo maggio”.

FONTE: https://www.zic.it/sul-centro-mattei-il-comune-non-smette-di-mentire/

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8 aprile 2021

La protesta questa mattina per “far entrare i giornalisti per verificare le condizioni del centro”. Coordinamento migranti: ospiti “non più disposti a vivere in attesa del permesso di soggiorno che non arriva mai, a dover rischiare salute per covid o per cure mediche che non ricevono, a esser presi in giro con promesse mai mantenute”.

“Centinaia di migranti hanno bloccato stamattina il Centro Mattei. I migranti vogliono far entrare i giornalisti per verificare le condizioni del centro, ma finora gli è stato impedito”. Così il Coordinamento migranti questa mattina annunciava l’iniziativa di protesta degli ospiti del centro di accoglienza, spiegando: “In una lettera pubblica la settimana scorsa lo avevano già gridato ad alta voce: non vogliamo più vivere rinchiusi in camerate da 12, senza controlli sanitari, senza documenti e senza possibilità di andare a scuola, ma solo essere sfruttati all’Interporto e negli altri snodi essenziali dell’economia bolognese. È finito il tempo delle promesse democratiche. Ora i migranti vogliono i fatti!”.

Grazie alla mobilitazione dei migranti, che si è protratta fino a circa mezzogiorno, le telecamere dei giornalisti sono però potute entrare per documentare le condizioni del centro, tanto che nel pomeriggio il Coordinamento in un comunicato ha scritto: “Adesso tutti sanno! Pretendiamo una risposta”, spiegando che il “blocco ha impedito agli operatori di entrare già dalle prime ore della mattinata. Una forzatura decisa nei giorni scorsi dai migranti non più disposti a restare in silenzio davanti alle inaccettabili condizioni di vita, di igiene, di salute a cui sono destinati. Dopo la lettera pubblica inviata la scorsa settimana alle istituzioni competenti (Questura e Prefettura di Bologna), al Comune di Bologna e alle cooperative che gestiscono la struttura (Arca di Noè e Opengroup) e davanti all’assenza di risposte oggi in tantissimi hanno deciso di uscire fuori e di gridare forte a tutta la città che non sono più disposti a vivere ‘Rinchiusi e Sfruttati’ come recitava lo striscione che hanno appeso sui muri del centro. Non sono più disposti a vivere in attesa di un permesso di soggiorno che non arriva mai, non sono più disposti a dover rischiare la salute per il covid o per le cure mediche che non ricevono, non sono più disposti a esser presi in giro con promesse che non vengono mai mantenute, non sono più disposti a restare in silenzio di fronte al razzismo che li ritiene essenziali solo quando si spaccano la schiena nei magazzini dell’Interporto per due soldi e con contratti brevissimi. Oggi tutti hanno potuto vedere come si vive nel Centro Mattei! Oggi tutti hanno potuto vedere il desiderio di libertà e la determinazione dei migranti. Ora pretendiamo che sia istituito rapidamente un tavolo con Prefettura, Questura, Comune di Bologna e le cooperative che gestiscono il centro in cui portare le nostre rivendicazioni. Se la risposta sarà ancora una volta il silenzio o tarderà ad arrivare le proteste continueranno e si moltiplicheranno”.

FONTE: https://www.zic.it/bloccato-il-centro-di-via-mattei-pretendiamo-una-risposta/

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Nel Cas si vive in camerate da 12 persone con poca areazione, senza rilevazione della temperatura nè tamponi. Sono solo alcune delle denunce contenute in una lettera pubblica indirizzata a gestori, Prefettura, Comune e cittadinanza: “Vogliamo risposte subito. Al Mattei la misura è colma, non c’è più spazio per le promesse”.

I migranti del centro Mattei e il Coordinamento migranti di Bologna hanno deciso di indirizzare una lettera pubblica alla cooperativa sociale Arca di Noè, all’Impresa sociale Open Group, a tutti gli enti gestori della struttura, alla Prefettura, al Comune e alla cittadinanza. L’obiettivo è denunciare che “in più di duecento viviamo ammassati nello stesso campo: il Cas di via Mattei a Bologna. Alcuni di noi sono in Italia da pochi mesi, altri vivono nel Cas da anni. Siamo sfruttati da agenzie e cooperative nei magazzini della logistica, come quelli dell’Interporto, oppure lavoriamo come rider. Altri di noi non hanno lavoro e non vedono davanti a sé alcuna prospettiva. Le condizioni in cui viviamo sono state enormemente peggiorate dalla pandemia, perciò abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la nostra situazione”. In merito alle tematiche riguardanti la salute, “viviamo in camerate, o container- raccontano i migranti- con poca areazione, che ospitano oltre dodici persone. Non viene mai misurata la temperatura, né a migranti né a operatori che entrano ed escono dal centro continuamente, di giorno e di notte. Una sola volta ci hanno fatto un tampone senza dire alla città e alla stampa quanti di noi erano positivi. Non sappiamo chi di noi è positivo al Covid-19, viviamo tutti costantemente esposti al pericolo del contagio e non sappiamo se e quando verremo vaccinati. Spesso capita che, nonostante la presenza di un medico, chi sta male o si ferisce venga lasciato solo, senza cura o assistenza. Molti di noi non hanno medico di base né un codice fiscale e non hanno quindi la possibilità di curarsi come si deve. Chi va dal medico della struttura poi deve recarsi in farmacia o negli ospedali pagando le cure di tasca propria, senza possibilità di riduzioni. Chi non lavora non può permettersi nemmeno un biglietto dell’autobus per raggiungere medici e ospedali. Molto spesso ci viene dato del cibo insufficiente e cattivo. Siamo uguali a tutti gli altri che vivono in questo paese. Quindi pretendiamo che la nostra salute venga tutelata. Pretendiamo che siano introdotti i dispositivi di controllo della temperatura. Pretendiamo che con cadenza costante vengano effettuati tamponi di controllo. Pretendiamo un miglioramento della qualità del cibo che ci viene dato”.

In merito poi al permesso di soggiorno, continua la lettera: “Molti di noi, pur essendo qui da pochi mesi, hanno già ricevuto il diniego. Alcuni vivono al Mattei da molti anni e avrebbero diritto a un permesso di soggiorno che non arriva mai. Quando chiediamo appuntamento con la commissione territoriale o con l’ufficio immigrazione ci viene dato molti mesi dopo. Nessuno accompagna o da indicazioni a chi di noi è arrivato da pochi mesi e, anche a causa della pandemia, di Bologna ha visto solo il Mattei. Non viene fornito alcun servizio, né denaro per fare le fototessere, per comprare le marche da bollo o i biglietti per spostarsi. Siccome non vogliamo essere discriminati dalla burocrazia pretendiamo che le nostre pratiche burocratiche non siano un percorso a ostacoli senza indicazioni, del quale dobbiamo per di più sostenere tutti i costi. Pretendiamo i permessi che ci spettano. Se gli uffici non sono in grado di gestire le nostre pratiche, che ci lascino vivere, curarci e avere contratti di lavoro”.

I migranti del Mattei parlano anche del tema scuola: “Dovrebbe essere un servizio garantito e gratuito per tutti gli ospiti, invece chi vuole andarci deve pagare 20 euro, oltre al trasporto, sottratti dal suo pocket money. Inoltre, a chi ha più di 35 anni viene negata la possibilità di andare a scuola. Come se non bastasse, non a tutti è data l’opportunità di frequentare i corsi di italiano. Quando è possibile farlo gratuitamente abbiamo difficoltà perché le classi sono in Dad e il centro è completamente sprovvisto di computer e aule idonee. Vogliamo imparare l’italiano. Vogliamo accedere alla scuola. Quindi pretendiamo che chiunque voglia, indipendentemente dalla sua età, possa andare a scuola e frequentare i corsi di italiano, proseguire i percorsi formativi e ottenere i titoli di studio. Pretendiamo che la scuola sia gratuita e che chi ci vuole andare sia messo nelle condizioni di raggiungerla senza ulteriore esborso di denaro”.

Il pocket money è un altro punto affrontato nella lettera. “Molto spesso i 75 euro mensili concessi per la nostra sopravvivenza arrivano in ritardo. Se qualcuno dimentica di mettere la firma sul registro delle presenze gli viene tolta la cifra di quella giornata. Il pocket money viene usato come arma di ricatto per controllare le presenze dentro al Mattei. Siamo migrati in cerca della libertà. Non siamo prigionieri. Quindi pretendiamo che i pocket money arrivino nei giusti tempi. Pretendiamo di poter rimediare alla firma mancata anche nei giorni successivi. Pretendiamo che, almeno finché c’è la pandemia, nessuno venga messo in mezzo ad una strada per essersi assentato. Pretendiamo di sapere come vengono spese le decine di migliaia di euro che l’Unione Europea stanzia per l’accoglienza”.

I migranti segnalano anche che “ogni giorno dentro al campo ci sono episodi di razzismo. Spesso gli operatori ci chiamano con il nostro codice invece che con il nome e a volte entrano nelle nostre stanze per frugare dentro i nostri zaini e valigie, mentre siamo assenti e a nostra insaputa. Non siamo schiavi. Quindi pretendiamo di essere chiamati con il nostro nome. Pretendiamo che ci sia rispetto delle nostre persone e dei nostri oggetti. Pretendiamo che nessuno perquisisca mai più le nostre valige”.

Inoltre, “un minore non accompagnato, che avrebbe dovuto sostare nel centro solo temporaneamente- continua la lettera- è ospite del Mattei da settimane, nelle condizioni che abbiamo descritto. Pretendiamo che il ragazzo sia mandato in una struttura apposita per minori”.

Così si conclude il testo: “Molte volte abbiamo denunciato la situazione del Mattei, troppe volte le nostre parole sono cadute nel vuoto, anche da parte di chi aveva promesso di ascoltarle. Per tutto questo lungo periodo non è stato fatto niente, lasciandoci vivere nel malessere e nel pericolo. Basta con annunci e promesse: vogliamo risposte subito. Al Mattei la misura è colma, non c’è più spazio per le promesse”.

FONTE: https://www.zic.it/parlano-i-migranti-del-mattei-qui-ammassati-in-piu-di-200/



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Nel Cas si vive in camerate da 12 persone con poca areazione, senza rilevazione della temperatura nè tamponi. Sono solo alcune delle denunce contenute in una lettera pubblica indirizzata a gestori, Prefettura, Comune e cittadinanza: “Vogliamo risposte subito. Al Mattei la misura è colma, non c’è più spazio per le promesse”.

I migranti del centro Mattei e il Coordinamento migranti di Bologna hanno deciso di indirizzare una lettera pubblica alla cooperativa sociale Arca di Noè, all’Impresa sociale Open Group, a tutti gli enti gestori della struttura, alla Prefettura, al Comune e alla cittadinanza. L’obiettivo è denunciare che “in più di duecento viviamo ammassati nello stesso campo: il Cas di via Mattei a Bologna. Alcuni di noi sono in Italia da pochi mesi, altri vivono nel Cas da anni. Siamo sfruttati da agenzie e cooperative nei magazzini della logistica, come quelli dell’Interporto, oppure lavoriamo come rider. Altri di noi non hanno lavoro e non vedono davanti a sé alcuna prospettiva. Le condizioni in cui viviamo sono state enormemente peggiorate dalla pandemia, perciò abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la nostra situazione”. In merito alle tematiche riguardanti la salute, “viviamo in camerate, o container- raccontano i migranti- con poca areazione, che ospitano oltre dodici persone. Non viene mai misurata la temperatura, né a migranti né a operatori che entrano ed escono dal centro continuamente, di giorno e di notte. Una sola volta ci hanno fatto un tampone senza dire alla città e alla stampa quanti di noi erano positivi. Non sappiamo chi di noi è positivo al Covid-19, viviamo tutti costantemente esposti al pericolo del contagio e non sappiamo se e quando verremo vaccinati. Spesso capita che, nonostante la presenza di un medico, chi sta male o si ferisce venga lasciato solo, senza cura o assistenza. Molti di noi non hanno medico di base né un codice fiscale e non hanno quindi la possibilità di curarsi come si deve. Chi va dal medico della struttura poi deve recarsi in farmacia o negli ospedali pagando le cure di tasca propria, senza possibilità di riduzioni. Chi non lavora non può permettersi nemmeno un biglietto dell’autobus per raggiungere medici e ospedali. Molto spesso ci viene dato del cibo insufficiente e cattivo. Siamo uguali a tutti gli altri che vivono in questo paese. Quindi pretendiamo che la nostra salute venga tutelata. Pretendiamo che siano introdotti i dispositivi di controllo della temperatura. Pretendiamo che con cadenza costante vengano effettuati tamponi di controllo. Pretendiamo un miglioramento della qualità del cibo che ci viene dato”.

In merito poi al permesso di soggiorno, continua la lettera: “Molti di noi, pur essendo qui da pochi mesi, hanno già ricevuto il diniego. Alcuni vivono al Mattei da molti anni e avrebbero diritto a un permesso di soggiorno che non arriva mai. Quando chiediamo appuntamento con la commissione territoriale o con l’ufficio immigrazione ci viene dato molti mesi dopo. Nessuno accompagna o da indicazioni a chi di noi è arrivato da pochi mesi e, anche a causa della pandemia, di Bologna ha visto solo il Mattei. Non viene fornito alcun servizio, né denaro per fare le fototessere, per comprare le marche da bollo o i biglietti per spostarsi. Siccome non vogliamo essere discriminati dalla burocrazia pretendiamo che le nostre pratiche burocratiche non siano un percorso a ostacoli senza indicazioni, del quale dobbiamo per di più sostenere tutti i costi. Pretendiamo i permessi che ci spettano. Se gli uffici non sono in grado di gestire le nostre pratiche, che ci lascino vivere, curarci e avere contratti di lavoro”.

I migranti del Mattei parlano anche del tema scuola: “Dovrebbe essere un servizio garantito e gratuito per tutti gli ospiti, invece chi vuole andarci deve pagare 20 euro, oltre al trasporto, sottratti dal suo pocket money. Inoltre, a chi ha più di 35 anni viene negata la possibilità di andare a scuola. Come se non bastasse, non a tutti è data l’opportunità di frequentare i corsi di italiano. Quando è possibile farlo gratuitamente abbiamo difficoltà perché le classi sono in Dad e il centro è completamente sprovvisto di computer e aule idonee. Vogliamo imparare l’italiano. Vogliamo accedere alla scuola. Quindi pretendiamo che chiunque voglia, indipendentemente dalla sua età, possa andare a scuola e frequentare i corsi di italiano, proseguire i percorsi formativi e ottenere i titoli di studio. Pretendiamo che la scuola sia gratuita e che chi ci vuole andare sia messo nelle condizioni di raggiungerla senza ulteriore esborso di denaro”.

Il pocket money è un altro punto affrontato nella lettera. “Molto spesso i 75 euro mensili concessi per la nostra sopravvivenza arrivano in ritardo. Se qualcuno dimentica di mettere la firma sul registro delle presenze gli viene tolta la cifra di quella giornata. Il pocket money viene usato come arma di ricatto per controllare le presenze dentro al Mattei. Siamo migrati in cerca della libertà. Non siamo prigionieri. Quindi pretendiamo che i pocket money arrivino nei giusti tempi. Pretendiamo di poter rimediare alla firma mancata anche nei giorni successivi. Pretendiamo che, almeno finché c’è la pandemia, nessuno venga messo in mezzo ad una strada per essersi assentato. Pretendiamo di sapere come vengono spese le decine di migliaia di euro che l’Unione Europea stanzia per l’accoglienza”.

I migranti segnalano anche che “ogni giorno dentro al campo ci sono episodi di razzismo. Spesso gli operatori ci chiamano con il nostro codice invece che con il nome e a volte entrano nelle nostre stanze per frugare dentro i nostri zaini e valigie, mentre siamo assenti e a nostra insaputa. Non siamo schiavi. Quindi pretendiamo di essere chiamati con il nostro nome. Pretendiamo che ci sia rispetto delle nostre persone e dei nostri oggetti. Pretendiamo che nessuno perquisisca mai più le nostre valige”.

Inoltre, “un minore non accompagnato, che avrebbe dovuto sostare nel centro solo temporaneamente- continua la lettera- è ospite del Mattei da settimane, nelle condizioni che abbiamo descritto. Pretendiamo che il ragazzo sia mandato in una struttura apposita per minori”.

Così si conclude il testo: “Molte volte abbiamo denunciato la situazione del Mattei, troppe volte le nostre parole sono cadute nel vuoto, anche da parte di chi aveva promesso di ascoltarle. Per tutto questo lungo periodo non è stato fatto niente, lasciandoci vivere nel malessere e nel pericolo. Basta con annunci e promesse: vogliamo risposte subito. Al Mattei la misura è colma, non c’è più spazio per le promesse”.

FONTE: https://www.zic.it/parlano-i-migranti-del-mattei-qui-ammassati-in-piu-di-200/




Fonte: Anticorpi.noblogs.org