Dicembre 6, 2021
Da Hurriya
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Riceviamo e pubblichiamo i contributi di Feminist Mobilisations e Antifa Bulgaria che alcune compagne hanno riadattato per la diffusione.
Per scriverci: hurriya[at]autistici.org

Anche in Bulgaria, il 25 novembre si sono svolte manifestazioni contro la violenza sulle donne. In alcune città, come a Varna, era la prima volta. A Sofia invece, abbiamo di nuovo dovuto confrontarci con la violenza patriarcale e fascista in tutta la sua spudoratezza proprio in piazza.
Mentre sul palco delle donne condividevano le loro esperienze di sopravvivenza alla violenza machista, un gruppo di provocatori dai volti familiari si sono fatti largo tra la folla per rubare l’attenzione delle telecamere e provare a strappare il microfono. Tra di loro, il famelico “cacciatore di pedofili” Alen Simeonov e lo youtuber Alexander Alexandrov, conosciuti sui social per i loro show di orgoglio nazionalista neonazista e nelle strade per i vari tentativi di infiltrazione nelle nostre manifestazioni.
Cosa volevano dimostrare? Il loro disprezzo machista, esponendo uno striscione che recitava “la donna biologica bulgara, madre dei nostri figli” e contro “l’ideologia gender”. Mentre le donne di ogni provenienza, status sociale, con e senza figli vengono abusate e uccise, secondo i patrioti di spicco è chiaro che solo le donne di affermata discendenza bulgara dovrebbero essere protette (discutibile come) e solo se sono uteri ambulanti per allevare altri come loro. Estremamente offensivo per tutte le donne e abbastanza indicativo dell’ideologia nazionalista, che qui è strettamente legata al neonazismo.
La polizia ovviamente non bruciava di desiderio di rimuovere i provocatori nazisti. Qui come ad un evento quest’estate, quando ci è stato detto “state calme se no lasciamo che se ne occupino loro”, i patrioti sono stati educatamente scortati come ospiti VIP un po’ più a lato della protesta, dove una catena umana di poliziotti li ha sorvegliati mentre ripetevano il loro rozzo manifesto ai media e si fingevano vittime della folla arrabbiata. Una donna che cercava di strappare il loro striscione è stata brutalmente respinta dalla polizia che ha poi restituito lo striscione ai proprietari, mentre un compagno è stato arrestato per aver lanciato loro una bottiglia.

Per dare un quadro della situazione in Bulgaria, dalle proteste di massa anticorruzione dell’estate scorsa ci sono state tre elezioni e ancora nessun governo stabile. I partiti di estrema destra, nazionalisti e di ispirazione neonazista hanno formato varie coalizioni per mantenersi in parlamento, e alle ultime elezioni di ottobre sono entrati con il partito “Rinascita” (Vyzrazhdane).
In questo contesto, dall’autunno del 2020 c’è stato un aumento degli attacchi fascisti, principalmente contro la comunità lgbtq+. Prima con attacchi sporadici e poi con azioni organizzate, come al primo Pride di Burgas di quest’anno, attaccato con una contro-manifestazione nazionalista decorata con croci e bandiere infuocate, da cui sono partiti lanci di cetrioli, uova e fumogeni. Da quel momento, per tutto il mese del Pride ogni evento è stato circondato da neo-nazisti di diversi gruppi che hanno intentato di creare interrompere proiezioni di film e presentazioni di libri. Solo alcune settimane fa il centro “Rainbow Hub” è stato distrutto e una persona presente è stata presa a pugni in faccia dal leader dell’organizzazione neo-nazista BNS (tra l’altro, candidato alle elezioni presidenziali). Poco dopo questo incidente, alcuni adolescenti sono stati picchiati mentre ascoltavano musica punk in un parco nel centro di Sofia.

Questi attacchi sono il risultato di vecchi e nuovi gruppi fascisti che lavorano insieme, tra cui i partiti politici VMRO (parte della coalizione al governo fino a luglio) e Vyzrazhdane (ora in parlamento) l’organizzazione neonazista BNS, la più underground Resistenza Nazionale e gruppi internazionali come Blood and Honor e White Front; sono un modo per promuovere le loro ideologie e le loro organizzazioni, ma anche per spingere un determinato programma politico. In qualche modo hanno anche avuto successo, per esempio riuscendo a respingere l’adesione alla convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, denunciata come “propaganda gender” e infine dichiarata incostituzionale.
Questi tra l’altro, sono gli stessi organizzatori dell’annuale marcia neo-nazista in memoria del generale Lukov, leader del partito politico fascista negli anni ’40 in Bulgaria e ucciso da una militante comunista. Ogni anno da dieci anni, in concomitanza alla loro marcia noi organizziamo la marcia antifascista e antirazzista “Antilukov”. Il BNS è stato recentemente indagato dalla giustizia senza alcun risultato. La marcia neonazista, anche se apparentemente vietata ogni anno dal sindaco, avviene comunque sotto forma di raccoglimento sotto la casa del generale, dove i neonazi sono scortati dalla polizia.

E noi come reagiamo?
Abbiamo visto negli ultimi tempi come i fascisti hanno rialzato la testa a comando, qui come altrove in Europa. Fortunatamente, la nostra comunità è sempre stata pronta ad affrontare le provocazioni e a proteggersi. Non possiamo aspettarci l’aiuto dello Stato e della polizia (e perché dovremmo?), ma almeno una cosa buona è stata vista sabato scorso, e non è affatto irrilevante: la gente in piazza ha reagito compatta denunciando la presenza dei macho-patrioti e respingendoli con forza e determinazione.
Quando ci sono stati i primi attacchi, la parte più liberale della nostra comunità li ha liquidati come innocua propaganda. Credevano anzi che noi antifascisti stessimo provocando gli attacchi fascisti combattendo contro di loro. In un caso gli organizzatori di un evento legato al Pride hanno persino cercato fisicamente di fermarci mentre impedivamo ai neonazi di irrompere nella sala. Vale la pena menzionare che sono stati manipolati dalla polizia, che ha mentito loro minacciandoli di cancellare l’evento.
Perciò, speriamo che dopo gli ultimi attacchi tutt abbiamo iniziato ad aprire gli occhi sull’esistenza di organizzazioni naziste attive, sul pericolo che pongono e su come ci dobbiamo attivare per difenderci. Dobbiamo mostrare la nostra solidarietà le une con le altre lavorando per informare tutti intorno a noi su ciò che è successo, parlando e diffondendo queste informazioni, così come organizzandoci per presidiare ogni evento e assicurandoci di essere sempre con le spalle coperte.
Non possiamo più permettere aggressioni, né provocazioni.
Il macho-nazionalismo uccide, il potere nasconde, noi rispondiamo!




Fonte: Hurriya.noblogs.org