Settembre 16, 2021
Da Round Robin
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Ieri al tribunale di Cagliari si è svolta la seconda parte del rinvio a giudizio per gli imputati dell’operazione Lince.
A due anni esatti dalla chiusura delle indagini il Giudice per le Udienze Preliminari ha accolto le richieste del PM Guido Pani per 43 imputati e imputate, mentre a 2 è stata accordata la messa alla prova.
Nonostante l’inconsistenza delle prove e la tenuità dei reati contestati, anche a quelli con le accuse più gravi, il processo andrà avanti con l’accusa di 270 bis per cinque compagni e compagne e con l’aggravante per un’altra ventina, lasciando comunque alle persone restanti accuse per reati minori.
Negli ultimi anni in tutto lo Stato Italiano le procure si sono quasi divertite a notificare reati associativi: teoremi più o meno strampalati sono piovuti qua e là, imponendo misure cautelari, perquisizioni e via dicendo. Per fortuna in buonissima parte dei casi le eccentriche teorie dei PM si sono scontrate con dei GUP che non se la sono sentita di credere alle loro favole, facendo quindi cadere i reati associativi. In questo caso non è andata così, e ce ne faremo una ragione. Ma è sempre più chiaro il disegno che prevede l’estrema criminalizzazione per qualsiasi forma di dissenso minimamente organizzato e determinato.
In questa uggiosa giornata cagliaritana ci preme però condividere alcune considerazioni:
innanzitutto il piacere di esserci ritrovate ieri fuori dal tribunale di nuovo in almeno duecento persone a sostegno degli imputati e delle imputate, ma anche delle lotte; che non ci si debba mai affidare a giudici e simili, in quanto non si fanno problemi ad andare contro le loro stesse leggi, e quindi di conservare il nostro ottimismo non per le aule dei tribunali, ma le strade in cui vogliamo lottare;
che probabilmente questa scelta del GUP è intrisa anche della preoccupazione che tra il 2014 e il 2017 si è diffusa tra i venditori di morte in divisa e non, quando subivano attacchi e disturbi da ogni lato, senza capire chi fossero queste persone che con una tronchese o uno striscione, di notte o di giorno, in tante o in poche, sabotavano l’attività militare in tutte le sue forme;
che di fronte a chi ci processa per terrorismo per aver lottato per liberare la nostra terra da una delle peggiori oppressioni possibili, la risposta non può che essere una ripresa delle lotte con maggiore forza e tenacia.
Ieri lo Stato Italiano si è mostrato per l’ennesima volta esattamente per quello che è. A noi non resta che ripartire senza dimenticare nulla, già da questa domenica 19 settembre sulla cima del monte Limbara per “bonificarlo dalla guerra”.
Ancora una volta, nessuna pace per chi vive di guerra.

Sardinnia Aresti
Cagliari, 15 settembre 2021




Fonte: Roundrobin.info