Dicembre 22, 2021
Da Infoaut
78 visualizzazioni


E’ ormai ufficiale il rinvio delle elezioni presidenziali e politiche in Libia previste il 24 dicembre. A sancirlo l’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC) che ha ordinato lo scioglimento dei comitati elettorali in tutto il Paese.

||||



.itemImageBlock { display: none; }

L’annuncia certifica così l’ennesimo stop al processo di normalizzazione della Libia anche se erano ormai in pochi a crederci. Diversi e numerosi i motivi. Da una parte lo strapotere delle milizie, assolutamente restie a cedere il controllo dei propri ‘feudi’. L’attacco alla residenza del premier Dabeibah e alla sede del Governo a Tripoli da parte di alcune milizie, nello specifico la brigata Al Samoud, con annessi proclami e minacce contro le elezioni e le istituzioni, meno di una settimana fa, avevano infatti messo a nudo l’incapacità delle autorità a mettere loro un freno ma anche a garantire che le elezioni si svolgano in una clima di sicurezza.

Dall’altra l’immobilismo della Comunità Internazionale e degli attori esterni coinvolti. La conferenza di Parigi a ottobre non aveva sciolto nessuno dei nodi della crisi libica. La presenza dei mercenari stranieri, soprattutto quelli russi della compagnia privata Wagner e quelli siriani cooptati dalla Turchia, era stata messa alla berlina, ma solo velatamente. Anche la recente nomina della statunitense Stephanie Williams come inviata speciale ONU nel Paese aveva sollevato molte critiche, in particolare quelle dei signori della guerra della Tripolitania, che avevano denunciato il sostegno accordato in passato da Washington al generale Haftar e alle milizie della Cirenaica.

Sullo sfondo, ma neppure così tanto, resta un’altra enorme incognita, quella relativa alla gestione dei flussi migratori che passano dalla Libia. Il traffico di esseri umani è tra le maggiori fonti di guadagno delle milizie, sia come sfruttamento, attraverso il gestione delle rotte, che per il suo controllo, grazie ai lauti compensi elargiti dalle cancellerie europee alla sedicente Guardia Costiera Libica. Nel frattempo però il Mediterraneo Centrale continua ad essere un cimitero alle porte della Fortezza Europa: 163 i migranti morti nelle ultime 24 ore, riferisce l’OIM.

Sul tema della Libia e della crisi che la attanaglia abbiamo intervistato Michela Mercuri, esperta di Asia Occidentale e Nord Africa con particolare riferimento ai temi della geopolitica e della sicurezza. editorialista per alcuni quotidiani e periodici, docente universitaria presso la Società italiana per le organizzazioni internazionali e l’Univesità Niccolò Cusano, nonchè autrice di “Incognita Libia – cronache di un paese sospeso” e “Migrazioni nel Mediterraneo” Ascolta o scarica

Da Radio Onda d’Urto

Potrebbe interessarti





Fonte: Infoaut.org