Dicembre 23, 2021
Da Anarres-info
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Il movimento sardo contro le Basi Militari ha conosciuto negli ultimi anni un arretramento importante. Sul fronte delle lotte la pandemia e la repressione hanno contribuito a rallentare la possibilità stessa di agire, ed il prossimo 31 marzo si terrà la prossima udienza del processo (operazione “lince”) che vede rinviati a giudizio 39 militanti intorno ad una ipotesi di reato di Associazione Sovversiva relativa ad azioni antimilitariste dal 2014 al 2017. Si può dire che l’unico fronte che si è riusciti a tenere aperto in questi due anni è stato quello dei ricorsi legali contro la fabbrica di bombe RWM di Domusnovas (CA), una lotta peraltro arrivata al buon risultato di ottenere prima la revoca della licenza di vendita degli ordigni ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (ultimo atto del governo Conte), e poi la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Italia Nostra ed USB Sardegna annullando la licenza edilizia con la quale la fabbrica aveva edificato due nuovi reparti produttivi in assenza di Valutazione di Impatto Ambientale.

Nel mentre però gli investimenti nel settore bellico sono ripartiti proprio dalle strutture che più erano in crisi. Nell’aeroporto militare di Decimomannu (CA) Finmeccanica-Leonardo-Aeronautica Militare, in un groviglio inestricabile di interessi, circa un anno fa hanno avviato la realizzazione della Scuola di Volo Internazionale (International Flight Training School – IFTS): le previsioni sono che i lavori vengano terminati a luglio 2022. L’IFTS sancisce, tra l’altro, il ritorno dell’aeronautica militare germanica a Decimomannu (in seguito a un lungo ciclo di lotte e proteste, la Germania aveva cessato gli addestramenti in Sardegna nel 2016) che ora rientra come socio fondatore dell’IFTS. Gli altri soci fondatori sono le areonautiche militari del Giappone (si forma così una nuova edizione dell’asse Roma-Berlino-Tokyo!), del Qatar e la multinazionale canadese CAE. Le ambizioni di Leonardo-Finmeccanica non si limitano però a voler portare a Decimomannu i piloti militari dei paesi NATO e degli altri paesi fondatori, puntano invece a portare all’IFTS tutti i paesi acquirenti degli aerei da addestramento T-339A , FT-339C e M-346, adottati dall’IFTS e fabbricati da Leonardo Finmeccanica, ovvero: Stati Uniti, Spagna, Francia, Austria, Olanda, Polonia, Singapore, Argentina, Grecia e Kuwait ed Israele. Per questa ragione Leonardo Finmeccanica è andata a pubblicizzare l’IFTS al Dubai Airshow a novembre. Il ritorno di Israele a Decimomannu (e nei poligoni di Capo Frasca e Quirra) d’altra parte è già avvenuto a nel Giugno scorso con l’esercitazione Falcon Strike.

Il Poligono di Quirra è uscito indenne dal processo per disastro ambientale intentato dal procuratore Fiordalisi nel 2010: tutti i comandanti della base sono stati assolti, e per le leucemie e le malformazioni non ci sarà nessun risarcimento, ne’ alcuna bonifica per il territorio. Anzi il poligono è al centro di nuovi investimenti nel settore aerospaziale: 26 milioni di euro (9 dal Ministero per lo sviluppo Economico, 790.000 euro dalla Regione Sardegna e il resto da AVIO) saranno utlizzati per il progetto “Space Propulsion Test Facility”, banco di prova dei motori per i razzi vettori da utilizzare nelle missioni ESA. L’interesse dell’industria militare per il settore aerospaziale si è manifestato anche nell’investimento della Vitrociset (controllata da Leonardo) in due gare dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) relativamente al Sardinia Radio Telescope di San Basilio (CA). Vitrociset da alcuni anni si occupa di monitoraggio di detriti spaziali, aspetto direttamente funzionale allo sviluppo di tecnologia necessaria per la guerra elettronica.

Tante volte ci siamo detti che la repressione non avrebbe fermato le lotte, ed anzi avrebbe fornito nuovi stimoli per portarle avanti. Per non lasciare che queste fossero solo parole, durante questo autunno si è provato a riallacciare le fila di un movimento plurale che nella coralità aveva trovato le sue migliori espressioni. Un percorso comune che è passato attraverso due iniziative: il primo Novembre scorso alla base di Teulada, e il 19 Dicembre al Poligono di Capo Frasca. Nell’ambito del manquillage dei poligoni sardi, il 23/24 ottobre nell’area addestrativa “A” della base di Teulada si era tenuto l’evento Island X Prix, quarto round di Extreme E, serie internazionale rally dedicata ai Suv elettrici: militare, sport ed ecologia per dare una nuova patina al Poligono più inquinato in Sardegna. Il primo Novembre alcune centinaia di militanti sono arrivati prima alla spiaggia prossima alla recinzione della base, dopodiché alcuni sono riusciti ad eludere la sorveglianza del cordone di polizia, entrare nella struttura militare, ed accendere dei fumogeni di segnalazione. La reazione violenta delle forze dell’ordine ha respinto poi i manifestanti, ma ancora una volta l’obiettivo di violare le strutture militari era stato raggiunto, sebbene in un giorno in cui non erano previste attività addestrative.

L’appuntamento del 19 dicembre al Poligono di Capo Frasca è stato accuratamente preparato da assemblee organizzative per tutto il mese di Novembre, ed è stato introdotto da una bellissima giornata di sole, dopo giorni di pioggia. Si tratta di una struttura utilizzata per l’addestramento al tiro dei piloti d’aereo, per cui la vera e propria area di tiro è circondata da un’area molto estesa volta a minimizzare i problemi in caso di errori, visto che a sparare sono spesso avieri che hanno utilizzato solo simulatori. Ed infatti ci sono stati svariati incidenti ed incendi.

Negli anni il Poligono è stato teatro di numerose manifestazioni, tra cui quella del 2014 in cui – complice anche la chiamata fatta dal quotidiano regionale “Unione Sarda” proprio dopo un grave incendio causato da un errore di tiro – ci fu il primo recente episodio di taglio delle reti ed invasione dell’area militare. Il Poligono è situato nel promontorio che chiude a sud il Golfo di Oristano, circondato da Lagune da un lato e da zone agricole dall’altro, occupa 14 km² , ma la rete di confine è lunga “solo” 3,5 km.

Un gruppo di compagni, arrivato all’ingresso della base alle 7,30 del mattino, ha cercato di occupare la strada che – attraversando una zona umida – costituisce la via di accesso all’ingresso della Base, ma le forze dell’ordine sopraggiunte poco dopo hanno chiuso la strada, isolandoli. Il corteo si è mosso verso le 11,30 andando nella direzione dell’ingresso alla Base, visto però l’imponente schieramento di forze che impediva l’accesso alla struttura e la difficoltà di attraversare la zona umida che la pioggia dei giorni precedenti aveva caricato d’acqua, dopo un fronteggiamento a distanza si è deciso di tornare verso il vicino centro abitato di Sant’Antonio di Santadi. Da li ci si è allora inoltrati attraverso strade bianche nella direzione della recinzione sud del Poligono, stranamente senza che l’elicottero, che fino a quel momento ci aveva controllato, seguisse i movimenti dei manifestanti.

Una volta arrivati alla rete, ancora una volta è stata violato il “limite invalicabile” e dall’interno della base sono partiti i fuochi d’artificio, che però sono stati anche avvertiti dai tutori dell’ordine. A quel punto è ricomparso l’elicottero, e al seguito anche i celerini… sono volati un po’ di lacrimogeni, ed in corteo si è ricompattato e si è difeso fino a riguadagnare il centro abitato senza ulteriori problemi.
Quella del 19 dicembre è stata senz’altro una azione puramente simbolica, visto che anche in questa occasione non vi erano esercitazioni in corso, ma costituisce una tappa di un percorso di ricostruzione di un fronte di opposizione alle strutture militari che – come spesso capita nei momenti di riflusso e di difficoltà – era andato dividendosi e indebolendosi. Indubbiamente l’effetto del processo è stato quello di rinsaldare le fila, la solidarietà, la percezione dell’ordine dei problemi, ma anche di percepire come agli occhi della magistratura gli oppositori siano indistintamente una entità da reprimere, non meritevole di ascolto sotto l’aspetto politico, ma leggibile unicamente nell’ottica della criminalizzazione. Quella contro le basi è una lotta di tanti soggetti, ognuno con i propri metodi e la propria impostazione; nel rispetto reciproco non vi è stata finora contraddizione tra praticare l’azione diretta e praticare la carta bollata: le sfide di fronte a noi sono enormi, e le buone giornate, come quella del 19 dicembre, aiutano a darci la fiducia nei nostri mezzi che ci serve per andare avanti.

Mo. Moti




Fonte: Anarresinfo.org