Marzo 30, 2021
Da Oltre Il Ponte
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Domenica 14 marzo nel carcere di Spini di Gardolo è morta, in circostanze ancora da chiarire, una ragazza di Bolzano di soli 28 anni. Si chiamava Ambra, ed era madre di due figli.

La notizia – come spesso accade quando si apprende di persone morte fra le mura dei penitenziari a meno che non ci siano delle rivolte di ma – è stata accolta nella pressoché generale indifferenza. Si sa solo che, secondo quanto riportato dalla testata online IlDolomiti, la Procura ha disposto gli accertamenti medico-legali di routine per capire ciò che è accaduto. Al di là di cosa possa emergere da tali “accertamenti” è evidente come la sua morte sia strutturale ad un’istituzione totale che – soprattutto in tempi di pandemia – fa esasperare contraddizioni e malessere di chi è detenuto e privato dei propri contatti diretti con amici e parenti. Sappiamo che Ambra veniva da una storia personale molto difficile e che nell’ultimo periodo era particolarmente depressa per la sua condizione. Una cosa non difficile da immaginare e comprendere, in un luogo di sofferenza dove ogni malessere viene “risolto” con abbondanti prescrizioni di psicofarmaci.

La sua carcerazione, così come la sua morte, sono la tragica dimostrazione di come il carcere sia un’istituzione riservata ai poveri, a chi non può permettersi avvocati di fiducia oppure a chi non ha una casa in cui eventualmente scontare la pena.

Secondo Ristretti orizzonti solo nel 2020 ci sono state 154 morti (mancate insufficienti cure, ecc.) nelle carceri italiane e 61 suicidi, il numero più alto dell’ultimo ventennio. Nel 2021 sono già 32 i morti e almeno 7 i suicidi.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare al sotto le mura del carcere di Spini di Gardolo per rompere il silenzio e l’indifferenza intorno alla morte di Ambra. Per ricordarla e per far sentire a chi soffre dietro le sbarre che non sono soli e sole. Perchè le morti in carcere non sono mai “casuali” o “naturali”.




Fonte: Oltreilponte.noblogs.org