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A giugno presenti 744 persone a fronte di una capienza di 500 posti, segnala Antigone nel rapporto di metà anno sulle condizioni detentive in Italia. Al momento del sopralluogo dell’associazione, nei mesi precedenti, il sovraffollamento era del 144,2%: la media degli altri istituti visitati era del 114,2%. Intanto, casi Covid nel personale: due reparti chiusi.

21 Agosto 2021 – 17:42

Non accenna a diminuire il sovraffollamento della Dozza: al 30 giugno erano presenti 744 detenute/i (tra cui 63 donne e 379 stranieri) contro i 706 del luglio dell’anno scorso, il tutto a fronte di una capienza regolamentare di 500 posti. Questi i dati segnalati dal rapporto di metà anno redatto dall’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Al momento della visita effettuata da Antigone all’interno del carcere (23 ottobre) le/i detenute/i erano 721 e quindi il tasso di sovraffollamento era del 144,2%: una percentuale molto più alta della media relativa a tutti gli istituti italiani visitati da Antigone nel 2020, pari al 114,2%. Sempre al momento della visita, “le persone detenute con condanna definitiva erano 500, seguite solo da sei educatori rispetto ai nove previsti in organico”, scrive Antigone, riferendo poi che “dall’inizio della pandemia due sono stati i decessi per Covid-19 a fronte di 13 casi di contagio registrati tra i detenuti dell’istituto. Le azioni di prevenzione volte al contenimento dei contagi comprendono molteplici misure, quali la predisposizione di sezioni dedicate all’isolamento sanitario, la sospensione di tutte le attività trattamentali collettive e la drastica riduzione dell’offerta scolastica-formativa. A tal proposito, è stato necessario riconsiderare la capienza delle aule, consentendo la partecipazione ai corsi di un numero ridotto di studenti, peraltro solo quando detenuti nella medesima sezione. Allo stato attuale, dunque, per molti detenuti non è garantito il diritto allo studio. I colloqui con i familiari si svolgono ad oggi in parte in presenza in parte via Skype. L’articolazione della salute mentale femminile (unica in Emilia-Romagna) è chiusa per ristrutturazione dei locali e le detenute che vi erano ristrette sono state trasferite in altre regioni. Al momento della visita era presente un bambino di sei mesi ristretto con la mamma nella sezione femminile, all’interno della quale abbiamo anche osservato episodi di forte disagio psichiatrico”.

Antigone segnala poi che “il reparto giudiziario è stato fortemente danneggiato durante la rivolta del 9/10 marzo 2020, ma ora tutti gli spazi sono stati resi nuovamente agibili (tranne un passeggio) e i muri sono stati imbiancati. Le problematiche legate al malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento paiono superate. Gli ambienti dell’area trattamentale sono curati e ben tenuti mentre le sezioni visitate sono apparse sporche e in condizioni degradate: le docce comuni nelle sezioni maschili sono poco arieggiate e le pareti sono visibilmente ricoperte di muffa. Le salette della socialità sono spoglie, osserviamo solo la presenza di alcuni tavoli e sedie tendenzialmente impilate all’ingresso, che spesso vengono utilizzate per stendere i panni. Il mobilio delle celle appare piuttosto vecchio e bisognoso di rinnovamento”, mentre “alcuni detenuti hanno lamentato la presenza di scarafaggi”.

Da fonti sindacali si è appreso in questi giorni, intanto, che tra il personale del carcere sono stati riscontrati alcuni casi di positività al Covid, con conseguente chiusura, in via precauzionale, di due interi reparti detentivi.




Fonte: Zic.it