Ottobre 27, 2021
Da Il Manifesto
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Il volo di una libellula a pelo d’acqua, forte e veloce nell’apparente leggerezza. Vive nel sorriso di una bimba, sfollata dalla nonna in campagna mentre la guerra infuria. Da grande farà la ballerina, il suo nome è Carla Fracci. Scena dal film Carla, presentato ieri al Teatro alla Scala, in onda su Rai 1 in prima serata il 5 dicembre, anticipato da una tre giorni in tutta Italia al cinema, dall’8 al 10 novembre. Protagonista Alessandra Mastronardi, regia Emanuele Imbucci. Coproduzione di Rai Fiction e Anele, girato tra Milano, Orvieto e lo stesso Teatro alla Scala che per Fracci è sempre stata casa, Carla viaggia sul filo delle emozioni.

ATTRAVERSA la vita dell’étoile scomparsa pochi mesi fa, dal suo punto di vista: i primi passi alla Scuola della Scala, la pazienza di essere certa che è il lavoro la chiave di tutto, la naturalezza di non negare mai le origini operaie, l’affetto palpabile con il padre tranviere (Pietro Ragusa) e con la madre Santina (Maria Amelia Monti), la storia d’amore, di una vita, con Beppe Menegatti (Stefano Rossi Giordani), che, commosso, ha dichiarato alla Scala: «sono tremendamente felice per Carla, avrebbe pianto di gioia».

IL REGISTA, gli attori, la produttrice Gloria Giorgianni, hanno ricordato Carla sul set, che, con il marito Menegatti e la fedele collaboratrice Luisa Graziadei, sono stati insostituibili consulenti del film, tratto dall’autobiografia dell’étoile Passo dopo passo. Mastronardi: «Quando ci siamo incontrate per la prima volta le ho chiesto quale messaggio volesse che uscisse dal film, mi ha risposto: la forza e la serietà della preparazione. Mi hanno insegnato come camminare, come muovermi, ho lavorato con Paul Chalmer, responsabile delle coreografie, e con Susanna Salvi (étoile dell’Opera di Roma), che è la mia controfigura, una simbiosi di due corpi per la signora Fracci».
Il film, per flashback, punta su alcuni episodi chiave: come Fracci fu scelta dalla direttrice della Scuola, Esmee Bulnès (Euridice Axen) per il famoso Le Spectre de la Rose del 1955, danzato alla Scala con Mario Pistoni (Gabriele Rossi) dopo la Sonnambula con Maria Callas, l’incontro con Luchino Visconti e con Menegatti, che di Visconti era l’assistente, la tournée internazionale di New York con Erik Bruhn, il diabolico Schiaccianoci danzato alla Scala con Rudolf Nureyev (Léo Dussolier, controfigura Giacomo Castellana dell’Opera di Roma) imparato in 5 giorni.
Tenacia di una donna fedele agli affetti, moderna nel non temere la maternità e i cambiamenti del corpo, un’artista forte come quella libellula amata nell’infanzia.




Fonte: Ilmanifesto.it